Sulla scia della mobilitazione partita da Firenze, anche la Valle del Serchio ha aderito allo sciopero della fame a staffetta per Gaza, un gesto semplice ma potentissimo che interrompe il silenzio mediatico e riporta l’attenzione su una tragedia umanitaria che non può più essere ignorata. Insieme alla rete #digiunogaza, ai “Sanitari per Gaza” e alla campagna BDS “TEVA? No grazie”, oggi si è svolta la Giornata nazionale di digiuno per Gaza, a cui ha aderito anche CGIL.
L’obiettivo è chiaro: richiamare con forza istituzioni, opinione pubblica e comunità internazionale sulla drammatica condizione del popolo palestinese, chiedendo un cessate il fuoco immediato e duraturo, il rispetto del diritto internazionale e l’apertura di corridoi umanitari per garantire cibo, cure e protezione ai civili.
Anche a Barga, all’ospedale San Francesco, e a Castelnuovo di Garfagnana, presso l’ospedale Santa Croce, alcune operatrici e operatori del servizio sanitario hanno preso parte al digiuno. La nostra redazione ha raccolto la testimonianza di Nitra Tonarelli, che ha partecipato in prima persona: “Le persone stanno morendo e tutto ciò non ha un senso. Tutto questo è peggio anche della seconda guerra mondiale. Il problema è non solo sanitario ma pubblico: colpiscono anche gli ospedali, si sta distruggendo l’umanità. Noi in Italia abbiamo una raccomandazione ministeriale che si chiama Must, sulle buone pratiche, che prevede tra l’altro la valutazione dello stato nutrizionale. A Gaza, invece, arrivano persone che non esistono più, annientate dalla malnutrizione e dalle privazioni.”
Alla domanda su quale reazione speri di suscitare nella comunità locale, Tonarelli risponde con forza: “Che le persone aprano gli occhi. A Genova, per esempio, è partita una nave carica di cibo e la comunità ha partecipato con grande spirito.”
Infine, un appello alle coscienze: “Io sono nonna. Sui libri di storia si leggerà quello che sta succedendo in questi anni. Noi potremo dire di non esser stati in silenzio.”
Il digiuno è un gesto intimo, personale, ma capace di diventare collettivo quando si trasforma in testimonianza. È il corpo che si priva di nutrimento per ricordare chi, ogni giorno, non ha scelta. La voce dei sanitari di Barga si unisce così a quella di tanti altri in Italia: un coro che chiede di non voltarsi dall’altra parte, di non normalizzare l’orrore e di riscoprire la forza della solidarietà.