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Redazione
ANNO XIVdomenica 8 Novembre 2026
coreglia antelminelli

Giovanni Pascoli e Manara Valgimigli, carteggio tra giganti: a Ghivizzano il racconto di un’amicizia

Un pubblico numeroso ed interessato questa mattina, nella sede comunale distaccata del comune di Coreglia Antelminelli a Ghivizzano, per la conferenza sulla pubblicazione del carteggio tra Giovanni Pascoli e Manara Valgimigli realizzata nell’ambito della quinta edizione del Festival “I Musei del Sorriso”.

A portare il suo saluto, in apertura, l’assessore alla cultura Lara Baldacci. È poi intervenuto Alessandro Colombini, presidente dell’assemblea del sistema museale territoriale della provincia di Lucca, che ha spiegato come questa rassegna sia stata promossa per rendere i musei luoghi di memoria, di studio e di ricerca oltre le proprie collezioni. Colombini si è soffermato quindi sulla pubblicazione, a cura di Sara Moscardini, evidenziando come riesca ad avvicinare due luoghi di grande valore per la memoria e l’identità della Valle del Serchio: la Casa Museo Giovanni Pascoli di Barga, da un aparte, ed il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione di Coreglia Antelminelli, dall’altro. Ed è proprio nel piccolo borgo di Coreglia che Manara Valgimigli amava trascorrere le sue vacanze estive.

Maria Bruna Caproni, presidente della Fondazione Pascoli, ha fatto notare come “La Casa di Castelvecchio” non sia soltanto il luogo in cui Pascoli visse, ma è anche lo spazio in cui le sue relazioni con il mondo della cultura del tempo hanno lasciato una testimonianza concreta e straordinatamente ricca. In questo luogo, infatti, si custodisce l’Archivio di Giovanni e Maria Pascoli. Le carte ci restituiscono anche la trama di amicizie, scambi, confronti, affinità, divergenze, legami che contribuiscono a rendere più completa la conoscenza della sua personalità. Caproni ha concluso ringraziando quanti hanno contribuito alla realizzazione della pubblicazione e il festival I Musei del Sorriso.

Lucia Morelli e Sara Moscardini hanno incentrato il loro intervento sull’incontro tra i due, Giovanni Pascoli e Manara Valgimigli, da prima ignoti, che si riconoscono, diventano amici e continuano a raccontarsi attraverso le lettere. Lettere che mostrano il loro rapporto, nato come uno scambio tra maestro e allievo, ma trasformatosi nel tempo in un’amicizia profonda e duratura. E lo si nota dal tono delle lettere, che diventano meno formali: così il Pascoli, da un gioco di parole scherzose, trasforma il nome “Manarino” in “Manarèn”, che significa “mannaia”; e talvolta lo sostituisce disegnando una mannaia vera e propria. Ed anche Manara, nelle sue missive, usa toni burleschi.

Lucia Morelli, in particolare, si è soffermata a parlare dell’amore di Manara Valgimigli per Coreglia, dove l’illustre filologo viene ricordato come uno dei fedeli ospiti estivi, amante dello scopone, delle selve, dell’aria, delle passeggiate, dei panorami ed entrato a far parte della memoria del vecchio borgo. Coreglia ridando vita al “Manarino”, il premio letterario per una fiaba inedita intitolato all’illustre filologo, sembra volerne impedire l’oblio.

Due borghi, due comuni. Ma anche due personalità illustri capaci, ancora oggi, di parlare al presente e di creare un ponte tra comunità vicine.

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