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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
gallicano

“L’elemosina dei poveri”: tanta umanità nel libro del professor Riva

Un’opera che porta alla luce un mondo dimenticato, fatto di volti semplici, di consuetudini antiche, di storie ordinarie di persone umili, che diventano straordinarie nel racconto di chi sa ascoltarle e valorizzarle.

“La storia siamo noi”: con questo incipit il professor Fabrizio Riva ha presentato domenica scorsa, nella suggestiva cornice della Pieve di San Giovanni Battista a Gallicano, il suo libro “L’elemosina dei poveri”.

Attraverso un’accurata ricerca storica d’archivio, Riva riporta il lettore nella Gallicano tra il 700’ e 800’, focalizzandosi su un episodio tanto singolare quanto emblematico: il testamento del luogo, Pietro Benedetto Guaspari, redatto tre anni prima della sua morte avvenuta nel 1872, e reso pubblico nel 1875 dal notaio Raffaele Paolo Puccetti.

Un testamento che ha segnato profondamente la storia della comunità: Guaspari lasciò la rendita del suo patrimonio a 40 famiglie indigenti del paese, affidando la gestione del lascito alla Congregazione di Carità, poi passata all’E.C.A. e infine al Comune, fino all’estinzione definitiva nel 1977. Un gesto di altruismo che nel tempo si è rivelato anche fonte di tensioni: il lascito, che prevedeva un contributo annuale di 50 lire da riscuotere ogni 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, fu causa di litigi, invidie e divisioni tra i compaesani. La distribuzione continuò comunque senza interruzioni per oltre un secolo, coinvolgendo circa cinquemila beneficiari.

Il libro di Riva è molto più di un’indagine storica: è una riflessione sul senso della memoria, sulla natura umana e sulle dinamiche sociali che attraversano i secoli senza mai cambiare davvero.

Una storia locale che assume un respiro universale, capace di far riflettere sul valore della solidarietà, sull’identità di una comunità e sulla fragilità dei rapporti umani quando entrano in gioco il denaro e l’eredità. Alla fine l’uomo rimane sempre uguale a se stesso ed è forse proprio questa la verità più profonda che il libro ci consegna.

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