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Redazione
ANNO XIVmercoledì 14 Ottobre 2026
kibaya

La rivalità fra Algeria e Marocco

La rivalità fra l’Algeria e il Marocco nasce dalla formazione delle frontiere dopo il dominio coloniale francese.

Il Marocco divenne indipendente nel 1956 e la guerra d’indipendenza algerina finì nel 1962. In quel periodo, dei nazionalisti marocchini avanzarono rivendicazioni su delle aree che la Francia aveva incorporato nell’Algeria coloniale, soprattutto vicino a Tindouf e Béchar. Il governo algerino dell’epoca adottò il principio della conservazione delle frontiere ereditate dalla colonizzazione, una scelta che favoriva anche la stabilità territoriale degli altri Stati africani di recente indipendenza.

Nel 1963 nacque quella che è stata chiamata guerra delle Sabbie a seguito di scontri nei posti di frontiera. Il Marocco vi entrò con forze armate più esperte. L’Algeria compensò lo svantaggio mobilitando il prestigio politico della propria rivoluzione e ricevendo sostegni esterni. La mediazione africana pose fine ai combattimenti e preservò la frontiera esistente. Nel 1972 i due governi firmarono un trattato di delimitazione, ratificato dal Marocco anni dopo.

La situazione condizionò così il modo in cui i due Stati affrontarono la decolonizzazione del Sahara spagnolo. Alla loro frontiera riconosciuta, si affiancò così una disputa sulla legittimità delle rivendicazioni territoriali, sull’autodeterminazione e sulla distribuzione del potere nell’Africa nord-occidentale.

L’ONU iscrive il Sahara Occidentale tra i territori da decolonizzare dal 1963. Quando la Spagna preparava il ritiro, il Marocco sostenne che esistessero legami storici di sovranità tra il sultano marocchino e le tribù del territorio. L’Assemblea generale chiese perciò un parere consultivo alla Corte internazionale di giustizia (CIG). Il parere riconobbe relazioni storiche e mantenne l’autodeterminazione quale regola applicabile al territorio.

Nel 1975 centinaia di migliaia di civili marocchini si diressero verso il confine del territorio e l’umanità assistette alla cosiddetta “Marcia Verde”. Pochi giorni dopo, Spagna, Marocco e Mauritania firmarono gli accordi di Madrid e istituirono un’amministrazione temporanea condivisa. L’intesa trasferì soltanto responsabilità amministrative. La sovranità e lo status di potenza amministratrice rimasero aperti. Il Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el Hamra e Río de Oro, noto come Fronte Polisario, respinse l’accordo, proclamò la Repubblica Araba Sahrawi Democratica nel 1976 e combatté le forze marocchine e mauritane.

L’Algeria sostenne il Polisario con assistenza politica, diplomatica e materiale e accolse rifugiati sahrawi attorno a Tindouf. Rabat presentò il controllo del Sahara Occidentale come il completamento della propria integrità territoriale e investì nell’amministrazione, nelle infrastrutture e nella difesa dell’area a ovest del lungo muro di sabbia, il berm.

Nel 1979 la Mauritania alla propria rivendicazione, ma la guerra tra Marocco e Polisario continuò. Il conflitto consolidò una divisione territoriale: il Marocco controlla la maggior parte del Sahara Occidentale e le sue città principali, e il Polisario mantiene posizioni a est e a sud del berm. Agli occhi di Rabat, il sostegno algerino al movimento sahrawi divenne così una minaccia permanente alle spalle della frontiera meridionale marocchina.

Nel 1988 Marocco e Polisario accettarono proposte di soluzione elaborate dall’ONU e dall’Organizzazione dell’unità africana. Nel 1991 il Consiglio di sicurezza istituì la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Il piano prevedeva un cessate il fuoco e una consultazione nella quale la popolazione avrebbe scelto tra indipendenza e integrazione nel Marocco.

Però il Polisario temeva che includere coloni e gruppi legati al Marocco avrebbe predeterminato il risultato. L’identificazione dell’elettorato divenne una disputa sulla stessa comunità politica sahrawi. Rabat contestava criteri che escludessero residenti da esso considerati legati al territorio. L’assenza di accordo lasciò senza esito la consultazione prevista nel 1991.

Nel 2007 il Marocco presentò una proposta di autonomia respinta dal Polisario perché la proposta sanciva che le istituzioni sahrawi avrebbero amministrato le competenze locali ma le relazioni estere sarebbero rimaste sotto autorità marocchina. Il Polisario vuole l’indipendenza!

Nel 2020, dopo una crisi a Guerguerat, presso la frontiera mauritana, il Polisario dichiarò concluso il cessate il fuoco e da allora si verificano ostilità a bassa intensità.

In questa situazione le infrastrutture energetiche del Mediterraneo occidentale prendono un colpo. Infatti dal 1996 il gasdotto Maghreb–Europa trasportava gas algerino verso la penisola iberica attraverso il Marocco. Rabat riceveva gas e ricavi di transito, e Algeri disponeva di una rotta verso i mercati spagnolo e portoghese. Dal 2021, quando l’Algeria decise di non usare più quella ruota, le forniture alla Spagna divennero più dipendenti dal gasdotto sottomarino Medgaz e dal gas naturale liquefatto, e il Marocco iniziò a utilizzare flussi inversi dalla Spagna. Il gasdotto creò interdipendenza economica. Le rotte alternative ridussero il costo immediato dell’interruzione per l’Algeria, pur eliminando una connessione fisica che avrebbe potuto incentivare la cooperazione.

La Spagna si trova in trappola in mezzo a questi due paesi nemici perché fu potenza coloniale nel Sahara Occidentale, poi mantiene forti legami economici e migratori con il Marocco ma dipende dall’Algeria come fornitrice di gas. Nel 2022 La Spagna sposò la proposta marocchina di autonomia riavvicinandosi al Marocco però creò una crisi con Algeri, che sospese un trattato bilaterale di amicizia.

Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, e il capo di Stato algerino, Abdelmayid Tebune, hanno concordato a luglio scorso la celebrazione di un vertice bilaterale il prossimo mese di ottobre, inquadrato nella nuova fase aperta dopo la visita del leader dell’Esecutivo spagnolo ad Algeri. Il viaggio ha servito anche per chiudere un’intesa a livello politico che permetterà di incrementare la fornitura di gas proveniente dall’Algeria verso la Spagna.

Entrambi i leader hanno dichiarato chiusa la crisi diplomatica scatenata dopo il sostegno del Governo spagnolo al piano di autonomia marocchino per il Sahara Occidentale nel marzo 2022 e hanno manifestato la loro intenzione di continuare a approfondire una relazione che non hanno esitato a qualificare come “eccellente”, al di là dell’ambito energetico.

Fonti dell’Esecutivo hanno precisato che entrambi i presidenti hanno firmato l’accordo politico che permetterà ora alle compagnie dei due paesi di elevare il volume di gas destinato alla Spagna, sia attraverso gasdotti che mediante l’invio di Gas Naturale Liquefatto (GNL).

Tutto questo scenario cambia le relazioni politiche fra il Magreb e l’Europa. Per esempio Il 15 e il 16 luglio il primo ministro francese Sébastien Lecornu è andato in Marocco con una vasta delegazione ministeriale, consolidando un rapido riavvicinamento tra Parigi e Rabat. Quasi in contemporanea il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune è andato in visita a Berlino per rafforzare le relazioni tra Algeria e Germania. Dopo questi movimenti, ha avuto luogo anche la visita del primo ministro spagnolo ad Algeri. In tutto questo, la questione del Sahara Occidentale rimane e il popolo saharawi si trova schiacciato.

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