Il 27 ottobre il consiglio costituzionale in Camerun ha proclamato la vittoria di Paul Biya alle elezioni presidenziali per l’ottava volta. Anche se la notizia era prevedibile, rimane comunque triste. In un paese “democratico”, presentarsi otto volte alle elezioni e vincerle consecutivamente fino ad arrivare a 90 anni, finisce per assomigliare a una farsa.
La proclamazione della vittoria di Biya, questa volta, non è stata accolta con allegria e consenso popolare. Anzi. Varie manifestazioni sono nate dopo i risultati, con l’opposizione che denuncia una falsa vittoria e rifiuta di accettare il verdetto del consiglio costituzionale. Il malcontento è generalizzato e in varie città del paese regna il caos.
Di fronte all’esplosione della crisi politica, anche i prezzi degli articoli sono saliti alle stelle – sicuramente per i commercianti che ne hanno approfitto per speculare. Per il popolo camerunense, quindi, il paese sta perdendo il fiato. Le testimonianze si susseguono. Un residente a Buea ha dichiarato a MMI News che una bombola di gas è passata da 8.000 FCFA a 10.000 FCFA; un cesto di pomodori costa 12.000 FCFA invece che 7.000 FCFA come era prima delle elezioni. “Sono passati solo tre giorni dall’inizio delle proteste e i prezzi dei prodotti alimentari al mercato sono raddoppiati quasi ovunque” ha affermato, visibilmente sconvolto.
Le cause possono anche essere legate alle interruzioni dei trasporti, all’insicurezza su alcune strade e alla paralisi dei mercati. Gli economisti stanno già mettendo in guardia dal rischio di una crisi inflazionistica acuta se le tensioni dovessero persistere. “Se questa crisi continua, il potere d’acquisto delle famiglie sarà ulteriormente eroso e i più poveri saranno i primi a soffrire” avverte il dott. Davarice, analista economico di Douala.
Tutto questo in un clima di imbarazzo mondiale. Dal 27 ottobre a oggi, la comunità internazionale non si è ufficialmente congratulata con il nuovo presidente. Solo la Francia, ex colonizzatore, ha mandato un messaggio generico in questi termini: “La Francia ha preso atto della proclamazione dei risultati delle elezioni presidenziali da parte del Consiglio costituzionale del 27 ottobre 2025” dichiarazione del portavoce del Ministero per l’Europa e degli Affari Esteri del 29 ottobre. Nemmeno una parola di congratulazioni o di soddisfazione. Una moderazione che la dice lunga sull’imbarazzo delle cancellerie occidentali come ha osservato il quotidiano online KOACI.
Il silenzio occidentale e asiatico suona come un segnale politico di prudenza o di dissenso riguardante le elezioni e la proclamazione dei risultati.
Le uniche reazioni provengono dalla Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale (CEMAC). Infatti il Ciad, il Gabon, il Congo, la Guinea Equatoriale e la Repubblica Centrafricana hanno mandato un saluto al nuovo-vecchio presidente. Non serve tanto per capire, però, che si tratta di solidarietà regionale, comunque scontata, che non toglie nulla all’isolamento diplomatico che accompagna la rielezione di Biya a livello internazionale.
L’ONU, attraverso il segretario generale, ha, come la Francia, preso nota dei risultati dell’elezione presidenziali del 12 ottobre, espresso preoccupazione per le violenze postelettorali e presentato le sue condoglianze alle famiglie addolorate per le vittime di tali violenze senza aggiungere altro.
L’opposizione, attraverso Tchiroma Issa, ha chiamato la popolazione a mantenere le contestazioni facendo capire ai suoi partigiani che solo la determinazione in questi casi può fermare chi si aggrappa al potere. “La paura non ci fermerà” dice Tchiroma, secondo il quale è arrivata l’opportunità di dire basta perché si tratta di una frode elettorale orchestrata.
Ieri solo il presidente russo, cioè una voce fuori dell’Africa, ha fatto arrivare le sue congratulazioni al presidente Biya, augurandosi che le relazioni di cooperazione fra i due paesi si rafforzino e che l’amicizia che lega i due paesi, Mosca a Yaounde, prosegua.
Per ora, comunque, non sappiamo se le grandi potenze, passato l’imbarazzo, riconosceranno, man mano e con entusiasmo, il nuovo mandato di Biya o in che modo i camerunensi siano ormai stanchi del governo di un presidente che fa di tutto per passare il resto della sua vita attaccato al potere con una finta democrazia. Con le manifestazioni della popolazione ancora in corso e gli appelli dell’opposizione a non mollare, bisogna sperare che il Camerun non diventi l’ennesimo paese di guerre fratricide intermittenti sempre legate a tensioni politiche assurde.
Fonti: KOACI, Actu Cameroun, La nouvelle Tribune