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Redazione
ANNO XIVsabato 26 Settembre 2026
san romano in garfagnana

A Vibbiana grande successo per la caccia ai Buffardelli

A partire dalla pagina del diario di Teresa – «Caro diario, oggi abbiamo fatto la caccia ai buffardelli di legno e io ho vinto un premio è stato divertentissimo» – si può dire molto di ciò che è accaduto a Vibbiana. Quelle righe, semplici e luminose, raccontano meglio di qualsiasi analisi il senso del pomeriggio del 7 agosto, che ha visto arrivare bambini e ragazzi dal territorio, da Lucca e perfino alcuni stranieri, tutti accomunati dalla curiosità di scoprire i Buffardelli e gli angoli più nascosti del borgo. 

L’iniziativa dell’Associazione Amici di Vibbiana ha trasformato il paese in un piccolo mondo narrativo, dove le statuette intagliate da Luca Poletti in essenze locali – le stesse descritte nel progetto pedagogico come parte integrante della trasmissione culturale – sono diventate non solo indizi di gioco, ma oggetti identitari, premi capaci di portare a casa un frammento delle tradizioni della Garfagnana. 

La partecipazione è stata ampia e vivace: bambini che correvano tra i vicoli, famiglie che osservavano le targhette, piccoli gruppi che si confrontavano sulle caratteristiche dei Buffardelli, coi soprannomi degli abitanti ottocenteschi, mentre l’associazione preparava una merenda per tutti, trasformando la caccia al tesoro in un momento comunitario autentico. 

Il sostegno dell’Università di Verona ha dato ulteriore valore culturale all’iniziativa, riconoscendone la coerenza con i principi della salvaguardia del patrimonio immateriale, e gli auguri arrivati dal Brasile da Magda Crudelli – la creatrice del celebre personaggio Cocoricò, la cui famiglia è originaria proprio di Vibbiana – hanno aggiunto un tocco internazionale inatteso e affettuoso. 

È interessante osservare come una comunità piccolissima, operando in totale autonomia, sia riuscita a costruire un progetto che unisce antropologia, gioco, artigianato, educazione civica e narrazione territoriale. Un progetto che potrebbe essere replicato altrove, perché dimostra che la vitalità culturale non dipende dalle dimensioni o dai sostegni istituzionali, ma dalla capacità di immaginare, di coinvolgere, di credere che anche un borgo di poche case possa diventare un laboratorio di idee brillanti. Vibbiana, per un pomeriggio, lo è stata davvero.

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