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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
borgo a mozzano

Quando l’Azalea era di tutti: la festa nata dal Centro Studi Shell di Borgo a Mozzano

Ci sono manifestazioni che si ripetono negli anni e diventano tradizione. Ma ci sono anche storie, persone e idee che rischiano di essere dimenticate.

La Festa dell’Azalea di Borgo a Mozzano, oggi conosciuta e apprezzata da tanti, non nasce per caso. E non nasce neppure soltanto dalla presenza diffusa di questo fiore nei giardini del paese. Nasce da un progetto preciso.

Negli anni ’60 e ’70, a Borgo a Mozzano operava il Centro Studi Agricoli della Shell, un ente che aveva un obiettivo chiaro: rilanciare l’agricoltura del territorio e formare nuove competenze, anche con corsi rivolti a giovani provenienti dall’Africa.

Era un centro vivo, dinamico, capace di guardare avanti. E fu proprio lì che l’azalea venne studiata, valorizzata e rilanciata come coltura simbolo della zona. Io lo ricordo bene. Perché negli anni 1974-1975 ho lavorato proprio in quel Centro Studi come tecnico. E quegli anni hanno segnato l’inizio della mia vita professionale.

La festa, quella vera, quella delle origini, fu ideata e organizzata proprio dal Centro Studi. Non era solo una mostra. Era un progetto economico e sociale.

Da quell’intuizione nacquero aziende locali di coltivazione dell’azalea, si sviluppò un piccolo ma importante indotto economico e il territorio trovò una nuova identità produttiva. L’azalea diventò qualcosa di più di un fiore: diventò una risorsa.

Ma la cosa più bella era il coinvolgimento dell’intera comunità. Tutte le frazioni di Borgo a Mozzano partecipavano attivamente. Le persone portavano le loro piante, spesso curate da anni, alcune vere e proprie azalee storiche. Il centro storico, il Convento Francescano, il Circolo L’Unione si riempivano di colori e di vita.

Nel Palazzo Pellegrini si trovava il cuore operativo del Centro Studi: giorni intensi, pieni di persone, idee, lavoro. Un via vai continuo che oggi è difficile anche solo immaginare.

Ma la Festa dell’Azalea non era soltanto fiori. Era anche, e forse soprattutto, una grande festa gastronomica popolare. Dalle frazioni arrivavano persone semplici che, per l’occasione, si trasformavano in cuochi. Ognuno portava il meglio della propria tradizione: bomboloni, necci, focaccette, polenta e tanti altri prodotti tipici. Ogni frazione aveva il suo menù, la sua identità, il suo modo di partecipare.

Il cuore di tutto era Piazza XX Settembre, poi lungo via Umberto I, dove si creavano punti di ristoro improvvisati ma autentici, pieni di vita e di profumi. Era una festa vera, fatta di comunità, di collaborazione, di orgoglio.

Dietro quella manifestazione c’erano nomi e volti che meritano di essere ricordati: la signora Carani, il dottor Binazzi, il dottor Lucchesi di Castiglione Garfagnana, il dottor Dozza, Luciano Brega, instancabile animatore, e tanti altri. E tra le figure più importanti va ricordata anche Isabella Bernardini Fanizza, proveniente da una famiglia importante di Lucca, una delle massime organizzatrici ed esperte. Fu proprio lei a promuovere un censimento delle azalee presenti nelle frazioni del comune, catalogando i diversi tipi di piante. Un lavoro prezioso, quasi scientifico, che oggi rappresenterebbe un patrimonio straordinario. Chissà se da qualche parte esiste ancora traccia di quel censimento.

Il Centro Studi Agricoli, purtroppo, nel tempo fece una brutta fine. Si trasferì prima a Barga e poi molto del materiale e delle attività furono assorbite dall’istituto agrario di Mutigliano, il Brusdraghi. Chissà, forse proprio lì, in qualche archivio, potrebbero esserci ancora documenti, studi e materiali legati a quell’esperienza. Sarebbe bello poterli recuperare.

Perché quel Centro Studi non fu solo un luogo di ricerca: portò sviluppo, lavoro e prospettive. Contribuì al miglioramento economico del territorio e lasciò un segno concreto nella vita di tante persone.

Oggi la Festa dell’Azalea continua, ed è giusto che sia così. Ma non è più quella di allora. Per questo nasce questa riflessione. Sarebbe bello affiancare alla festa momenti di memoria: un convegno, una mostra storica, un ricordo delle persone che l’hanno creata.

Perché ricordare non è nostalgia. È costruire il futuro partendo da radici vere. E forse proprio da quella storia, da quelle persone, da quel Centro Studi, si potrebbe trovare nuova energia per far crescere ancora questa manifestazione borghigiana.

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