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Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
corsagna

Ognissanti negli anni ’60: i ricordi di un chierichetto

Oggi, primo novembre, festa di tutti i Santi, il pensiero torna agli anni Sessanta, quando ero ragazzo e facevo il chierichetto nella mia parrocchia, nella chiesa di San Michele Arcangelo a Corsagna, nel comune di Borgo a Mozzano.

Allora Ognissanti era una delle ricorrenze religiose più sentite. Fin dal mattino le campane annunciavano la festa e la chiesa si riempiva di fedeli per la Messa solenne. Era una giornata particolare, vissuta con grande partecipazione da tutta la comunità.

Per noi chierichetti tutto cominciava in sacrestia. Indossavamo la veste nera, sopra la quale mettevamo la cotta bianca. Preparavamo le ampolline dell’acqua e del vino, le candele, il campanello e il turibolo per l’incenso, che non mancava in quella celebrazione solenne. Il suo profumo si diffondeva nella chiesa, contribuendo a creare un’atmosfera suggestiva. Ognuno di noi aveva un compito preciso e doveva seguire con attenzione i gesti del sacerdote.

Nei primi anni Sessanta la Messa era ancora celebrata in latino. Don Sergio Giorgi, il nostro parroco, rivolto verso l’altare, pronunciava le preghiere mentre noi chierichetti rispondevamo con le parole imparate a memoria: Et cum spiritu tuo, Amen, Deo gratias. Non sempre ne comprendevamo il significato, ma sapevamo esattamente quando pronunciarle.

Particolarmente emozionante era il momento della consacrazione. Il suono del campanello accompagnava l’elevazione dell’Ostia e del Calice, mentre i fedeli si inginocchiavano in adorazione. Il silenzio e il raccoglimento rendevano quel momento ancora più solenne.

Ma la festa di Ognissanti non terminava con la Messa del mattino.

Nel pomeriggio arrivava il momento dei Vespri, la preghiera liturgica composta da salmi, antifone e inni, tradizionalmente cantati in latino. La voce di don Sergio, il ritmo dei salmi e la partecipazione dei fedeli creavano un’atmosfera particolare, diversa da quella vissuta durante la celebrazione mattutina.

Era proprio in quelle ore che si avvertiva un cambiamento. Alla gioia della festa di tutti i Santi subentrava gradualmente un clima più silenzioso, raccolto, quasi malinconico. La comunità si preparava spiritualmente alla commemorazione dei defunti del giorno successivo.

Nella tradizione religiosa di allora, ai Vespri di Ognissanti potevano seguire le prime preghiere di suffragio. Il bianco dei paramenti della festa lasciava spazio al nero delle funzioni dedicate ai defunti. Un cambiamento che, agli occhi di noi ragazzi, sembrava trasformare nel giro di poche ore l’atmosfera della chiesa.

Anche i canti e le preghiere assumevano un significato diverso. Dalla gioia della solennità si passava al ricordo delle persone scomparse e alla speranza cristiana nella vita eterna.

Con il trascorrere degli anni molte cose sono cambiate. Le riforme liturgiche hanno modificato lo svolgimento delle celebrazioni, il latino ha lasciato generalmente il posto all’italiano e alcune antiche consuetudini sono diventate meno frequenti.

Oggi, a distanza di oltre sessant’anni, ripensando a quelle giornate nella chiesa di San Michele Arcangelo, mi tornano alla mente la veste nera, la cotta bianca, il profumo dell’incenso, la voce di don Sergio e quelle parole latine pronunciate davanti all’altare.

Ma forse il ricordo più intenso rimane proprio il pomeriggio del primo novembre, quando la gioia di Ognissanti lasciava lentamente spazio al silenzio e al raccoglimento, preparando i nostri cuori alla giornata successiva.

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