Molto spesso, nel teatro contemporaneo, l’arte smette di essere rappresentazione e diventa specchio. “Mi hermano Román”, progetto della compagnia Scuro Sperimentale, è proprio questo: un riflesso lucido e inquieto sul potere, sulle sue sfumature invisibili, sui rapporti umani che esso distorce e mette alla prova. Un lavoro che nasce da lontano – dall’Argentina del 2001 – ma che parla con urgenza al nostro presente.
Il progetto, ideato da Silvia Brizioli e Andrea Marchetti, ha preso forma nell’agosto 2024 e si è presto distinto nel panorama della nuova drammaturgia italiana, arrivando alle semifinali di Scenario 2025, bando nazionale per la drammaturgia contemporanea, e alle finali del concorso nazionale di corti teatrali di Reggio Emilia.
Al centro della vicenda c’è Román, calciatore professionista del Boca Juniors, simbolo di un’Argentina spaccata tra gloria sportiva e crollo economico. Intorno a lui ruotano due figure femminili forti: la sorella, telegiornalista che vive la contraddizione tra il volto televisivo e la donna che è dietro lo schermo, e la madre, simbolo di una generazione che si porta addosso il peso delle scelte del passato e delle loro conseguenze.
Ognuno dei personaggi, in modi diversi, si confronta con il potere e con la sua rappresentazione: quello mediatico, politico, economico, familiare. Román, in particolare, è chiamato a “giocare” la partita più difficile – un rigore contro il potere stesso, in difesa di una libertà collettiva.
Venerdì 17 ottobre, la compagnia ha scelto di portare una restituzione parziale del progetto (circa 25 minuti) al teatro di Coreglia Antelminelli, luogo particolarmente caro ai due artisti. Marchetti, originario della zona, e Brizioli sono infatti ideatori del Festival SottoVenere, rassegna estiva curata insieme all’associazione Fermentati Aps. “È stata una decisione improvvisa – raccontano – presa mentre tornavamo dal teatro San Prospero di Reggio Emilia. Sentivamo il bisogno di condividere il nostro lavoro con un pubblico amico, ma autentico, di provincia. È stato un momento di scambio vero: mostrare, ascoltare, accogliere anche l’incomprensione.”
Quella di Coreglia è stata una serata di intimità e ascolto reciproco, dove la sperimentazione ha incontrato il calore di una comunità. “Il nostro progetto – spiega Marchetti – è in una fase delicata, ha bisogno di dialogare con più comunità possibili per crescere.”
“Ci interessa la possibilità di trasformare le cose – aggiunge Brizioli – di cercare il linguaggio giusto per raccontare ciò che vogliamo dire. Il teatro, per noi, è questo: una bottega viva, un ritorno all’artigianalità.”
Il pubblico, inizialmente sorpreso, ha risposto con curiosità e partecipazione. “Non ci aspettavamo nulla – ammettono gli autori – volevamo solo confrontarci. Ma le reazioni sono state intense, anche nelle difficoltà di comprensione. Il nostro lavoro intreccia più piani narrativi: le manifestazioni popolari contro il governo, il peso dei media, il calcio, la politica, la famiglia. È normale che richieda tempo e ascolto.”
La serata, patrocinata dal comune di Coreglia Antelminelli, si è trasformata in un piccolo evento culturale che ha scaldato il teatro in attesa della prossima stagione di prosa 2025/2026. Un segnale importante: anche nei territori di provincia, il teatro contemporaneo può trovare spazio e respiro, diventando strumento di pensiero e di rinascita. “Ci auguriamo che il progetto trovi presto la sua forma definitiva – concludono Silvia e Andrea – e che possa vivere indipendentemente da noi. Torneremo a Coreglia per restituire allo stesso pubblico uno spettacolo compiuto, come gesto di ringraziamento verso la comunità che ci ha accolti”.
Si parla tanto di potere, ma cos’è davvero? È qualcosa che si possiede o che ci attraversa? “Mi hermano Román” sceglie di non dare risposte, ma di mostrare il momento esatto in cui il potere si manifesta: nel dubbio, nella ribellione, nella responsabilità.
È in quell’istante – tra un calcio di rigore e una rivoluzione che non arriva – che il teatro torna a fare ciò che gli riesce meglio: porre domande, accendere pensieri, restituire umanità.
Foto di Nicola Tognetti









