Il Comitato per l’attuazione della Costituzione – Valle del Serchio interviene nel dibattito sulla proposta lanciata dal Prof. Poggi, ex sindaco di Borgo a Mozzano, per una ipotesi di fusione tra questo comune con quelli contermini di Bagni di Lucca e Coreglia Antelminelli.
“Pensavamo che, dopo la bocciatura delle ultime fusioni in Garfagnana (quella di Appennino in Garfagnana e quella tra Castiglione di Garfagnana e Villa Collemandina), la “febbre fusionista” fosse tramontata – esordiscono i membri del comitato -; probabilmente ci sbagliavamo e non avevamo considerato le ambizioni di Poggi, immemore di una sonora bocciatura di fusione tra Borgo a Mozzano e Pescaglia nel 2013”.
“Comunque – incalza il comitato – è iniziato sulla stampa un legittimo dibattito su tale proposta e vedremo in futuro se si tratta di una ipotesi destinata a morire sul nascere o se veramente si attiverà il percorso previsto dalle leggi nazionali e regionali in materia. Sembrerebbe peraltro che vi sia un po’ di confusione in materia da parte dello stesso proponente; infatti dopo il primo lancio della proposta, probabilmente in seguito ad alcuni interventi critici, in un secondo intervento ha cercato di raddrizzare il tiro, facendo, a nostro modesto avviso, una toppa peggio del buco. Poggi ha infatti dichiarato che “il termine fusione è sbagliato e rischia di creare equivoci” specificando ciò che lui intendeva proporre, cioè “quello di un’Unione più forte e più strutturata, con una governance chiara – anche con un sindaco d’area – mantenendo i Municipi, gli uffici e le autonomie locali”.
“Qui pensiamo sia opportuno fare chiarezza – spiega il comitato -: non esistono possibilità intermedie tra fusione ed unione, o è l’una o è l’altra; non esiste giuridicamente in alcuna legge nazionale o regionale la figura del Sindaco d’Area. Per quanto riguarda la conservazione di Municipi all’interno degli attuali Comuni, ricordiamo che si tratta di una opzione facoltativa da prevedersi, anche in ordine alle funzioni ed alla composizione, in sede di approvazione del nuovo statuto del Comune unico o in via preventiva attraverso una delibera statutaria provvisoria con testo conforme dei vari consigli comunali interessati alla fusione. Il Testo Unico Enti Locali prevede genericamente che alle comunità dei Comuni oggetto di fusione vengano assicurati adeguati strumenti di partecipazione e decentramento dei servizi”.
“Alcuni degli intervenuti hanno invocato di far decidere i cittadini tramite un referendum – continua il Comitato -; precisiamo che tale consultazione non è una opzione bensì, in base alla normativa della Regione Toscana, un obbligo indispensabile per completare il processo di fusione; sarebbe semmai da rilevare che si tratta di referendum consultivo, tuttavia una successiva risoluzione del Consiglio Regionale toscano del 2016 indirizza politicamente questo organo su quale decisione assumere in base alle risultanze della consultazione popolare”.
“Attuacost si è battuta altre volte contro le fusioni comunali – riporta -, perché motivate da soli aspetti economico-finanziari e contabili-amministrativi, non rispondendo a criteri organizzativi, territoriali etc. Si corre dietro ad incentivi temporanei, per sbarcare il lunario qualche anno, sacrificando storie e tradizioni di comunità secolari ad una logica puramente economicistica”.
“Nel caso specifico della fusione Bagni di Lucca – Borgo a Mozzano – Coreglia Antelminelli, rileviamo ulteriori elementi di riflessione – sottolinea Attuacost -: Bagni di Lucca (165,60 kmq) è già oggi il secondo comune della provincia per superficie, superato solo da Lucca (186,64 Kmq). Ove si procedesse all’unificazione, avremmo un Comune abnorme di 290,83 Kmq, pari ad 1/6 esatto dell’intero territorio provinciale (1.773 Kmq); si tratterebbe, peraltro, di un territorio assai disomogeneo, prevalentemente appenninico, ma con una parte non secondaria sul lato delle Apuane. Ci pare che una simile accozzaglia difficilmente possa stare assieme e non potrebbe avere un vero capoluogo da tutti riconosciuto”.
“La forza di un Comune – dichiara – non la fanno la dimensione demografica o l’estensione territoriale ma la qualità delle classi dirigenti, il grado di coinvolgimento della popolazione e, non ultimo, la garanzia di adeguati trasferimenti pubblici per lo svolgimento delle funzioni previste istituzionalmente”.
“La crisi degli Enti Locali – secondo Attuacost – non discende da fenomeni naturali inevitabili; al contrario è il frutto di scelte politiche ben precise, non di ora ma derivanti da decenni, caratterizzate dai tagli dei trasferimenti pubblici agli Enti Locali, così come alla sanità e scuola pubblica, allo stato sociale etc. etc.. Quelli che oggi sono paladini delle fusioni dei Comuni cosa hanno fatto contro queste politiche? Il problema non è il numero dei Comuni; il problema sono i tagli e le scelte politiche!”
“Invece di partorire in continuazione norme nazionali e regionali che spingono alle fusioni, anche tramite incentivi economici, non sarebbe stato più sensato battersi per una vera legge sulla montagna che si prendesse carico realmente di un territorio ad alto rischio sia idrogeologico che di tenuta sociale?” si chiede il comitato.
“Per concludere – termina la nota – ribadiamo con chiarezza la nostra contrarietà a tale progetto, confermando che saremo sicuramente in campo, nel caso la proposta prendesse concretamente forma, cercando di contrastare, come abbiamo fatto con successo in altre occasioni, l’ennesimo tentativo di fusione senza senso, con le nostre forze e con la consueta mobilitazione capillare nei territori interessati”.