back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
kibaya

L’Africa e i suoi inviolabili tabù

In Africa, le regole di condotta in tutte le società sono governate dalla tradizione. Mentre alcune di queste sembrano scomparire con l’occidentalizzazione dei nostri costumi, una di esse sembra inviolabile di fronte alla modernità: i tabù. Gli africani hanno paura di loro e, finora, non infrangerli è la cosa la più rispettata nelle varie comunità.

Nella società africana, sfidare un tabù significa negare le regole di condotta stabilite dai nostri antenati, dalla natura, da qualche divinità o da Dio per una migliore convivenza tra le diverse classi sociali.

In Burkina Faso, i tabù si applicano generalmente alle relazioni umane e ai luoghi di lavoro. Questi tabù e regole sono importanti da conoscere nella tradizione Moaaga di cui la sottoscritta fa parte. Qua ne cito alcuni solo a titolo di esempio:

– Uno straniero non rivela mai il motivo della sua visita senza prima essersi rinfrescato, aver scambiato i saluti e aver chiesto come stanno tutti. È, infatti, responsabilità dello straniero invitare gli ospiti a ricevere i suoi saluti: “Wa ti d pussé”, cioè venite che ci salutiamo. Questi saluti possono durare anche un’ora e, nel corso dei saluti, verrà fuori il motivo della visita.

– Si riceve un ospite sempre con un bicchiere d’acqua per il benvenuto ed è sempre compito di una femmina. Come dice il detto: “saan la koom!” che si traduce con “allo straniero (ospite) va l’acqua”. La ragazza o la donna che porta dell’acqua a un ospite deve berla in presenza dello straniero prima di passarla ad altri, per dissipare qualsiasi sospetto di avvelenamento e come per dire “è quello che bevo anch’io che ti offro”.

– Come ospite, non dovresti mai finire tutto il piatto che ti viene offerto, altrimenti significherebbe che non ti è stato dato abbastanza e, se non c’è più da proporti il bis, crei imbarazzo o ti presenti come troppo goloso.

– Un dono è sempre richiesto quando si rende omaggio al capo o a un re: “naab pa puusd né nug zaal yé”, il re non saluta a mani vuote, come si suol dire.

I doni sono un segno di stima, onore e benevolenza; un segno di amicizia. Pertanto, si cerca ogni occasione per fare regali. Tuttavia, i doni non vengono mai dati direttamente, ma sempre tramite un intermediario, fino al membro più influente del seguito del visitatore. Bisogna anche esprimere gratitudine attraverso gli stessi canali, e solo allora dire grazie direttamente.

Un dono non viene mai rifiutato: “kûun ka zâgsd yé”. Sarebbe un insulto. Non si può rifiutare un dono, anche se si sospettano cattive intenzioni o anche se il dono è considerato insignificante: “kûun ka bilf yé”, non sono piccoli regali. Si riceve un dono con entrambe le mani, ma mai con la sinistra.

Quando ti viene offerto inaspettatamente un dono significativo, senza sapere se per compassione o onore, devi accettarlo con gratitudine; ma lo potresti buttare via di nascosto dopo o usarlo per uno scopo diverso di quello per cui il dono è stato fatto. 

– Il capo non stringe mai la mano, per paura di essere avvelenato o di ricevere una brutta sorte per magia. Pertanto, quando un capo o un re stringe la mano a qualcuno, è segno di fiducia.

– Se qualcuno muore per suicidio (per esempio, impiccandosi), nessuno lo deve piangere e la famiglia non deve ricevere le condoglianze da nessuno; e comunque nessuno deve presentare le condoglianze alla famiglia del defunto. Così facendo si toglie la sfortuna che si è abbattuta sulla famiglia evitando che diventi ereditaria. Si dice che se una persona si suicida, c’è il rischio che si ripetia per varie generazioni sempre nella stessa famiglia e la sua discendenza; per cui bisogna trattare male il morto in questi casi. Non preparare il defunto per i funerali, ma bisogna seppellirlo tale come è spirato buttandolo velocemente in una tomba fatta in fretta. Se la persona si è impiccata nel bosco, la tomba si scava sotto ai suoi piedi e si taglia la corda in modo da cadere direttamente nel buco senza che nessuno abbia bisogno di toccarlo.

– Una donna sposata indossa il perizoma fino alle caviglie; le ragazze fino ai polpacci. Una donna che si veste da ragazza è considerata indecorosa e poco educata.

– Durante i pasti, i bambini devono incrociare le gambe e rimanere in silenzio perché il pasto è re, “riib yaa naaba”. Le femmine hanno un modo di sedersi davanti al piatto e i maschi un altro. Il silenzio è richiesto per evitare che il cibo passi di traverso: la stessa che mangia e che deve anche parlare, non deve fare entrambe le cose insieme. Poi è maleducato e brutto parlare a bocca piena. In più, non tutti hanno da mangiare per cui bisogna concentrarci e finire il prima possibile perché non arrivi nel frattempo un ospite o un vicino di casa; se dovesse succedere, bisognerà condividere il piatto o ritrovare, in imbarazzo, in caso non sia rimasto nulla da servire al nuovo arrivato.

– Per essere un bambino benedetto (“bark biiga”) bisogna rispettare, aiutare e obbedire ai genitori. Il padre è il rappresentante di Dio per il bambino: “Ba yaa wendé”. La disobbedienza ai comandi del padre è profondamente maleducata, raggiunge gli antenati e Dio stesso: quindi si rischia di non avere successo nella vita.

– Sia prima il matrimonio che dopo, è considerato particolarmente grave avere rapporti con donne del “Buudu” (clan, famiglia). Si dovrebbe persino evitare di guardare una donna del Buudu che non indossi i suoi abiti tradizionali a modo. È a questo tipo di trasgressioni che viene attribuita la moralità e la dignità di un uomo.

– L’incesto non è solo vergognoso, ma a volte è punibile con la morte e lo stesso per la pedofilia. Nel miglior dei casi, si è bannati dalla famiglia e si deve sparire.

– In certi periodi dell’anno, le ragazze fidanzate non possono essere mandate dai loro futuri mariti: prima verso luglio, perché le zucche iniziano a crescere; poi verso agosto, perché il mais inizia a germogliare; e infine verso novembre, perché gli alberi perdono le foglie. Secondo gli anziani, le trasgressioni portano alla morte o alla sterilità dopo il matrimonio.

– Anche l’età del matrimonio è considerata importante dagli anziani.

*15-16 anni: troppo giovane

*17 anni: matrimonio possibile

*18 anni: inadatto, rischio di non avere figli

*19 anni: possibile

*20 anni: uguale a 18 anni

*21 anni: possibile

-Qualsiasi reato contro i parenti della donna (ad esempio, la corte illecita di una donna del clan alleato o il rifiuto di una donna del clan di andare con un marito del clan alleato) può essere causa di divorzio. Anche una donna accusata di essere una mangiatrice di anime viene bandita.

Conoscere i tabù, i totem e le regole della propria comunità permette di vivere in armonia con gli altri.

Riassunto da una raccolta del Centro Studi Linguistici Mooré di Gilongou pubblicato da Kandia Erixon Sandwidi riorganizzato e spiegato dalla sottoscritta.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Kibaya