C’è chi, quando viaggia, non vede l’ora di assaggiare i piatti tipici del posto. Chi organizza la giornata per entrare in quel negozio famoso, chi cerca il panorama perfetto o chi, semplicemente, vuole staccare la spina e non fare assolutamente niente.
Io, invece, ho una piccola abitudine: ogni volta che posso entro nelle chiese e nelle cattedrali. Non per un motivo religioso. Mi affascinano. Ogni volta che attraverso quel portone ho la sensazione di entrare in una macchina del tempo. Sono luoghi capaci di racchiudere secoli di storia, storie di uomini e donne, opere d’arte e piccoli segreti. Mi piace osservare i dettagli, immaginare il lavoro di chi le ha costruite, scolpite e decorate. Dietro ogni colonna, ogni pavimento e ogni statua si nasconde una storia che aspetta solo di essere scoperta.
A Londra ce n’è una che continua ad attirare la mia attenzione: St. Paul’s Cathedral. È impossibile non notarla. La sua grande cupola domina lo skyline della città e, quando il cielo è terso (sì, perché anche a Londra le giornate di sole non mancano!), il bianco della pietra risalta in un contrasto davvero spettacolare. Imponente ed elegante. Mi è capitato di passarci davanti tante volte. Durante una passeggiata, una caccia al tesoro per le vie della città o semplicemente esplorando un quartiere nuovo. Ogni volta mi fermo qualche istante a guardarla. Non sono ancora riuscita a visitarla all’interno, ma è nella mia wishlist.
Nel frattempo, però, mi sono messa a curiosare sulla sua storia. E proprio durante quella ricerca ho scoperto un particolare che mi ha fatto sorridere. Tra Londra e la Garfagnana esiste un legame fatto di pietra. Quando si parla di marmo toscano, il pensiero corre subito a Carrara. In realtà, le Alpi Apuane raccontano una storia molto più ampia, che comprende anche la Garfagnana, dove da generazioni uomini e donne lavorano una delle pietre più apprezzate al mondo.
Ed è proprio qui che entra in scena Apuana Marmi Vagli, realtà nata nel 1964 grazie all’iniziativa di ventuno cavatori che decisero di unire saperi e competenze per valorizzare il marmo del territorio. Oggi, insieme alla tradizione tramandata negli anni, il marmo incontra anche l’innovazione grazie a Garfagnana Innovazione, dove la lavorazione artigianale dialoga con tecnologie robotiche d’avanguardia per dare forma a progetti destinati a tutto il mondo.
Anche a Londra. Uno degli esempi è Selfridges, lo storico grande magazzino di Oxford Street. Alcuni elementi in marmo presenti nella riqualificazione dell’area di Duke Street e negli spazi più prestigiosi del negozio sono il risultato di questo incontro tra la pietra delle Apuane, la progettazione contemporanea e le nuove tecnologie.
Anche St. Paul’s Cathedral racconta, in modo diverso, il rapporto tra questa città e il marmo. All’interno della cattedrale il pavimento geometrico della navata alterna marmo bianco italiano e marmo nero, mentre nella cripta si trovano monumenti realizzati con pietre provenienti da luoghi diversi.
Pensare che una materia estratta tra le montagne della nostra terra possa arrivare fino al cuore di una delle città più importanti del mondo fa un certo effetto. E, forse, ancora più del risultato finale, colpisce il viaggio che quel marmo ha compiuto. Un tempo i cavatori facevano scendere enormi blocchi lungo i pendii delle Apuane con la lizzatura, un sistema tanto ingegnoso quanto faticoso, affidato a corde, tronchi e all’esperienza di uomini che conoscevano la montagna come le proprie tasche. Oggi la tecnologia ha cambiato il modo di lavorare la pietra, ma non il valore di quel mestiere, che continua a portare nel mondo un pezzo della nostra identità.
La cosa buffa è che, passeggiando per Londra, nessuno ti racconta questa storia. Non existe una targa che ricordi il legame con la Garfagnana o con i cavatori toscani. È una scoperta che si fa leggendo, cercando e mettendo insieme i pezzi. Ma la verità è che questo mi fa pensare a quanto spesso ci sforziamo di cercare risposte o legami, quando in realtà basterebbe solo seguire il nostro istinto. C c’è sempre un motivo se un luogo, un dettaglio o un paesaggio ci attira senza una spiegazione apparente. Prima ancora che la logica ci arrivi, la nostra pancia sa già che lì c’è qualcosa che ci appartiene.
Siamo un intreccio continuo di coincidenze, connessioni e fili invisibili che si annodano nei posti più impensabili. Ed è in momenti come questo che capisci che sì, è proprio vero: il mondo è davvero piccolo.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R




