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Redazione
ANNO XIVmartedì 14 Luglio 2026
borgo a mozzano

Quando l’inclusione era una scommessa: la storia che continua a vivere a Corsagna

Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché hanno saputo anticipare i tempi. Quella della Misericordia di Corsagna è una di queste.

Era il 2004 quando venne inaugurato il Centro Sportivo San Michele; pochi immaginavano che quel luogo sarebbe diventato il punto di partenza di un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo nella cultura dell’inclusione della Valle del Serchio.

In quegli anni quasi nessuno parlava di inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Ancora meno si parlava di ristorazione sociale o di agricoltura sociale come strumenti per valorizzare capacità, talenti e autonomia, eppure la Misericordia di Corsagna scelse di percorrere questa strada.

Nacquero così esperienze innovative come il bar e la pizzeria sociale “Mani in Pasta”, i progetti di agricoltura sociale, la produzione del vino con “Il Poderino” e altre attività che coinvolsero direttamente ragazze e ragazzi con disabilità, non come semplici destinatari di assistenza, ma come protagonisti.

Sono trascorsi oltre vent’anni e alcuni di quei ragazzi continuano ancora oggi a frequentare queste attività. Giovanni, Nicola, Marco, Vito, Samantha e Giacomo rappresentano il volto più autentico di quel progetto. Con il loro impegno quotidiano dimostrano che l’inclusione non è una teoria, ma una realtà costruita giorno dopo giorno.

Tra tutte le testimonianze, quella di Giovanni Mocci racconta meglio di qualsiasi discorso il significato di questo cammino. «Mi sento bene. Mi sento utile. Quando riesco a fare un lavoro e vedo che viene bene sono contento.» E ancora: «A Corsagna mi sento a casa, perché mi hanno accolto con amore.» Sono parole semplici, ma racchiudono il senso più profondo di oltre vent’anni di lavoro. Dietro queste frasi ci sono volontari, educatori, famiglie e un’intera comunità che ha creduto nelle persone prima ancora che nei progetti.

Naturalmente non è stato tutto facile, le esperienze di questo tipo richiedono sacrificio, competenze, risorse economiche e una continua capacità di coinvolgere la comunità. Molte iniziative si sono trasformate nel tempo, altre hanno incontrato difficoltà, ma tutte hanno lasciato un’eredità importante.

Oggi si parla sempre più spesso di inclusione lavorativa e di agricoltura sociale. È una buona notizia, ma è altrettanto doveroso ricordare che a Corsagna, quando questi temi erano ancora poco conosciuti, qualcuno aveva già avuto il coraggio di credere che ogni persona, indipendentemente dalla propria disabilità, potesse diventare una risorsa per la comunità.

Il risultato più bello non è soltanto quello che è stato costruito, ma ciò che continua a vivere negli occhi e nelle parole di questi ragazzi. Perché l’inclusione vera nasce quando una persona può dire, con semplicità e sincerità: «Qui mi sento a casa. Qui mi hanno accolto con amore.»

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