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Redazione
ANNO XIVgiovedì 17 Settembre 2026
lettera

“Valle del Serchio, sanità in affanno: senza una vera rete territoriale il filtro dei medici di famiglia non può funzionare”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Elio Satti Bravi in cui esprime alcune considerazioni sul ruolo del medico di medicina generale come filtro prima di inviare il paziente al pronto soccorso:

In Valle del Serchio il medico di famiglia non può essere il filtro per il pronto soccorso. Non per mancanza di professionalità, ma per un semplice dato di realtà: il territorio non offre gli strumenti minimi per rendere sostenibile quel ruolo. E così il pronto soccorso di Castelnuovo finisce per essere l’unica porta d’ingresso per qualunque problema urgente, anche nei casi che altrove verrebbero gestiti sul territorio.

La geografia della valle non aiuta: tempi di percorrenza lunghi, viabilità fragile, frazioni lontane e spesso difficili da raggiungere. «In queste condizioni – spiegano molti medici – fare una valutazione clinica tempestiva è complicato. Senza diagnostica rapida e senza un sistema di triage strutturato, l’invio al pronto soccorso diventa spesso la scelta più prudente.»

La Valle del Serchio dispone di due Case della Salute, a Piazza al Serchio e a Barga, pensate come poli sanitari di prossimità. Ma, di fatto, non riescono a svolgere il ruolo per cui erano state create. Mancano diagnostica urgente, personale dedicato alle emergenze minori, un triage infermieristico continuativo e la capacità di gestire gli acuti senza rinviare tutto a Castelnuovo.

Sono realtà preziose, ma oggi funzionano soprattutto come ambulatori, non come strutture in grado di ridurre gli accessi al pronto soccorso.

Il pronto soccorso di Castelnuovo è l’unico presidio dell’intera valle. Un compito enorme: dalla Media alla Alta Valle, fino ai paesi più remoti dell’Appennino. E quando la neve blocca i collegamenti, quando una frana interrompe la viabilità, o quando un malato vive in una frazione distante, ogni minuto guadagnato o perso può fare la differenza.

Per questo i medici del territorio ricordano che la responsabilità di “fare da filtro” è enorme: un errore di valutazione significa allungare di decine di minuti l’arrivo del paziente in ospedale, con possibili conseguenze gravi. E senza una diagnostica territoriale, valutare al telefono diventa un rischio che molti non possono permettersi.

La disfunzionalità del modello italiano emerge con chiarezza quando lo si confronta con i sistemi europei che hanno implementato con successo la funzione di filtro.

Regno Unito – NHS

La gestione degli accessi non è demandata al singolo medico, ma a un sistema strutturato:

  • numero nazionale 111 attivo 24/7;
  • triage professionale effettuato da infermieri con algoritmi dedicati;
  • presenza diffusa di Urgent Treatment Centres;
  • accesso a diagnostica rapida per i GP (General Pratictioners),

Paesi Bassi

Le Huisartsenpost, centri di continuità assistenziale aperti h24, rappresentano il punto centrale della gestione dell’urgenza minore, grazie a triagisti certificati, protocolli rigorosi e integrazione con gli ospedali.

Danimarca

Tutto l’accesso alle cure urgenti avviene attraverso un sistema di triage telefonico infermieristico regionale. Il MMG dispone inoltre dell’accesso completo alla documentazione clinica ospedaliera.

Il denominatore comune è chiaro: il filtro è un’infrastruttura organizzativa, non un compito affidato a un singolo professionista.

Le soluzioni esisterebbero anche da noi e dovrebbero partire proprio dalle strutture presenti.

  • Istituzione di centri territoriali di triage (presso Case della Salute) basati su infermieri dedicati, protocolli condivisi e integrazione funzionale con MMG, CAU e PS.
  • Accesso alla diagnostica entro la giornata: RX, eco, ECG refertato in 30–60 minuti, esami ematici urgenti. Un prerequisito indispensabile per decisioni cliniche appropriate
  • Riduzione del massimale degli assistiti. Portare il carico a 1.000–1.200 (attualmente in Toscana 1500 ma spesso la quota è uperata) pazienti per medico consentirebbe di dedicare tempo adeguato ai casi acuti. È lo standard dei sistemi sanitari più efficienti.
  • Rilancio dei Centri di Assistenza Urgente (CAU). Solo CAU realmente dotati di diagnostica e personale dedicato possono alleggerire i pronto soccorso.
  • Integrazione informatica reale. Consulto specialistico rapido, accesso condiviso alla documentazione clinica e percorsi fast-track prescrivibili dal MMG.Trasformare le Case della Salute in veri presidi territoriali dell’urgenza:
  • Adeguati riconoscimenti monetari ai MMG assegnando loro uno status che li riconosca coordinatori di un sistema e non parafulmini.

La riforma delineata richiede investimenti, a livello nazionale, stabili e non occasionali. Il costo stimato di aggira sui 3–4 miliardi l’anno, pari al 2–3% della spesa sanitaria nazionale. Una cifra rilevante, ma coerente con i benefici attesi in termini di riduzione degli accessi impropri al PS, miglioramento della gestione delle cronicità e diminuzione dei ricoveri potenzialmente evitabili.

La montagna ha bisogno di una sanità pensata per la montagna

La Valle del Serchio non chiede privilegi, ma un modello che tenga conto della sua realtà: distanze, orografia, fragilità della viabilità, invecchiamento della popolazione. Il filtro dei medici di famiglia non può essere imposto dall’alto senza strumenti adeguati. La valle ha bisogno di una rete territoriale forte, capace di dialogare con il pronto soccorso e di alleggerirlo.

Solo così Castelnuovo potrà continuare a essere il cuore della sanità della valle, e non il suo unico punto di appoggio”.

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