Il 24 maggio sono andata a vedere il concerto di Bruce Springsteen a Lille, nel nord della Francia.
Questo tour è intitolato, come uno dei suoi brani più famosi e più iconici, “Land of Hope and Dreams”. L’artista lo ha fatto per un motivo ben preciso: quello di ribadire che gli USA, il suo paese – quello che ha criticato molto: per le varie ingiustizie, come quelle subite dai veterani di guerre come il Vietnam o quelle subite da migliaia di persone che cercano di arrivare in America attraversando il Rio Grande al confine con il Messico, o quelle nei confronti gli afroamericani (tutte raccontate nei suoi brani); il suo paese, insomma, che ha, al contempo, molto amato, nel quale ha creduto e dove ha toccato con mano “il sogno americano” – sono comunque, per lui, “la terra delle speranze e dei sogni“.
La scaletta che ha scelto, in questi concerti, contiene brani che ama molto e che non mancano mai nelle sue esibizioni: brani come Born In The Usa, che è stato un pezzo molto travisato perché ritenuto un inno patriotico e che, al contrario, non lo è per niente perché contiene un’ampia critica al paese e a come erano trattati i reduci del Vietnam al loro ritorno in patria. L’inizio del brano è molto duro: “Nato in una città di morti. Il primo calcio che ho preso è stato quando ho toccato terra. Finisci come un cane che è stato picchiato troppo a lungo. Fino a quando passi metà della tua vita solo a nasconderti… Nato negli Usa”.
Quando Regan lo volle come inno per la sua campagna elettorale, Springsteen glielo spiegò per bene, che non era il caso. Lo stesso fece Trump nel suo primo mandato. Lo cercò, ma Bruce era, allora, a favore della Clinton e, sulle scale del Campidoglio, pochi anni prima, nel 2008, era stato a festeggiare la vittoria di Obama, cantando insieme a Pete Seeger, novantenne, il brano di Woody Guthrie “This Land is Your Land” (sia Seger che Guthrie due pietre miliari del cantautorato di protesta degli USA, li abbiamo visti e ricordati nel film “A Complete Unknown” dedicato ai primi anni di carriera di Bob Dylan).
Durante la campagna elettorale che portò all’elezione di Biden, Springsteen si era espresso molte volte contro Trump nei suoi concerti, nelle interviste e nei suoi progranni radiofonici; ma mai aveva fatto quello che sta facendo ora, e questa parola “ora” la usa molto anche lui nei suoi concerti (“Now”) per chiarire che cosa sta succedendo “ora” negli usa grazie a Donald Trump.
I primi concerti di quest’anno sono stati a Manchester, in UK, e lì ha cominciato a parlare apertamente tanto che Bruce ha introdotto il concerto dicendo: “È fantastico essere a Manchester e tornare nel Regno Unito. Benvenuti al “Land of Hope and Dreams Tour. La potente E Street Band è qui stasera per invocare il giusto potere dell’arte, della musica, del rock and roll in tempi pericolosi. A casa mia, l’America che amo, l’America di cui ho scritto, che è stata un faro di speranza e libertà per 250 anni, è attualmente nelle mani di un’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice. Stasera chiediamo a tutti coloro che credono nella democrazia e nel meglio della nostra esperienza americana di sollevarsi con noi, di alzare la voce contro l’autoritarismo e di far risuonare la libertà“.
Questo per iniziare; poi ha continuato, introducendo altri brani che – come dicevo – ha scelto appositamente, come “My city of ruins“. Ha detto il cantante introducendo la canzone: “Ci sono cose molto strane, strane e pericolose che stanno accadendo là fuori. In America stanno perseguitando le persone per aver usato il loro diritto alla libertà di parola e per aver espresso il loro dissenso. Questo sta accadendo ora. In America, gli uomini più ricchi sono soddisfatti di abbandonare i bambini più poveri del mondo alla malattia e alla morte. Questo sta accadendo ora. E nel mio Paese stanno provando un piacere sadico nel dolore che infliggono ai leali lavoratori americani“.
