Era l’11 febbraio 1995, giorno dell’apparizione della Madonna a Bernadette a Lourdes. Una giornata piovosa, come poche ne ricordo, quando potemmo aprire la Casa Famiglia per anziani della Misericordia di Corsagna.
I primi anziani che entrarono come ospiti nella struttura: Geni, Paolina, Valeria, Evelina con emozione varcarono la soglia della Casa Famiglia. Io, in qualità di presidente della Misericordia, colui che aveva fortemente voluto la realizzazione di quella struttura, ero senza dubbio il più emozionato di tutti. Accanto a me c’erano persone speciali, che oggi non ci sono più, ma che allora erano i miei collaboratori più stretti: Maria Lucia, Roberto, Amedea, Pulio, Peppino, Sandro. Tutti loro avevano contribuito in modo determinante alla realizzazione di questa importante struttura per il nostro paese.
Un ricordo particolare nel giorno dell’apertura riguarda Mariella, mamma di Nicola, un ragazzo disabile che viveva a Corsagna. Mariella era una delle volontarie più attive della Misericordia, impegnata nelle pulizie e nella cura dell’igiene della struttura. La sua presenza silenziosa, ma costante, fu preziosa fin dal primo giorno e contribuì a rendere la Casa Famiglia un luogo accogliente e dignitoso per gli ospiti.
Il primo pranzo è davvero un ricordo speciale. La cuoca di allora, Elisabetta Cappelli, preparò un pasto delicato, fresco e buono. Con la presenza delle prime operatrici, Emma e Maria, la giornata trascorse velocemente, quasi senza che ce ne accorgessimo.
Ricordo bene anche la prima notte: decisi di dormire nella struttura per verificare personalmente l’andamento, affiancato da Amedea. Non fu una notte impegnativa dal punto di vista organizzativo, ma lo fu dal punto di vista umano. Fu una notte carica di emozione, perché gli anziani ospiti trascorsero quelle ore in modo sereno e tranquillo, e in quel silenzio rassicurante compresi che la strada intrapresa era quella giusta. Alle ore 17 Don Ciapi, parroco di Fornoli, celebrò la Santa Messa per gli ospiti della Casa Famiglia e per gli anziani che abitavano nelle vicinanze.
La celebrazione si svolse nella cappella interna alla struttura, dedicata a Don Sergio scomparso nel 1992. Era il correttore della Misericordia e, insieme a me e al Consiglio Direttivo, aveva fortemente voluto la realizzazione di questa Casa Famiglia, pensata non solo per gli anziani del nostro paese, ma anche per quelli provenienti da altre comunità. Dedicargli quella cappella fu un segno di riconoscenza e di continuità ideale. I canti furono eseguiti dal coro parrocchiale, guidato da Matilde, che considerava il coro dei giovani della parrocchia uno dei suoi più grandi orgogli. Tutto questo rese chiaro che non si trattava soltanto dell’apertura di una struttura, ma di una giornata da ricordare per l’intera comunità di Corsagna, una giornata davvero da non dimenticare.
Quel giorno erano presenti anche Antonio Scocci, papà di Sergio, un carissimo amico che vive a Bruxelles. Qualche giorno dopo, entrò anche Andrea Farina, che portò con sé un senso di allegria e leggerezza nella struttura. Accanto a me, oltre ai volontari, c’era Gabriele Brunini, che sarebbe diventato nel mese di aprile sindaco del comune di Borgo a Mozzano, che ci è stato sempre vicino negli anni. È importante ricordare che quell’11 febbraio 1995 fu un’apertura provvisoria; la Casa Famiglia venne poi inaugurata ufficialmente il 10 luglio 1996, alla presenza delle autorità civili e religiose, sancendo il completamento e la piena operatività della struttura.
Una cosa a cui tenevo particolarmente era che, insieme a noi volontari della Misericordia di Corsagna, nella gestione della Casa Famiglia ci fosse l’appoggio fondamentale delle Suore Oblate Ospedaliere di Monna Tessa di Firenze. In particolare suor Silvia, suor Luciana e suor Donata diedero fin da subito un’impronta forte e preziosa. Quelle suore rimasero per tantissimi anni e rappresentarono una vera garanzia di qualità, umana e professionale, nella gestione della struttura.
Oggi sono passati 31 anni. La Casa Famiglia è ancora in funzione, segno che quella scelta fu giusta e lungimirante. Le suore non ci sono più, e questo mi dispiace profondamente, perché hanno rappresentato un punto di riferimento insostituibile.
Ripensando a quel giorno, sento che la Casa Famiglia non è stata soltanto un’opera muraria o un servizio sociale, ma una scelta di comunità, un atto di responsabilità verso i più fragili. In quelle stanze, fin dal primo giorno, si è cercato di custodire non solo la salute degli anziani, ma anche la loro dignità, la loro storia, la loro umanità.
Il tempo è passato, molte persone care non ci sono più, ma ciò che conta davvero è che lo spirito originario non vada disperso: quello del servizio silenzioso, dell’attenzione quotidiana, del prendersi cura senza clamore.
Se dopo 31 anni quella Casa Famiglia è ancora viva, è perché nacque da un’intuizione giusta e da un lavoro condiviso. Questo è il lascito più grande che sento di affidare a chi verrà dopo di noi: ricordare che una comunità si riconosce dal modo in cui sa prendersi cura dei suoi anziani.
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31 anni fa apriva la Casa Famiglia della Misericordia di Corsagna: un presidio nel cuore della comunità
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