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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
pietrasanta

Il carnevale a Pietrasanta, molto più che una festa: il cuore di una comunità che batte

Certo, lo spirito del carnevale i versiliesi ce l’hanno nel sangue. Che non è superficialità o frivolezza. È leggerezza. Qualcosa di profondamente diverso. Capacità di planare sopra le cose. Non prendersi troppo sul serio. Saper ridere e divertirsi in maniera sana. Creativa. Essere in grado di staccare completamente la spina per un giorno, almeno.

Il carnevale, vissuto come lo vivono qua, dovrebbe essere una materia obbligatoria per ogni apprendista della vita.

Ieri sera al Teatro Comunale “C. Galeotti” di Pietrasanta, nella bellissima piazza del duomo, è andata in scena l’attesissima seconda serata della Festa della Canzonetta e del Teatro dialettale pietrasantino. Un gustoso preludio a quello che sarà il carnevale vero e proprio: quello dei corsi mascherati di febbraio lungo il percorso cittadino.

Per il secondo anno consecutivo, il sottoscritto ha avuto l’onere – e l’onore – di far parte della prestigiosa giuria tecnica chiamata ad esprimersi sulle canzoni preparate dalle contrade che, nel caso specifico di Pietrasanta, sono ben 10 (in ordine rigorosamente sparso): Pontestrada, Antichi Feudi, Brancagliana, Africa Macelli, Il Tiglio La Beca, La Marina, Strettoia, La Lanterna, Pollino Traversagna e La Collina. In palio lo “Sprocco”, il premio che prende il nome da una delle due maschere ufficiali della manifestazione (l’altra è Scalpellina).

Una serata partecipatissima. In due giorni, i biglietti sono andati sold-out. Platea e galleria piene zeppe di simpatizzanti e tifosi delle rispettive contrade: nessuno sfottò, nessuna acredine. Solo rispetto e fair play.

Come lo scorso anno, una macchina organizzativa perfetta. Impeccabile. E i complimenti, in questo caso, vanno tutti al comune di Pietrasanta, ai rioni storici, allo staff e, soprattutto, alla responsabile organizzativa Maria Paola Civili e a Franca Dini, presidentessa delle giurie, grande professionista oltre che cara amica e valida collega.

Per capire cosa significa il carnevale per la comunità pietrasantina, basta sfogliare le brochure di questa edizione e leggere tutti i nomi delle persone, delle associazioni, delle imprese e degli artisti che vi hanno collaborato: una movimentazione di massa, che la dice lunga sul valore identitario che questa manifestazione riveste per l’intera comunità.

Un manifesto firmato, come ogni anno, da un grande artista internazionale legato alla città (quest’anno Kan Yasuda); un albo d’oro che parte dal lontano 2003 sia per Lo Sprocco, che per La Scartocciata (la competizione di teatro dialettale), che i carri allegorici (Premio “Frido Graziani”), che per La Mascherata, che infine per il Torneo di calcio delle contrade; una miss sul palco (quest’anno Harissa Gabriella Favret) a fare da spalla al presentatore (Federico Conti); quindi una formidabile orchestra (la Show Factory Big Band), diretta dal maestro Gigi Pellegrini, composta da ben 13 elementi.

E poi loro, le contrade. Impegnate in performance musicali e teatrali. Dietro ogni canzone, un team di lavoro impressionante: parolieri, compositori, arrangiatori, cantanti, coristi, coreografi, ballerini. Dietro ogni scenetta, altrettanti autori ed attori. Una sigla di apertura (anch’essa inedita). Senza contare poi i carri e le mascherate, i costumi, i trucchi, i loghi.

Un’intera città che si mobilita. Un enorme cuore che batte. Perché la gioia è bella se condivisa. E Pietrasanta, questo piccolo, grande segreto, lo ha capito.

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