Domenica 6 settembre, a Corsagna, sarà una giornata di festa. Il Bar Ristorante Pizzeria Branduzzi celebrerà sessant’anni di attività: un traguardo importante per una famiglia, ma anche per un paese che in quel locale ha visto passare generazioni, storie, amicizie e pezzi della propria vita.
Eppure, in mezzo alla gioia, ci sarà un’assenza che sarà impossibile non avvertire. Giulio non ci sarà. Forse è proprio da qui che bisogna partire per raccontare questa domenica.
Ho già scritto di Giulio, l’ho fatto quando la sua scomparsa mi aveva riportato alla mente tanti ricordi della nostra amicizia. Avevo raccontato l’uomo, l’amico, il gestore del locale, quella presenza capace di accogliere tutti con una battuta, un sorriso e una parola sempre pronta. Ma domenica sarà diverso, perché quella festa avrebbe dovuto esserci anche lui a viverla, a guardare ciò che la sua famiglia è riuscita a costruire e soprattutto a continuare.
Sessant’anni sono tanti, sono una vita. La storia era cominciata con Narciso Branduzzi e Anna Maria Mallegni, nella vecchia locanda di via Postabbio, per poi proseguire dal 1966 nella nuova attività. Giulio raccolse quel testimone insieme a Elisabetta e lo portò avanti con il suo modo di essere, con il lavoro quotidiano e soprattutto con quella capacità di stare in mezzo alla gente che chi lo ha conosciuto difficilmente può dimenticare.
Per me, però, Giulio non era soltanto quello che stava dietro il banco del bar o che mandava avanti il ristorante: era un amico. Quando viene a mancare un amico, rimangono gesti apparentemente piccoli che con il passare del tempo diventano enormi. Rimangono le parole, le battute, gli incontri, le abitudini. Rimane soprattutto quella strana sensazione che, passando davanti a un luogo dove lo hai visto per una vita, prima o poi tu debba rivederlo comparire.
Domenica probabilmente succederà anche questo. Ci saranno Elisabetta, Narciso e Giovanni. Ci saranno i familiari, gli amici, i clienti e tanti corsagnini. Ci saranno i tordelli preparati secondo quella ricetta che da tre generazioni rimane gelosamente custodita dalla famiglia. Ci saranno i ricordi e certamente anche tanti sorrisi.
Ma in mezzo a tutti loro, almeno per chi gli ha voluto bene, ci sarà anche Giulio. Ci sarà senza esserci, e forse sarà questo l’aspetto più emozionante di una festa che inevitabilmente porterà con sé sentimenti diversi: la soddisfazione per un traguardo così importante e, nello stesso tempo, il rimpianto per chi quel traguardo avrebbe meritato di raggiungerlo insieme alla sua famiglia.
La vita, però, ha una regola alla quale nessuno può sottrarsi: deve continuare, ed è giusto che sia così! Elisabetta ha avuto la forza di andare avanti. Narciso e Giovanni hanno raccolto il testimone. Quella porta ha continuato ad aprirsi, la cucina ha continuato a lavorare, i clienti hanno continuato ad arrivare e una storia iniziata sessant’anni fa non si è fermata. Non significa dimenticare, significa esattamente il contrario. Significa fare vivere ciò che chi non c’è più ha contribuito a costruire.
Per questo domenica vorrei che fosse soprattutto una bella giornata. Una giornata di festa per Elisabetta, per Narciso e Giovanni e per tutta la famiglia Branduzzi. Se la meritano. Ma sono sicuro che, almeno per un momento, qualcuno guarderà verso quel banco e penserà a Giulio. Io certamente lo farò. Mi piace immaginare che, da qualche parte, anche lui guardi quella festa con il suo sorriso.
Sessant’anni dopo, la storia dei Branduzzi continua e dentro quella storia, Giulio continuerà ad esserci.