Domenica 15 febbraio appuntamento nelle piazze di Lucca, Viareggio e Gallicano per protestare contro la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
A Lucca in Piazza Napoleone dalle 10,30 alle 12; a Viareggio davanti al Gran Caffè Margherita dalle 11,00 alle 12,30 e davanti al Centro Antiviolenza Non Ti Scordar di Te in Ponte di Campia dalle 10,30 alle 12,00.
Una mobilitazione diffusa, in tutta la Toscana e in tutta Italia, organizzata dalla Rete Di.Re., a cui hanno aderito moltissime associazioni, organizzazioni, partiti, donne e uomini per il rispetto della libertà di autodeterminazione delle donne.
“Dal 1946 al 1996 la violenza sessuale era definita un reato contro la pubblica morale. Finalmente, grazie al movimento delle donne, il 15 febbraio 1996 viene approvata la legge 66/1996 che inserisce la violenza sessuale contro i crimini alla persona.
Ma l’emendamento Bongiorno all’art. 609 bis c.p. attiva meccanismi pericolosi per le donne: viene stralciato il termine consenso e imposto il dissenso, il “contro la volontà”.
COsì si legge nella nota congiuta di Centro Antiviolenza Luna, Centro Antiviolenza Non ti Scordar di Te, La Citta delle Donne ODV, CGIL Coordinamento Pari opportunità, Coordinamento Donne Spi CGIL, Centro Donna Lucca, Ass. Sinistra Con, Giovani, Democratici Federazione Lucca, PD Territoriale Lucca, Conferenza Donne Democratiche di Lucca, PD Lucca, PD Castelnuovo di Garfagnana, Europa Verde – AVS Lucca e Auser Lucca.
“Anziché affermare il principio che l’autodeterminazione è una scelta frutto di una volontà attiva e consapevole e attuale, si rischia di arrivare al modello “chi tace acconsente” – affermano -. Il consenso non è un dettaglio linguistico, è fondamentale per la tutela contro la violenza sessuale e va rimesso al centro della legge. Anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi con il Comitato delle Pari Opportunità chiede di reintrodurre esplicitamente il riferimento al consenso”.
“Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo in Italia – sottolineano – incidono direttamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate e libere. Lo spostamento del focus della legge dal consenso al dissenso riguarda l’intera Società. Le donne tornano, con questa modifica, ad essere ufficialmente costrette all’onere della prova, dimostrando di avere detto no con “valutazione della situazione e del contesto”. Chi accompagna le donne ogni giorno nei percorsi di uscita dalla violenza sa molto bene quante e quali eccezioni a questa esemplificazione devono essere considerate”.
“La violenza sessuale non è un equivoco o un malinteso – dichiarano -. Senza consenso è stupro, è potere, è controllo, è scelta di violenza. La proposta della variazione dal consenso al dissenso non considera l’incapacità di reazione per paura, asimmetria di potere o di esperienza, per soggezione o dipendenza, tra le varie vulnerabilità”.
“Siamo di fronte ad una politica che si rende corresponsabile della persistenza di un costrutto culturale che non combatte una sessualità maschile di tipo predatorio – denunciano -. Lottiamo affinchè venga reintrodotto il consenso libero e attuale, applicando la Convenzione di Istanbul. Le donne vogliono vivere, libere, tutelate, non essere oggetto di pregiudizio, di colpa, di violenza di paura”.
“Lotteremo insieme per ribadire che senza consenso è stupro. Vogliamo il consenso nella legge pe runa scelta libera, attiva, consapevole, attuale” conclude la nota.
gallicano
A Ponte di Campia una manifestazione contro l’emendamento che rimuove il consenso dalla legge sulla violenza sessuale
zona
Garfagnana