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Redazione
ANNO XIVmartedì 27 Ottobre 2026
fosciandora

Tracce di emigrazione garfagnina a Birmingham: la storia dei Panicali di Treppignana

Quante storie di emigrazione attendono ancora di essere scoperte e raccontate in Garfagnana? La risposta è: moltissime. Ed è proprio con questo spirito che il Ministero degli Esteri ha proclamato il 2024 “Anno delle radici italiane nel mondo”, un progetto ambizioso volto a ricostruire i legami tra l’Italia e i suoi milioni di discendenti sparsi per il globo — stimati tra i 60 e gli 80 milioni.

Molti di loro, oggi anche di terza o quarta generazione, sono mossi dal desiderio di riscoprire le proprie origini, di ritrovare i luoghi da cui partì la storia della loro famiglia. Spesso è il cognome a fare da bussola, altre volte è il cuore. E grazie al web, le richieste di aiuto per ricostruire alberi genealogici e percorsi migratori arrivano sempre più numerose anche in Garfagnana.

Ma non sempre è la ricerca intenzionale a portare alla luce nuove storie. A volte è il caso, o meglio, la curiosità. Durante una recente visita all’Università di Birmingham, ho colto l’occasione per esplorare ciò che resta dell’antico quartiere italiano della città — un luogo che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, accolse numerosi garfagnini in cerca di lavoro e fortuna.

Proprio lì, grazie a una ricerca condotta dall’Università di Glasgow, ho rinvenuto un riferimento sorprendente: la famiglia Panicali di Treppignana, frazione di Fosciandora. Una stirpe antica, il cui stemma scolpito nella pietra è ancora visibile su alcune abitazioni del borgo. Nel 1890, i fratelli Umiliano (1859–1917) e Guglielmo Panicali fondarono la “Panicali Brothers”, un’impresa di figurinai che si affermò a Birmingham con diverse sedi, tra cui una in Moor Street, nel cuore del quartiere italiano, a pochi passi dalla chiesa cattolica di Saint Michael.

Quella chiesa conserva ancora oggi statue e bassorilievi realizzati dalla ditta dei Panicali, testimonianza tangibile dell’arte e della devozione portate dalla Garfagnana in terra inglese. L’azienda impiegava numerosi operai e venditori, tutti con radici garfagnine: Guazzelli, Moscardini, Vannucci, Biagioni, Peranzi, Pucci — nomi che emergono dagli archivi cittadini come frammenti di una diaspora silenziosa ma operosa.

Sfogliando i volumi della Biblioteca comunale di Birmingham, ho trovato un’ulteriore traccia: l’ordinazione sacerdotale del vescovo di Glasgow, monsignor Mario Conti (1934–2022), la cui madre, Quintilia Panicali, apparteneva proprio alla famiglia originaria di Treppignana. Un legame che attraversa generazioni e confini, e che ci ricorda quanto sia profondo il radicamento garfagnino nel mondo.

Queste storie, insieme alle tante richieste che giungono dall’estero, ci invitano a riflettere sull’importanza della memoria e degli archivi locali. Investire nella loro conservazione e valorizzazione non è solo un atto di tutela culturale, ma un ponte verso il futuro — per permettere ai discendenti dei garfagnini di ritrovare le proprie radici e, con esse, un pezzo di sé.

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