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Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
kibaya

Burkina Faso: più diritti per persone e famiglie, ma…

Lunedì 1° settembre 2025, l’Assemblea Legislativa Transitoria (ALT) ha approvato all’unanimità il disegno di legge che istituisce il Codice della Persona e della Famiglia (CPF) con i 71 membri presenti. Questo nuovo codice sostituisce quello precedente, in vigore da oltre trent’anni.

Il nuovo codice si compone di 1.113 articoli suddivisi in tre parti, 17 titoli e 56 capitoli. La prima parte, dedicata alle persone fisiche, affronta le disposizioni relative alle persone fisiche e giuridiche, all’identificazione, allo stato civile e alla cittadinanza. La seconda parte, dedicata alla famiglia, tratta di matrimonio, divorzio, filiazione, tutela degli incapaci, successioni, nonché donazioni e testamenti. La terza parte stabilisce i termini di applicazione del codice nello spazio e nel tempo.

Questa reinterpretazione, secondo il Ministro della Giustizia, Edasso Rodrigue Bayala, affronta diverse sfide. Il primo passo è correggere le carenze individuate dopo tre decenni di applicazione; porre fine alle contraddizioni nell’interpretazione giuridica e allineare il codice alle convenzioni internazionali ratificate dal Burkina Faso.

Inoltre, il nuovo Codice della Persona e della Famiglia tiene conto anche del contesto in cui vivono i burkinabé. Chiaramente, incorpora le realtà socioculturali locali, in particolare per quanto riguarda la vita coniugale e la protezione dei minori e delle donne. Contiene diverse innovazioni e apporta cambiamenti significativi.

Tra le innovazioni, il testo introduce cambiamenti importanti. Tra questi, la digitalizzazione dello stato civile, ovvero la registrazione elettronica dei documenti, la gestione digitale dei dati e la creazione di un identificativo univoco. Inoltre, la cittadinanza burkinabé non si acquisisce più automaticamente attraverso il matrimonio con un uomo o una donna burkinabé; la prova della cittadinanza sarà fornita esclusivamente tramite un certificato di cittadinanza.

L’età del matrimonio è fissata a 18 anni per entrambi i sessi, salvo deroga concessa da un giudice; anche la maggiore età è fissata a 18 anni.

Sempre in tema di innovazioni, il codice vieta, pena sanzioni, i comportamenti ritenuti contrari alla struttura della famiglia, in particolare quelli legati alla promozione di pratiche omosessuali e simili. I trasgressori rischiano pene detentive da due a cinque anni.

Il nuovo codice rafforza anche il riconoscimento dei matrimoni consuetudinari e religiosi, che ora possono essere trascritti per rientrare nell’ambito di applicazione del codice.

Dopo il voto, il Ministro della Giustizia e dei Diritti Umani, Edasso Rodrigue Bayala, ha accolto con favore l’adozione del testo: “Il nuovo CPF è una risposta alle profonde aspirazioni della nostra società; coniuga innovazione giuridica, rispetto dei valori culturali e il desiderio di costruire una famiglia burkinabé più giusta e unita”, ha dichiarato.

Tra le innovazioni figurano la digitalizzazione dello stato civile, la creazione di identificatori personali per una migliore gestione dei dati, nuove norme sull’acquisizione della cittadinanza attraverso il matrimonio e un nuovo capitolo dedicato alla lotta all’apolidia, in linea con gli impegni internazionali del Paese.

Il Codice rafforza inoltre il riconoscimento dei matrimoni consuetudinari e religiosi attraverso la loro trascrizione ufficiale, armonizza l’età legale del matrimonio a 18 anni per entrambi i sessi, riduce le disuguaglianze in materia di successione consentendo ai genitori di ereditare dai figli e stabilisce nuove garanzie per le donne, i bambini e il nucleo familiare.

L’adozione unanime dimostra il sostegno collettivo dei rappresentanti del popolo a questa riforma e la sua importanza per la società. Si apre così una nuova era per il diritto di famiglia in Burkina Faso, gettando le basi per una società più coesa e lungimirante, che pone la famiglia al centro del progresso legislativo e della convivenza.

Bene! Senza dubbio il codice della famiglia andava adattato alla situazione attuale del paese e come si può vedere, c’erano molti vuoti legislativi sul codice della famiglia e delle persone in Burkina Faso. La maggiore età non era nemmeno definita finora e quindi trovavamo delle persone sposate a 16 anni perché molte famiglie si basavano sull’aspetto fisico e i cambiamenti adolescenziali dei ragazzi – e, soprattutto, delle ragazze – per decidere se dovevano formare una famiglia o meno. Ora, prima dei 18 anni, si riconosce su carta che non sono da sposare e si tratta di una cosa lodevole.

Poi il nuovo codice ha stabilito le responsabilità dei maschi davanti alle donne, nel senso che ora non sarà più possibile negare delle gravidanze e passarla liscia. Per chi conosce il contesto burkinabè, il problema delle ragazze madri era un fenomeno drammatico e ormai non più tollerabile. Varie ragazze, a volte minorenni, si trovavano in gravidanza dopo le prime esperienze di rapporti sessuali e lasciate sole alla fine a gestire l’arrivo di figlio non desiderato. Da sole, o con le proprie famiglie. I maschi, di solito per paura e menefreghismo, si lavavano le mani davanti a queste situazioni che colpiscono profondamente le famiglie, spesso, povere. D’ora in avanti, si faranno dei test per determinare la paternità e stabilire le responsabilità. Prima, comunque, dei risultati dei test, i maschi nominati come autori delle gravidanze dovranno cominciare a prendere in carico la gravidanza per evitare delle sanzioni amministrative.   

L’altro punto lodevole del nuovo codice della famiglia è il riconoscimento civile del matrimonio tradizionale in Burkina Faso. Finora questo matrimonio aveva soltanto un valore culturale, anche se si tratta di una forma di matrimonio ancestrale e autentico burkinabè, celebrato dalle persone più anziane e saggi che godono di un grande rispetto nella società. Adesso ricopre anche una valenza civile. Sarà trascritto e riconosciuto con tutti i diritti e doveri simili al matrimonio civile moderno che si contrae in comune.

Purtroppo, per quanto riguarda l’omosessualità, il vuoto legislativo è stato risolto, ma in senso negativo. Il Burkina Faso è passato dal silenzio su questo argomento a una legge che condanna l’omosessualità con pene severe che vanno dai 2 ai 5 anni di reclusione. Speriamo, comunque, che, essendo diventato legge, si possa prima o poi discutere e modificare, perché le leggi le fanno gli umani e, sempre gli umani, possono cambiarle.

Non ci resta che mettere l’accento sulla sensibilizzazione e sulla lotta per i diritti umani.

Fonti: Le Fasonet e il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani, responsabile dei Rapporti con le Istituzioni

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