Dai banchi della minoranza Claudio Bertucci, capogruppo di “Un’Idea nuova per Pieve Fosciana”, replica alla risposta del primo cittadino alle sue considerazioni sui movimenti consiliari di Bruno Bertoncini e Mario Regoli.
“Il tema non è la legittimità formale: la legge consente la sostituzione – esordisce il consigliere di opposizione -. Il tema è politico e riguarda il rispetto del voto”.
“In consiglio, con il secondo punto all’ordine del giorno, è stata votata una sostituzione preparata in ogni dettaglio: il subentrante era già presente, pronto a sedersi sui banchi del consiglio comunale – spiega -. Noi abbiamo votato contro perché questa operazione cambia a tavolino ciò che le urne non hanno deciso. Il sindaco prova a spostare l’attenzione sulle mie dimissioni”.
“Mettiamo ordine – ricostruisce Bertucci -. 2011: il mio primo mandato, inesperto. Quelle dimissioni le ho subite per essere nominato poi assessore esterno; il sindaco lo sa bene, perché fu tra i promotori di quella scelta, esprimendosi così fa passare un messaggio sbagliato quindi questo è scorretto a mio avviso. È stato un errore di apprendistato il mio che oggi riconosco. 2022: mi sono dimesso per scelta mia, motivata e comunicata con lettera pubblica, perché non condividevo più quel metodo di amministrazione. Due vicende diverse, chiarissime”.
“Oggi la storia si ripete su un piano diverso – incalza -: dimissioni pianificate per modificare la composizione del consiglio subito dopo il voto. È lecito? Sì. È giusto verso chi ha votato? No. Questo è il punto che la maggioranza evita: non la norma, ma l’opportunità e il rispetto del mandato popolare”.
“Sulle presunte “mancate informazioni” agli altri due consiglieri di minoranza – sottolinea -: affermazione falsa e scorretta, Il gruppo lavora in modo collegiale e le decisioni sono sempre condivise, rimangono le insinuazioni per distrarre dal cuore della questione. Questo tentativo di spostare il dibattito dalle scelte ai pretesti personali non ci distrae”.
“A qualcuno farebbe comodo una minoranza seduta e silenziosa: non lo saremo – sentenzia Bertucci -. Difenderemo un principio semplice che tiene insieme una comunità: il Consiglio lo compongono gli elettori alle urne, non gli accordi di palazzo dopo il voto. Prendiamo atto dei toni. Restano senza risposta le domande sul perché questa operazione serva alla comunità più che alle convenienze di palazzo. Per noi il tema è chiuso: il rispetto del voto non si piega ai tavoli”.