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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Pirati senza cliché: viaggio tra miti, codici e ribellioni reali

È iniziato tutto anni fa, a Stoccolma, in un museo vichingo pieno di elmi senza corna (sì, vi hanno mentito anche lì). Ero con la mia fedele compagna di avventure, a zonzo tra saghe nordiche e reperti che odoravano di legno antico e mare ghiacciato. Mi ricordo che, tra una spada arrugginita e una ricostruzione animata, mi sono chiesta: “Ma quindi, i vichinghi erano i pirati del nord?” Da lì, la fissa.

Certo, poi ci sono stati Peter Pan, I Pirati dei Caraibi e quella dannata fascinazione collettiva per i cattivi col cuore tenero e l’eyeliner impeccabile. Ma la curiosità vera – quella che pizzica – è tornata prepotente grazie a una mostra incredibile: “Pirates”, in corso al National Maritime Museum di Greenwich fino a gennaio 2026.

Spoiler: non ci sono pappagalli, ma esci con un carico di domande e nuove verità che ti ribaltano la barca. Codici, votazioni e (quasi) sindacati del mare… Pensate che i pirati fossero solo furfanti sbandati, ognuno per sé e Dio per nessuno? Macché. I pirati avevano regole scritte, codici condivisi, e votavano il capitano. Il bottino si divideva secondo quote prestabilite, tipo Excel ma con le sciabole. C’erano pure le assicurazioni: perdevi un braccio? Ti spettava un risarcimento in oro. Mica pizza e fichi.

Altro che caos: era una democrazia galleggiante, e spesso più giusta delle marine ufficiali, dove il sopruso era la norma e i marinai valevano meno del biscotto marcio che avevano in tasca.

In tutto ciò le donne? Anne & Mary: pirate da copertina. Poi arrivano loro, le mie eroine: Anne Bonny e Mary Read. Donne travestite da uomini per imbarcarsi e sfuggire ai limiti imposti dal genere. Ma non erano lì a passare inosservate — erano temute, rispettate e incazzate. Hanno combattuto, comandato, bestemmiato e brindato. Altro che “la dama aspetta sulla riva”. E non dimentichiamoci Ching Shih, l’imperatrice pirata cinese che comandava 70.000 uomini. Leggi bene: settantamila. Una flotta intera. Le sue regole erano più ferree del codice civile. Spoiler: ha pure ottenuto la pensione. Regina assoluta.

Cinema 0 – Archivio 1. Ecco dove la mostra fa il colpo da maestro: ti smonta ogni fantasia da blockbuster.

  • Le mappe col tesoro? Fake news.
  • Il teschio sulla bandiera? Più intimidazione teatrale che identità reale.
  • Il pirata solitario col bicchiere di rum e la coscienza sporca? Dai, era un team sport. Altro che eroe maledetto.

La verità è che molti pirati erano ex schiavi, disertori, poveracci esasperati. E a volte, la pirateria era l’unico modo per riscrivere le regole di un mondo marcio. La dura vita in mare (ma con il tamburello).

Ma attenzione: non era mica tutto bottini e baldoria. Vivere in mare voleva dire malattie, pidocchi, denti che cadevano, fame, e la noia più nera. Eppure, la musica risuonava. C’erano strumenti a bordo, si cantava, si rideva, si bestemmiava. Perché se vivi a pochi metri da altri uomini armati, o si crea un minimo di armonia, o finisce a sciabolate al secondo giorno di bonaccia.

La pirateria non è morta, ha cambiato vela. E no, non è finita lì. La pirateria esiste ancora oggi — solo che ora si chiama cyberattacco, sequestro cargo, ransomware. Non ci sono bandiere nere ma schermi neri, non sciabole ma tastiere. Ci sono intere aree del globo dove le navi vengono ancora abbordate, e interi settori industriali che navigano in acque minate — virtuali ma pericolosissime. I pirati di oggi non hanno una gamba di legno, ma forse ti stanno bucando la carta di credito mentre leggi questo articolo.

Quando esci… sei un po’ cambiata. Esco dal museo sotto una pioggerella gentile, e per un attimo mi sembra di avere un cappello a tricorno in testa. Sorrido. Perché adesso lo so: i veri pirati non erano eroi, ma nemmeno mostri. Erano esseri umani che, nel caos del mare, avevano inventato una nuova forma di società. Rozza, imperfetta, ma più giusta di quanto immaginiamo.

E se oggi vi sentite un po’ fuorilegge, ribelli o stanchi del sistema… forse, sotto sotto, avete un’anima da pirata anche voi.

Tre cose che (forse) non sapevi sui pirati:

  1. Non dicevano “Arrr”!
    Quel famoso “Arrr!” viene in realtà da un film del 1950 (L’isola del tesoro) con l’attore Robert Newton, che usò un accento della Cornovaglia particolarmente… espressivo. Da lì, è entrato nella cultura pop. Ma storicamente? Mai documentato.

2. Avevano ferie e risarcimenti.
Alcuni codici pirata prevedevano giorni di riposo, turni di lavoro equi e persino indennità per infortuni. Una gamba persa poteva valere 500 pezzi d’oro. Altro che benefit aziendali.

3. Alcuni pirati erano… ex nobili o ufficiali.
Non erano tutti “uomini dei bassifondi”. Molti pirati celebri avevano un passato rispettabile: Sir Francis Drake, per esempio, fu anche un cavaliere della Corona inglese. Altri disertarono dalle flotte ufficiali per vendetta o sopravvivenza.

Siamo giunti alla fine di questa puntata e come salutano i pirati,

Ahoy!

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

Josette Sedami Agbo

“Mi chiamo Josette Sedami Agbo, Josy, e sono originaria del Benin. Per molti anni ho vissuto ed ho lavorato in Valle del Serchio. Un anno e mezzo fa mi sono trasferita a Londra assieme al mio compagno, Marco, di Pieve Fosciana. Sono appassionata di viaggi, musica e cucina. Mi piace l’arte: oltre a frequentare mostre, mi diletto nel realizzare quadri con la tecnica della pirografia. Sono una persona sensibile, curiosa e creativa. Parlo, oltre all’italiano, anche il fon – ovvero la lingua del mio paese di origine -, l’inglese e il francese. Su La Gazzetta del Serchio ho già curato la rubrica “Scusi, posso assaggiare?“.

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