Si è conclusa oggi, martedì 6 ottobre, con una solenne concelebrazione alle ore 18 nella Cattedrale di Lucca, la Visita pastorale dell’arcivescovo Paolo Giulietti nella Diocesi di Lucca.
L’appuntamento ha segnato il traguardo di un percorso avviato nell’autunno del 2023 per verificare e rilanciare il cammino delle 33 Comunità parrocchiali e delle Chiese-nella-città di Lucca e Viareggio.
La liturgia è stata presieduta dall’Arcivescovo che ha consegnato alla comunità la Lettera pastorale «La città dalle 12 porte», consultabile nella sua interezza su www.diocesilucca.it.
Ecco la sintesi dei punti essenziali:
Una città con dodici porte
L’Arcivescovo, nella lettera, utilizza l’immagine biblica della Nuova Gerusalemme dell’Apocalisse – una città immensa, splendida e con dodici porte sempre aperte – per descrivere l’idea di una Chiesa accogliente, inclusiva e aperta a tutti. Richiamando la visione «poliedrica» promossa da papa Francesco, la Chiesa viene intesa come un insieme armonico di facce diverse, in antitesi a una concezione rigidamente «sferica» e uniforme. La diocesi lucchese rispecchia già questa pluralità, tuttavia occorre ancora impegnarsi superando chiusure spirituali e inefficienze pastorali.
L’urgenza della missione
In linea con il Sinodo universale e il Cammino sinodale italiano, fedele al Sinodo diocesano degli anni ‘90, la Diocesi di Lucca assume la missionarietà come criterio fondamentale per il proprio rinnovamento. L’invito è quello di superare una logica di mera conservazione o pura gestione per costituirsi «in stato permanente di missione». La missione si articola in due binari complementari: la trasmissione della fede (ad intra), rivolta all’educazione cristiana delle nuove generazioni, e il primo annuncio (ad extra), pensato per chi si è allontanato o non appartiene alla comunità dei battezzati.
Il progetto «Otri nuovi» per le giovani generazioni
Ispirato alla metafora evangelica dei recipienti adatti a contenere il vino nuovo, il progetto diocesano Otri nuovi ridefinisce la prassi catechistica e la pastorale giovanile. L’Arcivescovo rileva come la mancanza di contenitori educativi adeguati provochi una costante emorragia di bambini, ragazzi e giovani. Diventare «otri nuovi» significa trasformare le comunità parrocchiali in soggetti educativi capaci di coinvolgersi direttamente, proponendo ai giovani esperienze concrete di vita cristiana ed evitando lo scoraggiamento degli educatori, specie nelle aree colpite da spopolamento e invecchiamento.
Il progetto «Seminare» per il primo annuncio
A fronte di una riscontrata debolezza nell’apertura all’esterno delle realtà ecclesiali, la Diocesi lancerà il progetto Seminare, ispirato alla parabola del seminatore. L’obiettivo è riorientare in senso missionario l’intera vita comunitaria, confidando nella forza intrinseca della Parola piuttosto che in calcoli preventivi sulla bontà del terreno. Seminare fungerà da criterio ispiratore per accrescere la capacità di annuncio delle attività ordinarie, formare gli operatori, approntare percorsi di «ricominciamento» per gli adulti e valorizzare ambiti come la carità, l’insegnamento della religione nelle scuole, la cultura e la comunicazione.
Una nuova forma per la Chiesa: le grandi Comunità parrocchiali
La parrocchia tradizionale, specialmente se frammentata in realtà piccolissime, non possiede più le risorse necessarie per compiere un’efficace azione evangelizzatrice, rischiando di scivolare nel folklore o in logiche puramente campanilistiche e clericali. Per superare questa stagnazione, la diocesi adotta un modello basato su parrocchie estese e comunità parrocchiali che uniscono più realtà territoriali, articolate in tre livelli: Centri eucaristico-pastorali: il cuore pulsante del territorio, dotati di strutture idonee dove si celebrano le messe festive principali e il Triduo pasquale, si svolge la formazione, si coordina la Caritas e risiedono i sacerdoti. Chiese: le comunità minori di paese, animate da una «équipe di prossimità» laicale che ne assicura la gestione ordinaria, la manutenzione degli immobili e le manifestazioni di pietà popolare, e dove il parroco celebra nei giorni feriali. Centri eucaristici: chiese selezionate per la celebrazione delle messe festive in base a specifiche esigenze logistiche o demografiche. L’Arcivescovo, nella lettera, chiarisce che tale ristrutturazione non prevede la chiusura delle chiese o l’abbandono delle piccole comunità, bensì rappresenta l’unica opportunità concreta per stimolare le realtà locali e garantire un futuro alla presenza cristiana nei piccoli centri. Inoltre tale strada è stata già predisposta nel piano pastorale triennale che ognuna delle oltre 30 Comunità parrocchiali ha elaborato in seguito alla Visita pastorale.
Riforma spirituale e invocazione dello Spirito
Il cammino di riforma ecclesiale viene accostato al recente e meticoloso restauro del Volto Santo, il cui ritorno alla genuina ispirazione originaria simboleggia la necessità per la Chiesa di liberarsi dalle incrostazioni del tempo per tornare all’essenziale evangelico. Memore dei 300 anni dell’erezione ad Arcidiocesi, la comunità lucchese è chiamata ad affrontare i mutamenti senza paura. La lettera si conclude ricordando che la Chiesa non vive di sforzi umani ma per grazia; spetta quindi ai fedeli invocare e accogliere con docilità il dono dello Spirito Santo per sostenere il proprio mandato missionario.