Spesso, noi che in queste terre ci siamo nati e cresciuti, fatichiamo a trovare le parole giuste per descrivere le incredibili bellezze che ci circondano.
Per fortuna, nel corso del tempo, c’è stato chi, queste parole, non solo le ha trovate e le ha scritte; ma ha dato ad esse un’eco internazionale per il calibro della sua statura. Giovanni Pascoli, Fosco Maraini, Maurizio Maggiani. E, con loro, molti altri che si sono innamorati della Garfagnana e della Valle del Serchio pur non essendo nati o cresciuti qua, ma avendone colto, comunque, l’essenza grazie alla loro straordinaria sensibilità e al loro innato talento.
Fosco Maraini, appunto. Antropologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta. Un garfagnino acquisito, lui che, dalla natìa Firenze, dopo aver girato il mondo, ha trovato proprio qui, al cospetto delle amate Alpi Apuane – che già da ragazzo vedeva in lontananza con la bramosia di scalarle un giorno – l’approdo definitivo dopo una vita in viaggio.
Oggi, 6 luglio, nel comune di Molazzana, si è commemorata la sua scomparsa (avvenuta l’8, non di luglio, ma di giugno del 2004), con la consueta cerimonia nel piccolo cimitero dell’Alpe di Sant’Antonio dove Fosco Maraini ha scelto di riposare per sempre. Una giornata memorabile per la comunità garfagnina, per gli amici di Fosco e per la stessa famiglia Maraini presente con la figlia Dacia – scrittrice, poetessa e saggista di fama mondiale – e Mieko Namiki, moglie – in seconde nozze – dell’eclettico fiorentino.
Grazie al C.A.I. Garfagnana, al comune di Molazzana e alla manifestazione alpinistica “8 Sassi” del C.A.I. Lucca ci sono stati due ulteriori momenti di confronto che hanno permesso al pubblico di approfondire il rapporto di Maraini con la Garfagnana e le sue vette. Al Rifugio Alpe di Sant’Antonio, nel primo pomeriggio, si è tenuto l’interessante dialogo “Il legame tra Fosco Maraini e le Alpi Apuane – dall’alpinismo a una scelta di vita… e oltre” al quale hanno preso parte Dacia Maraini e Mieko Namiki che la sera, al teatrino di Sassi, hanno nuovamente preso la parola a conclusione della proiezione del documentario “Hindu Kush” di Carlo Alberto Pinelli e Franco Alletto: un raro filmato, quest’ultimo, della spedizione al Saraghar Peak del 1959 di cui Fosco Maraini ne fu a capo.
Eugenio Casanovi ha colto l’occasione per ricordare al pubblico la rete dei sentieri didattico-emozionali del “Parco Culturale le Apuane di Fosco Maraini” (www.parcomaraini.org) che permettono di conoscere luoghi frequentati e amati, a suo tempo, da Fosco e che erano per lui fonte di ispirazione. “Sono sei sentieri, ciascuno con un filo conduttore, cioè una storia raccontata sui pannelli didattici – ha esordito -, che si percorrono come se Fosco stesso fosse la guida che racconta antiche storie di queste montagne accompagnandoci in punti panoramici o di grande interesse storico/naturalistico, svelando, ogni volta, un “luogo segreto dei suoi sentieri“.
Hanno quindi portato il proprio saluto istituzionale il padrone di casa, il sindaco di Molazzana Andrea Talani, e la presidente dell’Unione Comuni Garfagnana Raffaella Mariani, i quali hanno ricordato l’importante contributo dell’Unione e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per l’acquisto, da parte dello stesso comune di Molazzana, della casa-museo Maraini alla Pasquigliora per cui è stato dato il via, proprio in questi giorni, al cantiere di recupero per un progetto ambizioso di rilancio culturale e turistico.
Dacia Maraini, stimolata dalle domande di Feliciano Ravera, autore del libro “La 34 casa di Fosco Maraini” (edito dalla Banca dell’Identità e della Memoria dell’Unione Comuni Garfagnana), ha allietato la platea con numerosi aneddoti sulla sua vita e su quella del padre: “Papà è stato un uomo saggio – ha ricordato Dacia -, coraggioso e sempre fedele a se stesso. Ha difeso fino all’ultimo le sue idee e portato avanti le sue passioni tra cui quella per la montagna appunto. Di lui voglio ricordare l’amore per il viaggio, inteso come processo di conoscenza ma anche come rischio, il pensiero antifascista, l’intolleranza al razzismo e la predisposizione al dialogo. Il grande insegnamento che mi ha trasmesso è che non bisogna mai giudicare, ma cercare di capire“.
Altrettanto significativa la testimonianza della signora Mieko Namiki Maraini: “Fosco scoprì la casa della Pasquigliora durante una delle nostre tante escursioni in montagna – ha riferito – rimanendo affascinato dalla natura ‘selvaggia’ di questi bellissimi luoghi. Almeno una volta a settimana lo accompagnavo nelle sue scalate. Ogni estate ritorno a Sassi perché l’amore per le montagne mi è rimasto e, oggi che non posso più raggiungerle, mi meraviglio ancora nell’ammirarle da lontano“.
A fine giornata l’Unione Comuni Garfagnana ha voluto consegnare, per mano del suo autore, il volume “Dizionario Garfagnino” dell’Avvocato Aldo Bertozzi, edito dalla Banca dell’Identità e della Memoria, a Dacia Maraini e Mieko Namiki. Un segno di gratitudine, a coronamento di una festa che non aveva unicamente lo scopo di celebrare la montagna, ma anche di ricordare chi, quella montagna, è stato in grado di raccontarla magistralmente con immagini e parole.
L’appuntamento, a questo punto, è per mercoledì 30 luglio, alle ore 21.15, in Fortezza di Mont’Alfonso a Castenuovo di Garfagnana (LU) per il debutto nazionale – nel contesto del festival “Mont’Alfonso sotto le stelle 2025” – dello spettacolo teatrale “Fosco Maraini – Il gioco dell’universo” – progetto e regia di Consuelo Barilari – con la partecipazione straordinaria di Licia Colò in dialogo con la stessa Dacia Maraini in video-collegamento sul palco.
Foto di Nicola Tognetti












