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Redazione
ANNO XIVmercoledì 14 Ottobre 2026
intervista

Vito Valentino, il medico che ha saputo farsi voler bene: “La pensione apre una nuova fase”

Il 16 ottobre il dottor Vito Valentino andrà in pensione. Si conclude un lungo percorso professionale durante il quale ha rappresentato non soltanto un medico, ma anche un punto di riferimento per tante persone e famiglie del nostro territorio.

Ci sono professionisti che, con il passare degli anni, diventano parte della vita di una comunità. Persone alle quali ci si rivolge non soltanto per una necessità, ma perché si è costruito un rapporto di fiducia, di rispetto e, qualche volta, anche di autentica amicizia.

Conosco Vito da sempre. Il nostro è un rapporto che va ben oltre la sua professione. Abbiamo condiviso tanti momenti belli, ma anche situazioni difficili, nelle quali ho potuto apprezzare le sue qualità umane, la disponibilità e il valore di un’amicizia che si è consolidata nel tempo.

In occasione del suo pensionamento ho voluto rivolgergli alcune domande per ripercorrere insieme la sua esperienza professionale, ma soprattutto per conoscere i sentimenti e le riflessioni che accompagnano questo importante passaggio della sua vita.

Dottor Valentino, il 16 ottobre andrà in pensione. Dopo tanti anni di professione, quali sentimenti prova pensando che si chiude un capitolo così importante della sua vita?

“È un momento che mi provoca emozioni contrastanti. Da una parte c’è la soddisfazione per un percorso professionale lungo e intenso, dall’altra un po’ di malinconia. Quando dedichi tanti anni della tua vita a una professione come quella medica, non puoi pensare di chiudere tutto senza provare qualcosa di particolare. Mi accompagneranno tanti ricordi, soprattutto i volti delle persone che ho incontrato”.

Facciamo un passo indietro. Quando ha deciso di diventare medico e che cosa l’ha spinta a scegliere una professione così impegnativa, ma anche così ricca di soddisfazioni?

“Credo che alla base della scelta di diventare medico debba esserci soprattutto il desiderio di aiutare gli altri. La medicina è una professione che richiede studio, sacrificio e aggiornamento continuo, ma offre anche soddisfazioni che difficilmente si possono descrivere. Sapere di essere stato utile a una persona, di averla aiutata a superare un momento difficile, rappresenta una delle ricompense più belle”.

Nel corso della sua attività ha incontrato tante persone, conosciuto famiglie e condiviso preoccupazioni, speranze e momenti di gioia. Quanto ha contato per lei il rapporto umano con i pazienti?

“Ha contato moltissimo. Ho sempre pensato che un medico non debba limitarsi a curare una malattia, ma debba cercare di comprendere la persona che ha davanti. Dietro ogni paziente c’è una storia, una famiglia, qualche volta una sofferenza che va oltre il problema sanitario. Ascoltare, rassicurare e trovare le parole giuste è importante quanto prescrivere una terapia”.

Un tempo il medico rappresentava una figura centrale nella vita dei nostri paesi. Era un professionista, ma anche un confidente, una persona alla quale affidare le proprie paure. Secondo lei, oggi questo rapporto è cambiato?

“Certamente la società è cambiata e con essa anche la medicina. Oggi abbiamo strumenti diagnostici e possibilità terapeutiche che un tempo erano impensabili. Tuttavia credo che il rapporto di fiducia tra medico e paziente rimanga fondamentale. Le tecnologie possono aiutare moltissimo, ma non potranno mai sostituire completamente uno sguardo, una parola di conforto o la capacità di ascoltare”.

In tanti anni di lavoro avrà certamente vissuto momenti particolarmente felici, ma anche situazioni dolorose. C’è un episodio, una persona o una vicenda che ricorda con particolare emozione?

“Gli episodi sono davvero tanti. Alcuni mi hanno regalato grandi soddisfazioni, altri hanno lasciato un segno doloroso. La professione medica ti mette continuamente davanti alla fragilità della vita. Ci sono persone e situazioni che non si dimenticano, anche dopo molti anni. Preferisco custodire certi ricordi con discrezione, nel rispetto di chi ne è stato protagonista”.

