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Redazione
ANNO XIVdomenica 20 Settembre 2026
curiosità

Perché si chiama Garfagnana? Dal ‘500 a oggi, storia e ipotesi sull’origine del nome

Un problema di metodo: “Garfagnana” fra etimologie fantasiose e carte d’archivio

Quando gli eruditi fra Cinque e Settecento discutono l’origine del nome “Garfagnana”, il dibattito oscilla spesso tra congetture antiquarie e richiami (più o meno fondati) agli autori classici. Domenico Pacchi apre la sua prima dissertazione con una scelta programmatica: non ricostruire l’etimologia del toponimo — impresa che giudica facilmente fallace e destinata a ripetere ipotesi “inetta e ridicole” già circolanti — ma confutare un punto preciso, cioè l’idea che la provincia si chiamasse anticamente “Caferonia” o “Caferoniano” e che solo più tardi abbia assunto il nome attuale.1

Questa impostazione è rilevante perché sposta la questione dal terreno della pura somiglianza fonetica (Feronia/Caferonia) a quello della documentazione: prima di proporre un’etimologia bisogna chiarire quali forme siano effettivamente attestate nelle carte medievali e quali, invece, siano costruzioni erudite tardive.

La tradizione “Caferoniana”: Feronia, Plinio e (soprattutto) Annio

Pacchi attribuisce la diffusione dell’ipotesi “Caferoniana” a una catena di autorità: Leandro Alberti, nella sua Descrizione d’Italia, riprenderebbe un’asserzione di Annio da Viterbo (Giovanni Nanni), collegando un supposto tempio di Feronia all’area fra Pietrasanta e Lucca e facendo derivare da lì il nome “Caferoniano” (cioè “Feroniano”) per il castello e per l’intero “paese della montagna”.2

La confutazione di Pacchi è anche storiografica: egli ricorda che molti dei testi “antichi” su cui Annio fondava le proprie ricostruzioni (in particolare i presunti frammenti di Catone e Frontino) erano considerati, già dalla critica erudita, apocrifi moderni. Se le autorità sono dubbie, anche il valore probatorio della conseguente etimologia “Feronia → Caferonia” si indebolisce drasticamente.3

Le attestazioni medievali: Carfagnana/Garfaniana e il sigillo pubblico

Sul piano documentario, l’argomento centrale di Pacchi è netto: già nel IX secolo esistono “strumenti autentici” in cui la provincia è chiamata “Carfagnana” o “Garfaniana”, e tali forme tornano con regolarità nella documentazione dei secoli successivi; “Caferonia/Caferoniano”, al contrario, non sarebbe attestato. Pacchi richiama inoltre un indizio dal valore quasi “istituzionale”: il sigillo pubblico della provincia, databile tra il 1228 e il 1240, recante la legenda latina «Carfagnana bonum tibi Papam scito Patronum».4

Questa legenda è registrata anche in repertori e studi sui sigilli comunali, dove compare come CARFAGNANA BONUM TIBI PAPAM SCITO PATRONUM ed è indicata per il secolo XIII[1]

In questa prospettiva, la discussione etimologica si restringe: se “Caferonia/Caferoniano” non è verificabile nella prassi scrittoria medievale locale, l’ipotesi va considerata, nel migliore dei casi, una costruzione erudita tarda e non un dato storico.

Da “Carfaniana” a Garfagnana: la forma latina che indicava una proprietà terriera

Sgombrato il campo dall’etimologia “Feronia/Caferonia”, la toponomastica storica ha proposto una spiegazione più coerente con i modelli formativi della toponimia latina: “Garfagnana” continuerebbe una forma prediale “Carfaniana”, basata su un nome personale (nel linguaggio dei toponimi, “prediale” significa legato a un podere: la “terra di” un proprietario). Un punto di appoggio importante è l’attestazione di Carfaniana in un documento dell’anno 796, registrata da Silvio Pieri, che rileva anche l’assenza di fondamento storico per la forma “Caferoniana”.6

