Una serata partecipata e ricca di emozione quella che si è svolta ieri, 4 luglio, nel suggestivo giardino della Fondazione Ricci, dove è stato presentato il volume “San Rocco Pellegrino. Agiografia, culto e iconografia del santo taumaturgo in Toscana e a Barga”, opera nata dal lavoro di tesi di laurea della giovane studiosa Silvia Cecchini.
L’iniziativa ha richiamato numerosi appassionati di storia locale, arte e tradizioni religiose, confermando l’interesse che ancora oggi suscita una figura profondamente radicata nella memoria collettiva del territorio come quella di San Rocco.
La presentazione è stata curata da Sara Moscardini e da Leonardo Umberto Conti Marchetti, che ha illustrato il contenuto del volume accompagnando il pubblico in un percorso tra ricerca storica, devozione popolare e patrimonio artistico. Nel corso della serata è stato inoltre ricordato Emilio Lammari, indicato come una delle principali fonti di ispirazione per gli studi storici dell’autrice.
Presenti anche Cristiana Ricci, presidente della fondazione, e Gaetanina Napolitano, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Barga. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Caterina Salvi della Fondazione Ricci per il lavoro di impaginazione del volume.
L’opera, patrocinata da Unitre Barga, Istituto storico lucchese – sez. di Barga e Fondazione Ricci, ha ricevuto il contributo della Fondazione cassa di risparmio di Lucca ed è stata riconosciuta dal Ministero della cultura come pubblicazione di alto valore scientifico.
Il libro si sviluppa attraverso tre capitoli che accompagnano il lettore dal quadro generale fino alla realtà bargana. Nel primo viene approfondita l’agiografia di San Rocco, ripercorrendone la vita e la straordinaria diffusione del culto. Nato in Francia nel XIV secolo, abbandonò tutti i suoi averi dopo la morte dei genitori per intraprendere un pellegrinaggio verso Roma. La sua figura divenne ben presto simbolo di carità e speranza grazie all’assistenza prestata agli appestati e ai numerosi episodi miracolosi attribuiti alla sua intercessione.
Proprio la peste rappresenta uno degli elementi centrali della sua iconografia. San Rocco è infatti raffigurato come pellegrino, con mantello, bastone e stivali, ma soprattutto con la caratteristica piaga sulla gamba, segno della malattia che colpì anche lui. Un aspetto che contribuì a renderlo particolarmente vicino ai fedeli: il santo che aveva guarito gli altri si ammalò a sua volta, riuscendo però a guarire miracolosamente. Una vicenda che alimentò la devozione popolare e la speranza di chi si affidava alla sua protezione.
Il secondo capitolo si concentra invece sulla diffusione del culto a Barga, dove la devozione verso San Rocco è documentata fin dal 1479. Proprio a Barga venne istituita la tradizionale festa del 16 agosto, ancora oggi particolarmente sentita dalla comunità.
L’ultima parte del volume è dedicata all’iconografia di San Rocco nel territorio barghigiano e alle opere che ne testimoniano la presenza. Tra queste la chiesa a lui dedicata e due importanti opere conservate nel Duomo: la tavola raffigurante San Rocco, San Giuseppe e Sant’Arsenio e la terracotta con la Vergine in trono con San Rocco e San Sebastiano, preziose testimonianze artistiche della devozione locale.
La serata si è conclusa tra applausi e apprezzamenti per il lavoro svolto da Silvia Cecchini, capace di trasformare una ricerca accademica in un volume che unisce rigore scientifico, valorizzazione del patrimonio culturale e attenzione alle radici storiche della comunità. Un contributo importante per approfondire la conoscenza di una delle figure più amate della tradizione religiosa e artistica del territorio.




