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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Sunday roast: cronache di una domenica inglese

La domenica, più o meno ovunque nel mondo, è il giorno in cui si rallenta. Si mangia insieme, ci si prende tempo, si fa finta che il lunedì non esista. In Inghilterra questo momento ha un nome preciso e una forma riconoscibile: Sunday roast.

Non è solo un piatto, è un rito. E come tutti i riti, divide. Soprattutto noi italiani.

Il Sunday roast nasce come piatto pratico, non romantico. Le famiglie mettevano la carne a cuocere lentamente prima di andare in chiesa e la ritrovavano pronta al ritorno. Quello che avanzava non si buttava: diventava ripieno per sandwich, pies, piatti del lunedì. Qui l’arrosto non è nostalgia, è organizzazione. Nessuna celebrazione infinita, nessun “vediamo cosa viene dopo”. Una cosa sola, fatta bene.

Negli anni questo pranzo domestico è uscito dalle cucine ed è entrato nei pub, diventando una vera istituzione domenicale. Oggi a Londra “andare a fare il roast” è un appuntamento fisso, quasi come da noi il pranzo dalla nonna. Con una differenza sostanziale: dura molto meno.

Abbiamo provato due Sunday roast molto diversi tra loro. Il primo, più classico, in stile pub inglese: onesto, ma con qualche limite. La carne un po’ duretta, il pollo troppo asciutto — e per quanto il gravy faccia miracoli, quando il pollo è stopposo c’è poco da fare. È il rischio dei roast più tradizionali: rispettano la forma, ma a volte dimenticano il piacere.

Il secondo era tutt’altra storia. Una versione più “mediterranea”, quasi un asado domenicale. Carne tenerissima, con quel sapore arrostito che sa di brace, di griglia fatta come si deve. Abbiamo mangiato un controfiletto che ricordava certi pranzi lunghi, quelli buoni. Verdure ben trattate, patate fatte come si deve, pane con pomodoro, salse diverse — aioli, una salsa di pomodoro più concentrata, gravy per la carne. L’unica nota stonata: il cavolo un po’ troppo bruciacchiato fuori, anche se morbido dentro. Ma nel complesso, una versione che parlava una lingua più vicina alla nostra.

Perché sì, il Sunday roast non è tutto uguale. I migliori si riconoscono da alcuni dettagli fondamentali: la qualità della carne (manzo, agnello, pollo), lo Yorkshire pudding — che deve essere croccante fuori e soffice dentro —, la profondità del gravy, le verdure fresche e non stracotte, e l’atmosfera del locale. Pub tradizionale o ristorante elegante, porzioni abbondanti o più curate. Alcuni eccellono nelle versioni vegane, altri puntano su tagli stagionali, altri ancora sulla quantità, che qui non è mai un peccato.

C’è anche una regola non scritta che pochi spiegano: se arrivi dopo le tre del pomeriggio, sei già in ritardo. Nei posti buoni il roast finisce. Yorkshire pudding compreso. Se senti dire “sorry, we’ve run out”, non è una scusa: è davvero finito. La domenica inglese non si allunga, si rispetta.

Ed è forse questo il punto che spiazza noi italiani.

Perché il nostro pranzo domenicale è un racconto lungo. Lasagne, cannelloni, ravioli, arrosti. Sì, insomma, molto leggeri. Noi andiamo di sostanza, di tavola che scricchiola, di piatti che arrivano a ondate. Qui invece il concetto è: una cosa sola, ben fatta, e poi semmai una pinta. Meno capitoli, stesso finale: alzarsi dal tavolo pieni.

Il Sunday roast non ha un primo. Al massimo qualche antipasto, giusto per non arrivare impreparati. Il piatto principale è la carne, accompagnata da verdure e patate. Fine. Nessun bis obbligatorio, nessun “tanto ormai siamo qui”.

Forse è per questo che divide tanto noi italiani. Non è una festa, non è una maratona, non è un pranzo che dura fino a sera. È una pausa netta. Un momento preciso della giornata che inizia e finisce. Senza digestivo, senza drammi.

E alla fine, anche se ci manca un piatto di pasta, bisogna ammetterlo: funziona.
Perché in fondo il Sunday roast racconta molto di questo Paese. Poco romanticismo, molta concretezza. Una tradizione che non ha bisogno di esagerare per sentirsi tale.

E se poi, tornando a casa, ti viene voglia di una lasagna… nessuno ti giudica.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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