Vi voglio raccontare nuovamente di Springsteen. Bruce Springsteen. Tutti i giornali, i social e i tg ne hanno parlato ampiamente e, certamente, non riesco a non parlarne anche io perché sono una sua grande fan. E poi ho già raccontato i suoi concerti quest’estate: leggi qui e qui.
In tutti i suoi 16 show del 2025 del suo tour intitolato “Land Hope and Dream”, come un suo celebre brano (tra i più significativi), ha cercato di spiegare il suo punto di vista sulla situazione degli USA in questo momento storico, con il presidente – Donald Trump – che si crede un re (ma anche qualcosa di più, dico io) raccontando in modo molto esplicito il suo malessere e in suo disappunto contro la distruzione della democrazia americana vecchia di almeno 250 anni: “A casa mia, l’America che amo, l’America di cui ho scritto, che è stata un faro di speranza e libertà per 250 anni, è attualmente nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice. Stasera chiediamo a tutti coloro che credono nella democrazia e nel meglio della nostra esperienza americana di sollevarsi con noi, di alzare la voce contro l’autoritarismo e di far risuonare la libertà…” E ancora: “In America stanno perseguitando le persone per aver usato il loro diritto alla libertà di parola e per aver espresso il loro dissenso…” Infine: “Nel mio Paese stanno provando un piacere sadico nel dolore che infliggono ai leali lavoratori americani“.
Queste parole forti, perché fossero chiare a tutti, le ha tradotte nella lingua dei vari paesi che ha toccato: italiano francese, ceco, tedesco ecc.
Il suo rancore con il presidente non è recente. Nel 2020, e anche prima, aveva speso parole molto negative su di lui e fatto quasi una campagna contro la sua rielezione. Dedicato a lui, in senso negativo, aveva pubblicato il brano “Rainmaker” nel suo album “Letter to you” nell’ottobre del 2020.
Il suo astio deve essere cresciuto parecchio, con il tempo, se ha poi pubblicato il brano “Streets of Minneapolis”, scritto il 24 gennaio di quest’anno, scatenato dall’omicidio di Alex Pretti – avvenuto proprio in quel giorno – che era a terra e che aveva brandito solo il suo cellulare, pubblicata molto in fretta il 28.
Alcuni giorni prima tutti erano rimasti scioccati dall’uccisione di Renee Good (il 7 gennaio) nella sua auto, dopo che aveva sorriso in modo conciliante al suo assassino. I due omicidi sono legati alla situazione di guerriglia generata da parte dei gruppi militari legati alla presidenza (ICE e DHS) che cercano di individuare tutti gli immigrati senza documenti, presenti in molte città USA, anche senza aver commesso reati, in particolare in quelle governate dai democratici, come Minneapolis.
I due, Alex e Renee, come molte altre persone, stavano cercando di contrastare questi rastrellamenti e di documentare con dei video – cosa che è permessa dalle leggi USA – fischiando per avvisare della presenza di milizie. Alex, inoltre, era munito di una pistola, che gli è stata sequestrata prima di ucciderlo: anche questa cosa, il possesso di armi, è ampiamente permessa dalle leggi Usa, in particolare dal secondo emendamento che può essere tradotto così: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto“.
Emendamento che serve, probabilmente, proprio a contrastare situazioni come queste. Chi è in alto si è addirittura scagliato contro la possibilità di detenere armi, figuriamoci se poteva farlo! Proprio lui che, insieme ai repubblicani del suo partito, non si può esprimere in tal senso: il possesso delle armi è sempre stato un loro cavallo di battaglia, anche di fronte a situazioni gravi o stragi che sono accadute varie volte negli Usa.
