Il sole del meriggio premeva contro le persiane. Nella penombra del salotto sentivo il ritmico e convincente scodinzolare del mio Terrier e, in un volger di sguardo, mi ritrovai sulla porta. Poco dopo si chiudeva alle mie spalle. Il mio piccolo compagno seguiva tracce segrete con disinvolto impegno ed io mi lasciavo condurre verso la sua meta.
Ci ritrovammo in Vicolo di Marceglio, verso il Forte, una panchina in pietra ci offrì ristoro mentre un opportuno venticello giocava gentilmente con le frasche di un vecchio castagno occupato a farci ombra. Davanti a noi un piccolo filare di viti, un orto soddisfatto, un roseto e poi… la vallata. Attraversata dal Segone, che inizia la sua corsa sul Monte Uccelliera per terminarla a Ghivizzano, nel Serchio, regalava, all’occasione, candide nebbie che davano una sfumatura fiabesca al paesaggio. Saliva, ora, una profonda quiete, puntellata qua e là solo dallo stridor di bombi ed il ronzar d’api1 di pascoliane suggestioni. Ma le millenarie pietre su cui ero io rimandavano anche ricordi d’armi, bagliori di spade che echeggiavano nel Castello. Erano i tempi in cui Coreglia aveva legato le sue sorti alla città di Lucca. La sua posizione permetteva il controllo sulla valle e l’invio di messaggi luminosi che, attraverso le fortezze di Brancoli e Motrone, raggiungevano direttamente la Città. Quando questa nominò Capitano il ghibellino Castruccio Castracani degli Intelminelli (poi Antelminelli), Coreglia, che era rimasta di fede guelfa, fu raggiunta dal giovane audace ed ambizioso, che la assediò per quasi due mesi, circondandola con un esercito di mille fanti e quattrocento cavalieri. E fu vinta.
Ma il condottiero, abile stratega, riteneva il Valore una grande virtù e non infierì sui vinti.
Era l’anno 1316: mentre Coreglia legava nuovamente le sue sorti a Lucca, Dante scriveva il terzo cantico della Comedìa, dando impulso ad un linguaggio che avrebbe assunto valore di lingua letteraria, primo elemento di coscienza collettiva. Nel frattempo il desiderio di Castruccio di riunire la Toscana in un unico Stato, assumeva una speciale valenza. Egli fu, nel medioevo toscano, arbitro dell’intera scena politica e per questo ispirò colui che della scienza politica fu il fondatore: Niccolò Machiavelli che, nel 1520, ne scrisse la vita. Secondo alcuni storici fu infatti Castruccio l’ispiratore dell’opera Il Principe, essendo ritenuto la figura più grande della storia italiana della prima metà del ‘300.
Anche Machiavelli sosteneva l’esistenza di una civiltà italiana ed esortava a cacciare l’invasore straniero: in quelle intuizioni vi era il concepimento dell’idea dell’Unità d’Italia.
Molti i rivoli del torrente che si sarebbero dovuti inseguire, raccontando anche piccole storie di grandi genti, perché si possa arrivare alla consapevolezza di un’Italia storica, destinata a divenire uno Stato: sarà questo lo spirito del Risorgimento.
Dall’organizzazione del Primo Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi in Toscana nel 1839 – evento ancor più importante in quanto primo convegno pubblico di scienziati riuniti sotto il comune attributo di Italiani -, all’organizzazione di Mazzini della Spedizione dei Mille guidata da Garibaldi, il Risorgimento porterà bandiere che sventoleranno con ardore mosse dallo stesso vento.
Ogni grande Storia ha nel cuore i più piccoli battiti di coloro che l’hanno scritta, quando con menti progredite ed appassionate, quando con l’indomito coraggio dei tanti che quella Storia l’hanno resa possibile. Nel mio Castello a forma di cuore si respira l’essenza dei sentimenti e delle idee che sono il filo conduttore della consapevolezza.
Ascoltando i ricordi che Coreglia mi narrava ero giunta all’Ania che chiude l’abbraccio al Borgo cingendolo da sinistra. Giocherellavo con un ciotolo sin dal Forte e lo tirai nell’acqua dove andò ad incidere concentrici giri del tempo. Poi alzai lo sguardo nel sentire le campane: non suonavano più a stormo per lanciare gridi di allarme ma sventolavano anch’esse dalla vecchia Torre, salutando festose e richiamando a sé nuove generazioni, nuovi custodi.
1Italy, G. Pascoli.
FOTO: -Porta a Piastri vista dall’interno del Castello. Era la porta per quanti provenivano da Lucca attraverso Ghivizzano e Ansuco. Sulla sinistra vi era un corpo di guardia.
-Torre Rolandinga (sec. XI) oggi campanile della chiesa di San Michele, lato sud.
(Foto e didascalie tratte dalla pubblicazione IL CASTELLO DI COREGLIA, G. Lera. Itinerari Lucensi – Istituto Internazionale di Studi Liguri. Estratto dal Giornale Storico della Lunigiana N.S. Anno XI – N. 3-4 luglio-dicembre 1960 – pagg. 35-31-16)
Questo racconto è stato pubblicato su Il Giornale di Coreglia Antelminelli nel giugno 2011 – nella rubrica Angolo C – e inserito nel libro “Sotto un cielo di raso blu”, edito dal Comune di Coreglia Antelminelli. Viene qui riproposto da La Gazzetta del Serchio come prima puntata dello “Speciale Castruccio Castracani”, a cura della scrittrice Cinzia Troili, per celebrare i 710 anni (1316 – 2026) dall’assedio del castello di Coreglia.
