Un pc e un divano letto. Questo il materiale che, nel pomeriggio di ieri, Il Ritrovo di Roberta ha consegnato al Centro Hospice “Le Piane” di Villetta San Romano, ricavato dai calendari dei dieci anni dell’associazione.
Grazie ai contributi e alle donazioni ricevute da singoli privati e aziende, è stato infatti possibile raccogliere fondi per l’acquisto di materiale – richiesto dalla stessa direzione e concesso nell’ottica di una collaborazione fra associazioni – da mettere a disposizione della struttura Asl.
Per Il Ritrovo di Roberta erano presenti la presidente Catia Donati, la vice-presidente Barbara Bandini, l’addetta alle comunicazioni e ai social Laura Focchi, Mariana Bravi e Stefania Adami che ha ideato il bellissimo calendario e ha scattato le foto. Per l’Asl, invece, sono intervenute la responsabile medico dottoressa Emanuela Turriani dell’Unità Funzionale Cure Palliative – Zona Valle del Serchio, Azienda USL Toscana Nord Ovest e la capo infermiera Valentina Grisanti, assieme ad altre addette e infermiere della struttura.
La visita alla struttura ha permesso di prendere visione del materiale donato nella sua collocazione finale. La dottoressa e la capo infermiera hanno voluto ringraziare sentitamente l’associazione per questo materiale già in uso presso la struttura.
La presidente de Il Ritrovo di Roberta, Catia Donati, ha ribadito la volontà dell’associazione di essere legata al territorio; un legame che passa anche da un piccolo gesto come questo, frutto in realtà di un lavoro importante come la preparazione, l’ideazione e la realizzazione del bellissimo calendario. La presidente ha voluto ribadire il proprio ringraziamento per Stefania Adami che ha avuto l’idea e ha realizzato le fotografie.
Dice Adami: “Il titolo è “La vita in corso”, l’idea è stata quella di mettere insieme vite passate e presenti, attraverso l’utilizzo di oggetti del tempo o situazioni dove il soggetto è attuale e l’ambiente è del passato. Oppure il contrario…” Quindi che cosa ha fotografato? “Le foto più originali sono state varie: in una abbiamo portato un cavallo con un calesse a rifornirsi ad una pompa di benzina; ci sono poi situazioni paradossali, da sembrare quasi ridicole, e che invece hanno un significato filosofico”. Tipo? “Gli oggetti che sono vissuti, che hanno avuto una vita propria in passato, e che ritornano alla vita con un altro significato, in un contesto attuale. Ad esempio la foto del mese di novembre raffigura una ricercatrice del Sant’Anna di Pisa che lavora al computer, con i suoi oggetti odierni intorno, su un letto di una camera che è rimasta esattamente come era stata lasciata dalla proprietaria, deceduta da molti anni. L’idea di fondo è che la vita non finisce, continua; quindi gli elementi del passato vengono riutilizzati, in chiave moderna. Diluire il tempo, perché il tempo non è statico, ma è un tempo lungo, che non finisce mai, finché la vita è in corso”.
A questo è legato anche il fatto di aver ideato un calendario di 13 mesi. “La fine non è con il mese di dicembre – spiega Adami -, ma si arriva a gennaio 2027. Perché la vita ricomincia, e gennaio è il mese in cui riparte il nuovo anno. Il calendario contiene anche due foto del figlio di Roberta, che ha partecipato. La prima è del mese di gennaio, dove si vede di spalle, che guarda indietro, e tra i suoi tatuaggi compare anche la foto della madre; la seconda è di dicembre, in bianco e nero: l’unica, perché le altre foto sono tutte a colori.”.
Stefania Adami è una fotografa affermata. Si è dedicata alla fotografia di reportage sociale, viaggiando. Ha documentato l’universo femminile iraniano e il popolo senegalese in patria. Ha realizzato storytelling sul volontariato in Italia e sugli eccessi alimentari consumati a bordo delle navi da crociera. Ha raccontato di immigrati africani e di donne colpite dal tumore al seno. Dal 1996 ha vinto moltissimi premi, in questo momento si sta occupando di un progetto fotografico legato alla strada del Brennero.
Nel retro del calendario, Stefania aveva presentato così il suo lavoro: “È l’invito a vedere il tempo non come una linea retta, ma come una trama intrecciata di esperienze ed emozioni. Oggetti e luoghi sempre in movimento. In queste fotografie s’incontrano passato e presente, spazi e strati di vita. Le persone che li abitano – donne, uomini, bambini, presenze piene e vere – si muovono fra ciò che è stato e ciò che sarà, portando con sé forza e fragilità, impegni e desideri. E’ un viaggio surreale, sospeso nella bellezza imperfetta dell’esistere. Un progetto nato per rendere omaggio a chi, con il proprio impegno volontario, costruisce legami e attraversa confini, non solo geografici e temporali, ma soprattutto emotivi. Perché la vita non si lascia fermare. Non si chiude in una data. Si sposta. Si trasforma. La vita è in corso. E ci sorprende”.
Laura Focchi, addetta ai social per l’associazione, ha infine spiegato l’idea della donazione alla struttura di Villetta: “Ci è venuta quando ci siamo rese conto che era importante continuare ad essere parte attiva nel territorio. Perché noi diamo un servizio al territorio e riceviamo tantissimo. Tutte le persone che fanno volontariato danno un contributo, che torna verso l’associazione. Così ci siamo fatte trovare pronte per restituire al territorio qualche cosa. Abbiamo pensato a questa struttura, l’Hospice, perché comunque è un punto di riferimento importante, in quanto svolge una funzione molto delicata e fondamentale in momenti complessi della vita”.
Questa è un’altra delle grandiose iniziative di questa associazione, che è profondamente radicata nel nostro territorio e che coltiva il suo legame con questa terra anche attraverso questi gesti. Un legame positivo sotto molti punti di vista, perché aiutare le persone è la loro priorità assoluta.

















