La mostra fotografica “Caprignana – Frammenti di storia e immagini di vita in paese, lungo i sentieri dell’Alpe, per le strade del mondo”, inaugurata il 1° agosto 2015 nella sala parrocchiale della frazione di San Romano in Garfagnana, nasce da un’idea di Anna Satti, che ne cura attualmente l’allestimento e accompagna volentieri i visitatori alla scoperta dei materiali esposti. L’iniziativa si è sviluppata nel tempo grazie alla collaborazione di numerosi compaesani, delle famiglie del borgo e dei discendenti degli emigranti, che hanno contribuito con fotografie, lettere, documenti, oggetti e testimonianze. Il risultato è un percorso affascinante che racconta la vita quotidiana di Caprignana e, soprattutto, le molte strade percorse dai suoi abitanti verso altri paesi e continenti.
Una sezione significativa è infatti dedicata all’emigrazione, fenomeno che ha segnato profondamente la storia della comunità. Tra le vicende documentate, per fare qualche esempio, emergono quelle di Aurelio Satti, nato intorno al 1876, emigrato negli Stati Uniti nel 1913 e rientrato nel 1930 per acquistare una fattoria a Montecarlo, seguito dal figlio Vittorio, mentre le sorelle Pia e Lina scelsero la via dell’Argentina. Accanto a lui compare il fratello Artemisio Flaminio Satti, nato nel 1883, emigrato nel Rhode Island, lavoratore in una seteria, naturalizzato nel 1928 e morto a Providence nel 1950. Dalla sua discendenza sono tornate a Caprignana nel 2024 Joy e Gay, che hanno ricevuto la cittadinanza affettiva e ricostruito i legami con le famiglie Satti, Mannolini e Marovelli.
La mostra ricostruisce anche le vicende dei fratelli Mannolini. Basilio, arrivato negli Stati Uniti nel 1907, lavorò nell’industria automobilistica fino a diventare proprietario della “Mannolini Auto Supply”, mentre il fratello Rocco, giunto nel 1912, si sposò con Albertina Satti e lavorò per molti anni alla Potter & Johnston Machine Company. Particolarmente toccante è la vicenda di Agatha Mannolini, nata nel 1924, rimasta a lungo in contatto epistolare con il paese e sopravvissuta al naufragio dell’Andrea Doria durante un viaggio di ritorno negli Stati Uniti. Le sue lettere, conservate in mostra, rappresentano una delle testimonianze più vive del rapporto mai interrotto tra gli emigrati e la loro terra d’origine.
Tra le storie che la mostra ha contribuito a riannodare vi è anche quella della famiglia Marovelli. Nel 2023 hanno visitato Caprignana Erin e Roberta Marovelli, nipoti di Orlando Marovelli, emigrato negli Stati Uniti nel 1913 per raggiungere il fratello Ercole e la sorella Maria già stabiliti oltreoceano. Con loro era presente Valerie Verduce, altra discendente della famiglia. La visita al paese e alla mostra è stata un momento di grande emozione: le discendenti hanno potuto conoscere i luoghi delle loro origini, raccogliere pietre dell’antico borgo di Caprignana Vecchia e riportarle al padre Robert Marovelli, veterano della Seconda guerra mondiale che non ha mai visitato l’Italia ma che ha conservato per tutta la vita il ricordo dei racconti familiari.
Accanto alle partenze dirette verso le Americhe, la mostra documenta l’importante fenomeno migratorio verso la Francia. Vi compaiono le vicende di Luisa Bonaldi e quelle di Maria Teresa ed Emilia, trasferitesi tra Marsiglia e Aix-en-Provence. Grazie alla relativa vicinanza geografica e alla presenza di familiari rimasti in Italia, i rapporti con Caprignana sono rimasti particolarmente intensi nel corso delle generazioni. Ancora oggi i loro discendenti frequentano regolarmente il paese; i figli di Emilia hanno acquistato una casa nell’affascinante cornice di Caprignana Vecchia e continuano a trascorrervi parte dell’anno.
Uno spazio specifico è dedicato anche alle donne che lasciarono il paese per lavorare come balie in Francia. Tra i nomi ricordati figurano Chiarina, Emilia e Celeste, protagoniste di una pagina spesso trascurata della storia migratoria garfagnina ma fondamentale per comprendere il contributo femminile ai movimenti migratori del Novecento.
Le rotte dell’emigrazione da Caprignana arrivarono anche in Australia. Nei primi anni Cinquanta partirono, tra gli altri, Amedeo e Silvano Satti. Come molti emigranti dell’epoca iniziarono lavorando nei boschi; successivamente Silvano trovò impiego nelle miniere d’oro, mentre Amedeo costruì la propria attività nel settore immobiliare acquistando, ristrutturando e rivendendo abitazioni. Anche le loro esperienze mostrano la capacità degli emigranti di adattarsi a realtà lontane, ma senza recidere il legame con il luogo d’origine.
Nel loro insieme queste storie compongono un archivio vivo che non si limita a esporre fotografie, documenti ed oggetti di vita quotidiana, ma ricuce la memoria di una comunità dispersa nel mondo. Le lettere, le immagini, gli oggetti e i ritorni dei discendenti raccontano come Caprignana abbia continuato a vivere nella mente e nei ricordi di chi è partito e dei loro figli e nipoti. Si tratta di un lavoro costruito interamente grazie all’impegno volontario di chi ha raccolto materiali, conservato memorie e condiviso testimonianze familiari. Un patrimonio che meriterebbe di essere ulteriormente valorizzato e sostenuto, perché dimostra come anche un piccolo paese possa custodire e trasmettere una storia capace di parlare alle generazioni presenti e future.



