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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
valgimigli 60 e le muse a coreglia

Coreglia, crocevia di letterati ed artisti tra fine ‘800 e inizio ‘900: Manara Valgimigli

C’è un vivace fermento culturale tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 che segna un profondo rinnovamento nelle arti, nella letteratura, nella filosofia, nella musica. La belle époque è uno specchio lucido, l’Italia vi si guarda con occhi ansiosi, giovani e sognanti e Giuseppe Verdi è traghettatore di un’epoca.

E’ un’influenza reciproca quella tra musica e letteratura. Nel “Simon Boccanegra” la collaborazione con Arrigo Boito e Francesco Maria Piave porta alla stesura di un libretto basato sul dramma omonimo di Antonio Garcia Gutierrez. L’opera va in scena, con successo, al Teatro della Scala di Milano il 24 marzo 1881. Qualche anno prima, nel 1859, durante il suo debutto, l’opera verdiana “Un ballo in maschera” suscitò scandalo per i temi trattati: amori proibiti, politica e potere. Il Teatro San Carlo di Napoli, inizialmente designato per la prima, si rifiutò di metterlo in scena: non voleva assumersi la responsabilità di dar voce ad un’opera così problematica dal punto di vista della censura.

Nel 1881 quando il teatro della scala applaude il Simon Boccanegra, Manara Valgimigli, ha solo cinque anni. Manara Valgimigli allievo di Carducci e amico di Concetto Marchesi e Giovanni Pascoli, fu professore di letteratura greca nelle università di Messina, Pisa e poi Padova. Fu uno dei nostri maggiori grecisti. “ Uno degli ospiti più illustri e graditi di Coreglia al tempo della villeggiatura dei professori e degli ammiragli” (G.Lera, Manara Valgimigli e Coreglia, Matteoni stampatore, 1977)

Uno dei più grandi maestri che vanti la scuola italiana. “Filologo, commentatore, interprete di Omero, di Eschilo, di Saffo come di Platone e di Aristotele, studioso egualmente delle lettere italiane alle quali ha dedicato notevoli saggi, attento agli sviluppi del pensiero estetico contemporaneo, scrittore di rara virtù stilistica”. (Questa fu la motivazione ufficiale con cui Manara Valgimigli fu eletto socio nazionale dell’Accademia dei Lincei nel 1946)

Valgimigli sa che la lingua del passato può dire molto al presente; attraverso la lingua antica ci si connette a valori eterni: la domanda, la responsabilità del dire. E, in quell’eco, Valgimigli rifiuta l’idea della scuola come luogo di registri dove accumulare voti. in polemica contro la burocrazia, che riduce l’arte dell’insegnare a voti buoni e cattivi,  scrive dell’idea di registro e denuncia l’incapacità di una scuola che si ammala perché si fa meccanica, non poesia. Un po’ come Verdi contro gli ingranaggi del potere. (M.Valgimigli La mia scuola, Vallecchi ed., Firenze, 1924).

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