Così Springsteen che ha continuato: “Stanno facendo regredire la storica legislazione sui diritti civili che ha portato a una società più giusta e morale. Stanno abbandonando i nostri grandi alleati e si schierano con i dittatori contro coloro che lottano per la loro libertà. Stanno togliendo i residenti dalle strade americane e, senza un giusto processo di legge, li stanno deportando in centri di detenzione e prigioni straniere. Tutto questo sta accadendo ora. La maggioranza dei nostri rappresentanti eletti non è riuscita a proteggere il popolo americano dagli abusi di un presidente inadatto e di un governo canaglia”.
E ancora: “Non hanno alcuna preoccupazione o idea di cosa significhi essere profondamente americani. L’America di cui vi ho cantato per 50 anni è reale. E a prescindere dai suoi difetti, è un grande Paese con un grande popolo. Quindi sopravviveremo a questo momento. Ora, ho speranza perché credo nella verità di ciò che ha detto il grande scrittore americano James Baldwin. Diceva che in questo mondo non c’è tutta l’umanità che si vorrebbe, ma ne rimane comunque abbastanza”.
Altri brani che ha messo in scaletta sono: “Death to my hometown“, “Seeds“, “Rainmaker” – dedicata nel 2020 a Tramp, apostrofandolo come “imbonitore di folle” (capace di far piovere) -, “Youngstone“, “Long walk home“, o “The promise land“; tutti brani che raccontano storie di ingiustizie subite dal popolo americano.
Dopo i concerti inglesi il 21 maggio Bruce Springsteen e la E Street Band hanno pubblicato l’EP “Land of Hope and Dreams“, registrato durante lo show del 14 maggio a Manchester. La pubblicazione include le dichiarazioni citate sopra, di Springsteen sullo stato della democrazia.
A Lille, poi, ha tenuto alcuni discorsi simili a quelli di Manchester. Springsteen ha detto a tutti noi che eravamo presenti al suo concerto: “Ho sempre cercato di essere un buon ambasciatore dell’America, ho passato la mia vita a cantare di dove abbiamo avuto successo e di dove abbiamo fallito nel vivere i nostri ideali civici e i nostri sogni. In questo momento stanno accadendo cose che stanno alterando la natura stessa della democrazia del nostro Paese e sono semplicemente troppo importanti per essere ignorate…”. Poi ha aggiunto, con tutti che applaudivano: “Questo sta accadendo ora!”
E tutto questo suo protestare contro l’amministrazione USA lo ha ribadito per bene, traducendo tutto in francese, compresa la canzone con cui termina il concerto – “Chimes of freedom” (cover di Bob Dylan, che era stata una delle canzoni più importanti della tournée di Amnesty International Human Rights Now!, nel 1988). Trump se l’è presa con lui e ha pubblicato anche un video in cui lancia una pallina da golf e colpisce Springsteen che canta (ma vi sembra!) al ché si è scatenata una gara di solidarietà che ha compreso tutti i più grandi musicisti con dichiarazioni a favore di Bruce.
Questo è davvero quello che mi aspetto da Springsteen. Sì, è un riccone miliardario, ma tiene molto al suo paese e a quello che rappresenta, anche per tutti noi, cresciuti a pane e America, che siamo progressisti e crediamo nella libertà, nei diritti e nella giustizia. Avrebbe potuto fare il suo concerto senza dire niente di tutto ciò e noi fan saremo andati comunque a vederlo, anche pagando cifre assurde. Ecco perché ci gratifica e ci dice che ne è valsa la pena.
Così sono contenta di aver fatto ben più di 1200 km per vederlo e di avere i biglietti per altri suoi concerti come quelli di Milano il 30 giugno e il 3 luglio. Restano significative le parole di Massimo Cotto (che purtroppo ci ha lasciato troppo presto): “Si va a vedere Bruce Springsteen non per vedere come sta lui, ma per vedere come stai tu. Se sei ancora capace di commuoverti, esaltarti, urlare. Se sei ancora vivo…”
E sì, sto bene. Sono ancora viva, sono capace di intusiasmarmi, di cantare, di urlare e di protestare insieme a lui.
Seguitemi, nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo. E il rock’n’roll di Springsteen, fidatevi, è un gran bel spettacolo!





