Ci sono fotografie che non hanno bisogno di molte spiegazioni. Basta guardarle perché riescano a raccontare un’epoca, una comunità e un modo di vivere che sembrano ormai lontanissimi.
Questa bellissima immagine mi è stata fornita da Tina Marchesciano. Al centro vediamo una donna circondata da alcuni bambini. Uno di loro è stretto fra le sue braccia mentre viene allattato; gli altri le stanno accanto, quasi a voler partecipare anche loro a quel momento di tenerezza, protezione e vita.
È una fotografia che colpisce profondamente, perché ci riporta a una consuetudine che un tempo era presente anche nei nostri paesi: quando una donna aveva latte in abbondanza, non esitava a offrirlo anche al figlio di un’altra madre che, per motivi di salute o per altre difficoltà, non riusciva ad allattare o non ne aveva a sufficienza. Era un gesto semplice, naturale, compiuto senza clamore e senza attendersi riconoscimenti. Non si parlava di solidarietà, di volontariato o di assistenza. Si aiutava chi aveva bisogno e basta. Il latte di una madre diventava così nutrimento anche per un altro bambino. Un dono prezioso, forse uno dei più intimi e generosi che una donna potesse offrire.
Anch’io ricordo che, ancora in tempi non troppo lontani, qualche mia amica o qualche amica di mia moglie ha dato il proprio latte a bambini le cui mamme non ne avevano abbastanza. Succedeva spontaneamente, tra parenti, vicine di casa o persone che si conoscevano e si fidavano le une delle altre. C’era soprattutto la consapevolezza che nessun bambino dovesse essere lasciato solo davanti a una necessità così importante.
Nei paesi di allora le famiglie vivevano molto più vicine. Le porte delle case erano spesso aperte e le difficoltà di una persona diventavano, in qualche maniera, una responsabilità dell’intera comunità. Se una madre si ammalava, un’altra donna accudiva i suoi figli. Se in una casa mancava il pane, qualcuno ne divideva una fetta. Se un bambino aveva bisogno di latte, un’altra mamma lo accoglieva al proprio seno. Era una forma profonda e silenziosa di maternità condivisa.
Quelle donne non si sentivano eroine e probabilmente non avrebbero neppure compreso fino in fondo il valore straordinario del loro gesto. Per loro era qualcosa di normale, appartenente alla vita quotidiana. Eppure, osservato oggi, quel comportamento appare come una grande lezione di generosità e di umanità.
Questa fotografia ci parla anche della forza delle donne di un tempo. Donne spesso abituate alla fatica, al lavoro nei campi, alla cura della casa e di famiglie numerose. Donne che possedevano poco, ma quel poco erano capaci di dividerlo con gli altri. Nell’immagine colpisce soprattutto la naturalezza della scena. La donna sembra proteggere tutti quei bambini con il proprio corpo e con le proprie braccia. Non appare soltanto come la madre di uno di loro, ma quasi come la madre di tutti. Intorno a lei non ci sono ricchezze, comodità o oggetti particolari. Ci sono però affetto, fiducia e una vicinanza umana che nessuna ricchezza potrebbe sostituire.
Non so se oggi episodi come questo accadano ancora. Probabilmente esistono ancora madri generose e persone capaci di offrire aiuto nelle situazioni di bisogno. Sarebbe ingiusto pensare che nel nostro tempo non esista più la solidarietà. Una cosa, però, mi sembra certa: la solidarietà di allora era più spontanea, immediata e diffusa. Non aveva bisogno di organizzazioni, regolamenti o lunghe spiegazioni. Nasceva dalla conoscenza reciproca, dal vicinato e dal sentirsi parte della stessa comunità.
Oggi abbiamo più conoscenze, più servizi e maggiori possibilità. Ma forse abbiamo perduto un poco di quella capacità di accorgerci dei bisogni di chi vive accanto a noi e di considerarli anche nostri. Conservare e pubblicare fotografie come questa non significa soltanto ricordare con nostalgia il passato. Significa consegnare ai giovani una testimonianza importante: le nostre comunità sono cresciute anche grazie a gesti silenziosi, compiuti da persone che non cercavano riconoscimenti e che spesso non sono mai state ricordate. Un bambino nutrito da una donna che non era la sua mamma rappresentava molto più di una necessità affrontata. Era il segno che la vita di quel bambino riguardava tutti.
Grazie dunque a Tina Marchesciano per aver custodito e condiviso questa fotografia. È un’immagine dolcissima, ma anche un documento storico e umano di grande valore. Ci ricorda un tempo in cui perfino il latte di una madre poteva diventare un bene condiviso. E ci insegna che la solidarietà più autentica non ha bisogno di grandi parole: nasce da un bisogno, passa attraverso un gesto e arriva direttamente al cuore.
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