Insomma, Springsteen ha scritto questo brano con parole molto dure:
“…Oh, nostra Minneapolis, sento la tua voce/
cantare attraverso la nebbia insanguinata./
Prenderemo posizione per questa terra/
e per lo straniero in mezzo a noi./
Qui, a casa nostra, hanno ucciso e vagato/
nell’inverno del ’26./
Ricorderemo i nomi di chi è morto/
per le strade di Minneapolis…/
Gli sgherri federali di Tr…. l’hanno picchiato/
al volto e al petto./
Poi abbiamo sentito gli spari/
e Alex Pretti giaceva nella neve, morto./
Hanno parlato di legittima difesa, signore,/
ma non credete ai vostri occhi./
Sono il nostro sangue e le nostre ossa,/
e questi fischi e questi telefoni,/
contro le sporche bugie di Mil… e Noe…/”
Il brano è bellissimo, a mio parere, e sta nella tradizione della canzone di protesta USA ad appannaggio di importanti folk singer del secolo scorso che si sono spesi per i diritti civili, come Pepe Seeger, Woody Guthrie o Bob Dylan (non a caso il brano che chiudeva i concerti dello scorso anno era “Chimes of Freedom” proprio di Dylan).
“Street of Minneapolis” ha avuto subito un gran successo: è tra i brani più ascoltati in streaming, in molti paesi, ed è sicuramente molto importante perché riesce ad arrivare alle persone molto più in fretta. Non sono parole al vento, o scritte tanto per scrivere; lo stesso Springsteen aveva, in precedenza, fatto una abbondante donazione a favore dei figli di Renee Good.
Il 17 gennaio ha partecipato, come ogni anno, al Light of Day festival (nel New Jersey, a Asbury Park), che è un evento musicale benefico e ha lo scopo di raccogliere fondi contro il Parkinson; si svolge dal 2000 e prende spunto dal titolo di una sua canzone. Quest’anno ci sono andati dei miei amici che mi hanno raccontato del suo risentimento per i fatti di Minneapolis, cantando con musicisti suoi amici brani in aperto contrasto con l’amministrazione.
Poi, pochi giorni fa, ha partecipato ad un concerto benefico a Minneapolis per raccogliere fondi organizzato da Tom Morello nel locale “First Avenue” (“A Concert of Solidarity and Resistance to Defend Minnesota”): un concerto di solidarietà e resistenza per difendere il Minnesota. Springsteen è stato ospite a sorpresa. Erano annunciati, invece, Tom Morello, ovviamente, Rise Against, Al Di Meola, Ike Reilly.
Springsteen ha suonato tre brani significativi: il primo con tutta la band e, in particolare, con Tom Morello alla chitarra, “The Ghost of Tom Joad”, un brano che rievoca lo spettro e le ingiustizie della grande depressione; Tom Joad era, infatti, il protagonista di “Furore” di Steinbeck, romanzo che racconta proprio quel periodo. Tom Morello aveva accompagnato Springsteen in tour nel 2014 dando a questo brano nuova linfa vitale.
Poi, ovviamente, ha cantato “Streets of Minneapolis” da solo, accompagnato con l’armonica e una chitarra a 12 corde; infine, tutti insieme, hanno suonato “Power to the People” di John Lennon/Plastic Ono Band, che ha portato tutto pubblico a cantare in coro il brano (sing-alone per dirla in inglese).
Questo è quello che ha fatto Springsteen. E ha accompagnato la pubblicazione con queste parole: ”Ho scritto questa canzone sabato, l’ho registrata ieri e ve la pubblico oggi in risposta al terrore di stato che si sta abbattendo sulla città di Minneapolis. È dedicata al popolo di Minneapolis, ai nostri vicini immigrati innocenti e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Restate liberi“.
Direi che come “rocker raggrinzito come una prugna secca” ( cit. di Tr…) si è dato da fare e non riesce a deludermi. Lotta per la libertà e la democrazia e per i diritti. E non è scontato. Anche da noi occorre tenere la testa alta e stare molto vigili.
Seguitemi nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo e il rock’n’roll di Springsteen non è solo musica e parole, ma ci racconta che cosa succede ora e che cosa è successo prima nel suo paese e in mezzo a noi. E lo fa sempre in modo lucido e chiaro. Per questo ha fan in tutto il mondo!