La stessa linea è ripresa da Nicoletta Francovich Onesti, che nel glossario toponomastico annesso al suo studio sulle Novelle del Sercambi segnala la voce “Garfagnana” come derivata dal personale latino Carfanius attraverso Carfaniana (796), richiamando esplicitamente Pieri e la tradizione lessicografica ottocentesca.7

In un quadro recente di sintesi sulla toponomastica lucchese, Andrea Marino ribadisce la natura prediale della base Carfaniana e il collegamento al personale Carfanius (con possibili varianti del nome), sottolineando che la “specifica” in denominazioni come “Castiglione/Castelnuovo di Garfagnana” si riconduce alla stessa matrice, ormai stabilizzata come indicatore territoriale.8

Una sintesi prudente

Se Pacchi non intendeva “fare etimologia”, la sua dissertazione rimane un passaggio fondamentale perché riporta la discussione alle forme effettivamente attestate e mette in guardia dall’uso disinvolto (o ingenuo) delle autorità classiche e degli apocrifi rinascimentali. Nel merito, egli mostra che la tradizione “Caferoniana” non regge al confronto con la documentazione medievale, dove predominano invece Carfagnana/Garfaniana.

La proposta prediale (Carfaniana ← Carfanius), documentata nella tradizione toponomastica (Pieri) e ripresa da studi successivi, offre un percorso compatibile sia con la morfologia latina (-iana), sia con il dato storico (attestazione del 796 e continuità di forme affini nelle carte e nei segnali istituzionali). È quindi possibile distinguere due livelli: (a) la storia delle forme del nome nei documenti (Carfaniana → Carfagnana/Garfaniana → Garfagnana) e (b) l’interpretazione etimologica della base personale. Nel primo livello, la convergenza delle testimonianze è forte; nel secondo, la spiegazione prediale è la più economica e — allo stato delle fonti qui considerate — la più plausibile.

Note

1. Pacchi, D. (1785). Ricerche istoriche sulla provincia della Garfagnana esposte in varie dissertazioni, (Dissertazione I, p. 11). Modena: Società Tipografica.

2. Pacchi, D. (1785). Ricerche istoriche… (Dissertazione I, p. 11).

3. Pacchi, D. (1785). Ricerche istoriche… (Dissertazione I, p. 11).

4. Pacchi, D. (1785). Ricerche istoriche… (Dissertazione I, p. 12).

Traduzione: Garfagnana, (sia) un bene per te; sappi (che) il Papa (è) patrono

Domenico Pacchi, afferma che possiede una copia in cera del sigillo, ricavata dall’originale che si trovava nelle mani del chiarissimo padre abate Trombelli, che lo aveva acquistato per il suo museo di San Salvatore di Bologna. Giovanni Crisostomo Trombelli era canonico regolare del SS. Salvatore di Bologna, erudito e collezionista (anche numismatico).

5. Tigler G. (2001), “Carfagnana bonum tibi papa scito patronum”. Committenza e politica nella Lucchesia del Duecento (alla luce di alcuni documenti restaurati), in Lucca città d’arte e i suoi archivi. Riflessioni in margine al restauro di alcuni documenti dell’Archivio Storico Comunale, Venezia: Marsilio, pp. 109–140. 

6. Pieri, S. (1898). Toponomastica delle valli del Serchio e della Lima (p. 150, voce “Carfaniana”). Pisa: Supplementi periodici all’Archivio glottologico italiano, V.

7. Francovich Onesti, N. (2005). I luoghi della Toscana nelle Novelle del Sercambi (p. 261, voce “Garfagnana”). Il Nome nel testo, 7, 247–268.

8. Marino, A. (2018). Un panorama toponomastico della Lucchesia (p. 34, voce “Castiglione di Garfagnana”). Elaborato finale di laurea, Università di Pisa.


 

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