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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

30 anni dall’alluvione: dal fango alla rinascita nel libro di Fontanelli e Lo Iacono. “La Garfagnana non dimentica”

A trent’anni da una delle pagine più drammatiche della storia recente del territorio, la Garfagnana si è fermata per ricordare, riflettere e guardare al futuro.

Oggi pomeriggio, nella Sala SAST del Centro Intercomunale di Protezione Civile della Garfagnana, si è tenuta la presentazione del libro “La fiducia nel fango – 19 giugno 1996” di Elisabetta Lo Iacono e Paolo Fontanelli, un volume che ripercorre la tragedia dell’alluvione che nel giugno 1996 colpì duramente Alta Versilia e Garfagnana.

Un evento che non è stato soltanto la presentazione di un libro, ma un vero momento di memoria collettiva dedicato alle 14 vittime del disastro, alle comunità ferite e a tutti coloro che, in quei terribili giorni, si misero al servizio del territorio. Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Fabbriche di Vergemoli Michele Giannini, ricordando il profondo legame tra quella tragedia e il comune da lui amministrato: Fornovolasco fu tra le località garfagnine più duramente colpite.

Tra i saluti istituzionali anche quelli del sindaco di Castelnuovo di Garfagnana Andrea Tagliasacchi, che ha sottolineato il valore profondo del libro come strumento di memoria e consapevolezza. “Questo libro ha un significato importante perché custodisce la memoria delle vittime e di chi, in quei giorni, aiutò concretamente le popolazioni colpite, a partire dal sistema di protezione civile” ha affermato. “Dobbiamo riflettere su ciò che è successo anche per la straordinaria attualità di quella vicenda. Quell’alluvione ci ha cambiati e ci ha resi più consapevoli – ha infine aggiunto –. Non era affatto scontato che paesi come Fornovolasco o Cardoso potessero tornare a vivere pienamente. Invece si è investito, si è ricostruito e si è dimostrato che un territorio può essere messo in sicurezza.”

Sulla stessa linea anche l’intervento della presidente dell’Unione Comuni Garfagnana Raffaella Mariani, che ha ricordato come da quella tragedia sia nata una nuova consapevolezza del rischio idrogeologico: “Da quel percorso è maturata una maggiore coscienza della fragilità del nostro territorio – ha spiegato –. Abbiamo tratto insegnamenti fondamentali sia da quella esperienza sia dal confronto con la comunità scientifica”.

Il cuore dell’incontro è stato l’intervento di Paolo Fontanelli che ha raccontato la genesi del volume e ha ripercorso i momenti drammatici del 19 giugno 1996 ricordando l’eccezionalità dell’evento meteorologico: una violentissima concentrazione di pioggia nella zona del Monte Forato per diverse ore, mentre in altre aree, come Lucca e la costa, il tempo appariva quasi sereno. “Quando scendemmo dall’elicottero ci trovammo davanti una situazione devastante – ha raccontato –. Ma la risposta dello Stato e della protezione civile fu straordinaria”. Il libro, ha spiegato, si divide in due parti: la prima dedicata al racconto della tragedia, la seconda al cosiddetto “Modello Versilia”, il sistema di intervento e ricostruzione sviluppato dopo l’emergenza. “Il problema idrogeologico esiste ancora – ha concluso –. Ma dal ricordo si può sempre imparare qualcosa”.

Molto significativo anche il contributo del professor Roberto Giannecchini, docente di Geologia Applicata all’Università di Pisa, che ha offerto una lettura scientifica dell’evento del 1996 e una riflessione sul presente. Secondo Giannecchini, oggi più che mai il cambiamento climatico impone una nuova cultura della prevenzione, soprattutto in territori fragili come quelli montani. “Questo libro deve essere letto soprattutto dai giovani – ha sottolineato –. Perché tra loro ci sono i cittadini e gli amministratori di domani”.

Il professore ha poi posto l’attenzione su criticità sempre più attuali come l’abbandono delle aree rurali e dei boschi, evidenziando quanto la prevenzione richieda investimenti spesso difficili da far comprendere: “Bisogna investire in qualcosa che speriamo non accada mai. È un concetto complesso da spiegare alla politica e ai cittadini”.

L’incontro ha visto anche i contributi dell’ingegner Riccardo Gaddi, dirigente della protezione civile provinciale nel 1996, e di Lorenzo Riccio, responsabile del settore gestione del territorio, forestazione, protezione civile e patrimonio dell’Unione Comuni Garfagnana, che ha illustrato i grandi passi avanti compiuti dal sistema di protezione civile nel territorio, oggi riconosciuto come una realtà di riferimento anche a livello nazionale.

Insomma, a trent’anni di distanza, il ricordo dell’alluvione del 1996 resta vivo e doloroso. Ma dalla tragedia sono nati anche consapevolezza, competenze e una cultura della prevenzione che oggi rappresentano una delle eredità più importanti di quella vicenda. Perché la memoria, quando diventa conoscenza e responsabilità, non guarda solo al passato: aiuta a proteggere il futuro.

Foto di Elisa Togneri

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