La medicina ha compiuto progressi straordinari, ma sono aumentati anche gli adempimenti burocratici e le difficoltà organizzative. Che cosa è migliorato e che cosa, invece, rischiamo di perdere nel rapporto tra medico e paziente?

“La medicina ha fatto passi da gigante e oggi possiamo affrontare molte malattie con strumenti e conoscenze che in passato non avevamo. Il rischio, però, è che il medico debba dedicare troppo tempo alla burocrazia, sottraendolo all’ascolto del paziente. Credo che sia necessario trovare un equilibrio, perché la qualità dell’assistenza dipende anche dal tempo che possiamo dedicare alle persone”.

Dottor Valentino, noi ci conosciamo da una vita. Abbiamo condiviso momenti belli e altri più difficili. Le chiedo allora, da amico prima ancora che da intervistatore: quanto hanno contato le amicizie e i rapporti personali nel suo percorso umano e professionale?

“Le amicizie vere sono un patrimonio prezioso. Nel corso della vita si incontrano tante persone, ma soltanto con alcune si costruiscono rapporti destinati a durare. Abbiamo condiviso anche noi esperienze importanti, momenti di gioia e situazioni complicate. Sono legami che vanno oltre il lavoro e che rappresentano una parte significativa della nostra storia personale”.

Una professione come la sua richiede impegno, responsabilità e sacrifici. Quanto è stata importante la famiglia nel sostenerla durante questi anni?

“La famiglia rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Fare il medico significa spesso rinunciare a momenti di tranquillità, affrontare preoccupazioni e portare a casa anche il peso di alcune situazioni professionali. Avere accanto persone che comprendono e condividono questo impegno è certamente importante. Il sostegno degli affetti aiuta ad affrontare anche le giornate più difficili”.

Oggi molti giovani medici si trovano ad affrontare difficoltà che, forse, un tempo erano diverse. Quale consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che si avvicina alla professione medica?

“Direi di non perdere mai la passione e soprattutto il rispetto per le persone. La preparazione scientifica è indispensabile, così come l’aggiornamento continuo, ma un buon medico deve conservare sensibilità e capacità di ascolto. Dietro ogni diagnosi c’è una persona che ha bisogno di sentirsi compresa e accompagnata”.

Il pensionamento rappresenta anche l’occasione per dedicare più tempo a se stessi, agli affetti e alle proprie passioni. Ha già pensato a come trascorrerà questa nuova stagione della vita?

“Vorrei affrontarla con serenità e curiosità. Dopo tanti anni scanditi dagli impegni professionali, sarà bello poter disporre del proprio tempo con maggiore libertà. Ci saranno gli affetti, gli amici e gli interessi che magari ho dovuto trascurare. Non considero il pensionamento una conclusione, ma l’inizio di una fase diversa, nella quale continuare a vivere pienamente”.

Infine, vorrei chiederle un pensiero rivolto a tutte quelle persone che, in questi anni, l’hanno conosciuta, stimata e voluto bene. Che cosa vorrebbe dire loro in questo momento così particolare?

“Vorrei semplicemente ringraziarle. Ogni incontro, ogni rapporto di fiducia e ogni esperienza condivisa hanno contribuito a rendere significativo il mio percorso professionale e umano. Se sono riuscito a lasciare un buon ricordo nelle persone che ho incontrato, questa sarà certamente una delle soddisfazioni più grandi”.

Un pensiero personale

Al termine di questa intervista voglio aggiungere una riflessione che nasce da un’amicizia sincera e di lunga data.

Caro Vito, nella vita incontriamo tante persone, ma soltanto alcune lasciano un segno profondo nel nostro cammino. Tu sei certamente una di queste.

Ho avuto la fortuna di conoscerti non soltanto come medico, ma soprattutto come uomo. Abbiamo condiviso esperienze, soddisfazioni e momenti difficili, nei quali il valore dell’amicizia si è manifestato nella sua espressione più autentica.

Il 16 ottobre lascerai la tua attività professionale, ma sono certo che continuerai a essere quella persona disponibile, attenta e vicina agli altri che ho avuto modo di conoscere e apprezzare.

Ti auguro di vivere questa nuova stagione della vita con serenità, circondato dall’affetto della famiglia, degli amici e di tutte quelle persone che ti vogliono bene.

Perché, caro Vito, si può andare in pensione da medico, ma non si va mai in pensione dall’umanità e dall’amicizia.

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