Riceviamo e pubblichiamo questa lettera scritta dalla presidente dell’Associazione Toscana Volontari della Libertà Simonetta Simonetti sull’81° anniversario dello scontro armato tra i patrioti del “Gruppo Valanga” con l’esercito tedesco presso la foce del Piglionico di Molazzana:
“Prendersi cura di un bene, di una persona, di altro che fa parte di noi è un modo speciale di contribuire al bene comune perché tutti ne avranno un sicuro beneficio. I luoghi parlano nel loro silenzio apparente, nella loro immobilità mandano messaggi alla mente e al cuore, evocano ricordi e riportano in vita ciò che non è mai veramente morto e, come sempre accade ognuno di noi ha un suo modo specifico e singolare di percepire voci, di rivivere ricordi e di provare emozioni.
Ogni qualvolta mi ritrovo davanti a una lapide, a un monumento, a un luogo che è stato testimone di vite perse non posso rimanere insensibile. Il mio pensiero va a quei giovani che con l’entusiasmo e l’ardore della loro età, hanno combattuto per la libertà contro i nazifascisti, senza indugiare. Ma penso anche al dolore dei familiari, penso alle loro vite interrotte, penso ai vuoti che hanno lasciato, e vorrei,Consolare e asciugare le lacrime delle madri, delle spose, stringere in un abbraccio chi rimase a ricordarne i volti, i nomi, questa fu la cruda realtà. Oggi continuiamo a ricordarli con gratitudine e affetto. E mai come oggi ci ritroviamo ad assistere ancora a guerre, a distruzioni, a negazioni della libertà, alla morte di innocenti.
Per tutto questo noi, come Associazione Toscana Volontari della Libertà, abbiamo continuato nel tempo a prenderci cura di queste preziose testimonianze storiche , abbiamo collaborato con i comuni e, nello specifico, con il comune di Molazzana contribuendo economicamente perchè anche questo fa parte del nostro dovere morale e dei nostri valori. Per tutto questo continuiamo a far conoscere la storia nelle scuole di ogni ordine e grado perché si sta correndo il rischio di assuefarci alla guerra, perché bisogna educare alla pace fin da piccoli, aiutare ad affrontare i conflitti, a elaborarli, a risolverli in modo che non siano dannosi.
Ritornando a quei giorni, come scriveva Calvino nel “sentiero dei nidi di ragno, c’era il bisogno immediato di scegliere e “Bastava un nulla, un passo falso, un impennamento dell’animo e ci si trovava dall’altra parte” e dopo l’otto settembre 1943 il tempo per decidere fu breve e acceleratissimo, tanti si ritrovarono a combattere trascinati dagli eventi, tanti avevano già un’idea chiara del mondo e della società futura ma non ci furono tentennamenti in quella scelta di liberare il paese da un nemico sempre più feroce e agguerrito. E allora mi chiedo se quei giovani sul Rovaio pensarono un attimo al loro futuro o se invece il forte desiderio di libertà li portò ad esporre la propria vita senza indugio né ripensamenti.
E senza indugio né ripensamenti fu il contributo delle donne alle formazioni partigiane e a tutti quei giovani che avevano scelto di combattere per la libertà. Un contributo essenziale che può a ragione essere definito partecipazione vera e propria che ebbe, a guerra finita, un velato e limitato riconoscimento. La mamma dell’Alpe, Mamma Viola rappresenta tutte le donne che si presero cura, sfamarono, vestirono, nascosero uomini e ragazzi senza nemmeno pensare per un attimo al rischio che correvano. “Pareva naturale” hanno raccontato molte di loro, e dove si mangiava in due si riusciva a mangiare in quattro o in molti di più con quella magia che le mamme sono in grado di fare. E riuscirono a creare nascondigli , a sorridere anche quando il cuore piangeva, a vedere in ogni ragazzo un figlio.
Gravi pericoli sta vivendo oggi la memoria storica, il flusso dei racconti di chi visse in prima persona quei tempi di guerra e di lotta resistenziale si stanno esaurendo e non sarà più la stessa cosa; la porta sul passato si sta chiudendo e una volta chiusa il pericolo di mistificarne i contenuti”.