Si avvicina l’evento “Fioriture di Primavera“, in programma il 16 e 17 maggio a San Romano in Garfagnana, e tra i protagonisti dell’esperienza “Wine in Art” ci sarà anche Silvia Masini, illustratrice e artista visiva lucchese che guiderà i partecipanti nella parte pittorica del laboratorio.
Il suo lavoro attraversa illustrazione, pittura e ricerca simbolica, sviluppando una poetica profondamente legata all’immaginazione, alla natura, alle emozioni e ai linguaggi non verbali. Negli anni Silvia Masini ha collaborato a diversi progetti artistici ed editoriali, portando avanti una ricerca visiva personale fatta di atmosfere oniriche, elementi naturali e mondi interiori.
All’interno di “Wine in Art” accompagnerà i partecipanti in un percorso creativo libero e intuitivo, dove vino, musica e pittura diventeranno strumenti per esplorare emozioni e percezioni, senza la necessità di competenze artistiche.
Nel suo lavoro tornano spesso immaginazione, natura ed elementi simbolici. Quanto conta, per lei, creare immagini che parlino anche alle emozioni e non solo allo sguardo?
“Le immagini sono un modo per tradurre il sentire. Per me fare arte è principalmente comunicare. Le immagini sono l’espressione — a volte la sintesi — di pensieri e concetti indissolubilmente legati alle emozioni. Cerco di tradurre il mio sentire attraverso il mio lavoro: a volte è l’impellenza di un messaggio che voglio condividere, altre volte è l’incanto che immagino e che mi piace raccontare”.
“Wine in Art” è un’esperienza molto diversa dal classico laboratorio artistico: cosa l’ha incuriosita di questo incontro tra vino, musica e pittura?
“Dallo scambio e dalla contaminazione nascono le idee. In un mondo dove tutto comunica e i canali d’ascolto restano aperti, c’è fermento, c’è il gioco. Quella tra vino, musica e pittura è una combinazione seducente: un invito a insegnare alla ragione il linguaggio della fantasia. È un sentire diffuso che coinvolge tutti i sensi, una vera e propria cassa di risonanza per sensazioni ed emozioni”.
Durante il laboratorio guiderà persone che, in molti casi, non hanno mai dipinto. Come si aiuta qualcuno a liberarsi dalla paura di “non saper disegnare”?
“In questo caso specifico non si tratta di “saper fare”, ma piuttosto di trovare un modo personale per esprimersi e giocare. Se partiamo dall’idea che l’arte sia un’estensione del concetto di libertà, allora non esistono standard prestabiliti, ma curiosità e voglia di sperimentare. È un tempo divergente dove poter comunicare con noi stessi, aprire porte ed essere liberi anche di sbagliare”.
Le sue opere sembrano spesso aprire mondi sospesi, quasi onirici. Quanto il contatto con la natura e con il paesaggio influenza il suo immaginario artistico?
“La natura rappresenta per me la bellezza. È il tessuto, la materia che compone tutto e tutti. Mi piace l’idea di cambiare prospettiva, di immaginare sguardi che non siano umani, di allontanarmi qualche passo dal nostro centro per inciampare nella meraviglia”.
In un’epoca molto veloce e digitale, che valore può avere oggi fermarsi a creare qualcosa con le mani, in modo spontaneo e intuitivo?
“Credo che nell’essere umano esista un bisogno intrinseco di usare le mani: creare, plasmare, colorare e vedere concretizzarsi qualcosa è sempre una sensazione bellissima. Creare con le mani ci riporta al presente. Ci aiuta ad apprezzare il qui e ora, persino nell’attesa che un lavoro asciughi. Così possiamo riscoprire la magia della materia, che a sua volta ci plasma e ci ricorda quei limiti che spesso nel mondo digitale dimentichiamo di avere”.
“Fioriture di Primavera” mette insieme arte, territorio e comunità. Secondo lei, esperienze artistiche come questa possono aiutare le persone a vivere i luoghi in modo più profondo e personale?
“Le esperienze, intese come emozioni, si legano in modo indissolubile ai luoghi in cui vengono vissute. Si fissano come ricordi. L’uno sguardo diverso, una prospettiva inaspettata — come quella che può regalare un’esperienza artistica — arricchisce sia noi che il luogo stesso di nuovi significati, creando un legame reciproco e profondo”.