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Redazione
ANNO XIVlunedì 14 Settembre 2026
intervento

Spreco alimentare, la proposta di Confcooperative Toscana: “Serve una normativa regionale ad hoc”

“A dieci anni dalla legge contro lo spreco alimentare è arrivato il momento di aprire una nuova fase, aggiornando le norme nazionali alla luce delle esperienze maturate e dei cambiamenti intervenuti nella filiera agroalimentare. E crediamo che anche la Regione debba fare la propria parte, dotandosi di una legge specificamente dedicata alla prevenzione e al contrasto dello spreco alimentare”.

A dirlo è stato Alberto Grilli, presidente di Confcooperative Toscana, durante l’iniziativa “La Toscana non (si) butta via. Dieci anni dalla legge contro lo spreco alimentare: risultati, ricerca e buone pratiche”, promossa al Fuligno di Firenze dall’associazione che riunisce oltre 500 cooperative toscane.

L’incontro ha rappresentato un momento di confronto sulla legge 166, approvata dieci anni fa esatti (14 settembre 2016) grazie all’iniziativa della deputata Maria Chiara Gadda, presente al Fuligno. Insieme a lei, la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi, il fondatore di Last Minute Market e direttore scientifico dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero Andrea Segrè, la professoressa Francesca Galli dell’Università di Pisa, Fiamma Tofanari del Consiglio del Cibo di Livorno, il presidente del Banco Alimentare della Toscana Leonardo Berni e il direttore area vendita Toscana Conad Nord Ovest Massimo Masi. Il direttore delle relazioni esterne di Unicoop Claudio Vanni e Gennaro Giliberti dell’Accademia dei Georgofili hanno mandato un video-saluto. A concludere i lavori è stato Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca.

“La legge 166 – ha detto Grilli – ha avuto un merito fondamentale: ha cambiato il paradigma, facendo diventare il recupero delle eccedenze una pratica strutturata e riconoscendo il valore sociale di ciò che altrimenti sarebbe diventato spreco. Dopo dieci anni, però, abbiamo più esperienza e più conoscenze e possiamo capire meglio dove intervenire. Per questo riteniamo necessario verificare e aggiornare gli strumenti previsti dalla normativa nazionale”.

“Recuperare ciò che avanza è fondamentale, ma dobbiamo intervenire prima che l’eccedenza si produca, comprendendo dove e perché si generano le perdite lungo la filiera. Allo stesso tempo – ha continuato il presidente di Confcooperative Toscana – bisogna rendere più sostenibile ed efficace il sistema del recupero, affrontando anche questioni molto concrete come la logistica, i trasporti e i costi necessari per raccogliere e redistribuire le eccedenze”.

“La Toscana ha una rete importante di esperienze e competenze che non deve essere dispersa. Banco Alimentare, Caritas, grande distribuzione, mondo agricolo e agroalimentare lavorano ogni giorno per recuperare alimenti ancora consumabili e trasformarli in una risorsa. Una legge regionale ad hoc – ha sottolineato Grilli – potrebbe mettere a sistema questo patrimonio, favorire il coordinamento tra i diversi soggetti e sostenere ulteriormente la prevenzione, il recupero e la redistribuzione”.

“A dieci anni dalla legge 166 – ha detto la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi – la sfida contro lo spreco alimentare resta più attuale che mai. Dobbiamo continuare a prevenire gli sprechi, recuperare le eccedenze e redistribuirle a chi ne ha bisogno, mettendo in connessione istituzioni, imprese, terzo settore e mondo della ricerca. La Toscana ha costruito in questi anni una rete importante: ora dobbiamo trasformare questa esperienza in una politica sempre più strutturale, capace di unire sostenibilità, valorizzazione delle risorse e contrasto alla povertà alimentare. L’obiettivo è fare in modo che il recupero delle eccedenze diventi sempre più parte integrante delle politiche agricole, sociali e ambientali della nostra regione”.

“La Legge Gadda – ha evidenziato Raffaele Drei, presidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca – ha avuto il grande merito di mettere ordine ad un sistema già esistente di pratiche di recupero, regolato da norme frammentate o complesse da applicare, rendendo di fatto più facile recuperare e donare. Il bilancio a distanza di 10 anni è sicuramente positivo: la cooperazione agroalimentare è stata tra i soggetti che più hanno contribuito a tradurre in pratica gli obiettivi della Legge: secondo le ultime rilevazioni di uno studio di Confcooperative, le imprese cooperative negli ultimi dieci anni hanno ridotto del 30% gli sprechi nelle fasi produttive, valorizzando le eccedenze attraverso la trasformazione industriale, il riuso e la redistribuzione sociale, in piena coerenza con lo spirito della Legge. In particolare nel comparto ortofrutticolo, le cooperative e i consorzi spiccano come le realtà più attive nella donazione delle eccedenze”.

“La legge 166 è ancora più attuale oggi di dieci anni fa – ha sottolineato Maria Chiara Gadda, deputata e promotrice della legge contro lo spreco alimentare – perché nel frattempo sono cresciuti i bisogni sociali e, allo stesso tempo, si è rafforzata una rete del Terzo settore capace di trasformare le eccedenze in una risorsa per le persone e per le comunità. E la legge continua a evolversi: con l’ultima modifica approvata nell’agosto di quest’anno sono state ricomprese anche piante e fiori, dimostrando che la lotta allo spreco non riguarda soltanto il cibo, ma può estendersi a beni della quotidianità che, invece di diventare rifiuti, possono essere recuperati e trovare nuovo valore nella solidarietà sociale. In questi dieci anni abbiamo visto che i progetti di rete funzionano, ma ci sono ancora colli di bottiglia da affrontare, a partire dalla logistica: celle frigorifere, mezzi, contenitori e costi di trasporto sono indispensabili per garantire che ciò che viene donato mantenga qualità e dignità. La legge 166 e tutte le sue integrazioni sono state votate all’unanimità dal Parlamento: per questo mi aspetto che nella prossima legge di bilancio si approvi la mia proposta, sostenendo concretamente chi dona e chi recupera e rafforzando una rete capace di trasformare ciò che rischia di diventare rifiuto in una risorsa per le persone e per le comunità”.

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