Ci sono storie di emigrazione che parlano di viaggi, sacrifici e speranze. Altre raccontano qualcosa di ancora più profondo: la capacità di portare con sé, oltre l’oceano, non soltanto il proprio nome, ma anche un patrimonio di conoscenze, tradizioni e valori costruito nel corso delle generazioni.
La vicenda della famiglia Pardini appartiene a questa seconda categoria.
È una storia che inizia a Vibbiana di San Romano in Garfagnana, e prosegue a migliaia di chilometri di distanza, nello Stato di Washington, tra miniere di carbone, fattorie e vigneti.
Il protagonista è Emanuele Pardini, figlio minore di Alessandro Bernardo Pardini ed Erminia Gemignani, nato a Vibbiana l’8 settembre 1895. A soli diciotto anni, nel 1913, lasciò il paese natale insieme al fratello maggiore Ferruccio, seguendo il percorso già intrapreso da altri membri della famiglia emigrati negli Stati Uniti alcuni anni prima.
Dopo essersi imbarcati a Le Havre, in Francia, i due fratelli raggiunsero Ellis Island, la porta d’ingresso dell’America per milioni di emigranti europei. Era il 13 ottobre 1913. Come molti italiani dell’epoca, trovarono lavoro dove vi era richiesta di manodopera. La loro destinazione fu Black Diamond – sito minerario del quale abbiamo già parlato – nello Stato di Washington, dove lavoravano già alcuni parenti, tra cui il cugino Annibale Pardini. Qui Emanuele e Ferruccio entrarono al servizio della Pacific Coast Coal Company, lavorando nelle miniere di carbone.
Anche il padre Bernardo raggiunse i figli in America. La vita del minatore era però dura e pericolosa. Un incidente agli occhi costrinse infatti Ferruccio ad abbandonare il lavoro in miniera e segnò una svolta nella storia familiare. Mentre Bernardo e altri fratelli fecero ritorno in Italia, Emanuele e Ferruccio decisero di restare negli Stati Uniti.
La scelta che compirono pochi anni dopo avrebbe cambiato il loro destino.
Nell’aprile del 1919 i due fratelli si trasferirono a Kennewick, nella valle del Columbia, acquistando insieme una fattoria. Iniziarono a coltivare la terra, ad allevare bovini, pecore e migliaia di tacchini. Fu l’inizio di una nuova vita.
A prima vista potrebbe sembrare una semplice opportunità economica colta da due emigranti intraprendenti. Ma dietro quella decisione vi era probabilmente qualcosa di più profondo.
Interpellato su questo aspetto, Manuel Pardini, figlio di Emanuele, ha ricordato:
«Credo che sia lui che Ferruccio siano stati influenzati dalle esperienze agricole apprese a Vibbiana e tramandate dalle generazioni precedenti.»
Parole semplici, ma estremamente significative.
Per secoli, infatti, le famiglie della Garfagnana hanno vissuto in stretto rapporto con la terra. Piccoli campi, castagneti, allevamento e modeste coltivazioni costituivano il fondamento dell’economia locale. Quando Emanuele e Ferruccio lasciarono la miniera per investire nell’agricoltura, non stavano soltanto cambiando mestiere: stavano probabilmente tornando a un sapere che apparteneva alla loro storia familiare.
Era, in altre parole, la terra nel sangue.
La viticoltura divenne una delle attività principali. Emanuele coltivava uve Moscato, mentre Ferruccio produceva Malvasia, vendendo il raccolto alle cantine vinicole dell’area di Seattle.
L’America offriva opportunità che la montagna garfagnina non poteva garantire, ma il legame con il lavoro agricolo rimaneva lo stesso.
Nel 1941, dopo la morte della prima moglie Ruth, Emanuele sposò Doris Monaco. Dalla loro unione nacquero tre figli: Manuel, Erma e David.
Negli anni del dopoguerra Emanuele raggiunse una buona stabilità economica. Possedeva terreni, vigneti, abitazioni e proprietà date in affitto. Quando una grande alluvione colpì la zona nel 1948, il governo acquistò parte dei suoi terreni e trasferì la casa di famiglia in un’area più elevata. Fu lì che i figli crebbero e costruirono il proprio futuro.
Emanuele Pardini morì nel 1966, all’età di settant’anni. Lasciò però un’eredità che andava ben oltre i beni materiali.
Manuel, che allora aveva appena tredici anni, dovette assumersi numerose responsabilità per aiutare la madre e la famiglia. Terminò gli studi, ottenne una borsa di studio sportiva nel wrestling e conseguì un titolo universitario in Agri-Business. Nel 1973 sposò Gloria Clifford, con la quale ha costruito una famiglia numerosa composta da quattro figli, nove nipoti e due pronipoti.
Oggi Manuel e Gloria vivono ancora in una fattoria di venti acri nello Stato di Washington.
A più di un secolo dalla partenza da Vibbiana, il filo non si è spezzato.
La storia dei Pardini dimostra come l’emigrazione non significhi necessariamente abbandonare le proprie radici. Talvolta le radici viaggiano insieme agli emigranti, attraversano l’oceano e mettono nuovi germogli in una terra lontana.
Per Emanuele e Ferruccio Pardini, la terra coltivata in America non fu soltanto una fonte di sostentamento. Fu il proseguimento di una tradizione iniziata molto tempo prima tra le montagne della Garfagnana, una tradizione trasmessa di padre in figlio e giunta fino ai giorni nostri.
Perché certe eredità non si conservano nei documenti o nelle fotografie.
Si conservano nel sangue.