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Redazione
ANNO XIVlunedì 26 Ottobre 2026
lettera

“Affitti insostenibili, diritti sociali violati e nuove forme di invisibilità”


Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Filippo Lifodi in cui si affronta il problema delle politiche abitative e del mercato del lavoro anche sul nostro territorio:

“Il problema degli affitti è diventato una delle principali emergenze sociali anche nei nostri territori. Canoni fuori controllo, caparre sproporzionate e richieste di garanzie sempre più elevate rendono difficile accedere a un’abitazione perfino a chi possiede qualifiche professionali e competenze certificate. A questo si aggiunge la mancanza di lavoro stabile, che amplifica la fragilità di intere fasce di popolazione.

Sono in possesso di una qualifica professionale nel settore della sanità e dell’assistenza sociale, rilasciata da ente pubblico e valida a livello nazionale. Questo inquadramento tecnico permette di osservare un fenomeno spesso ignorato: l’esistenza di persone che rischiano di diventare invisibili nelle politiche abitative e nel mercato del lavoro. E, in questa condizione, rientro anch’io: non per raccontare me stesso, ma perché ciò che accade colpisce direttamente anche chi possiede competenze certificate e conosce da vicino le criticità del sistema.

Un punto centrale è che non può essere il mercato privato a decidere chi ha diritto o meno a un’abitazione. È legittimo che un proprietario gestisca il proprio immobile, ma non è accettabile che si creino vere e proprie costrizioni tra privati, dove chi cerca casa viene escluso con la formula: “non hai garanzie, quindi non affitto”, oppure “affitto solo a chi può pagare caparre sproporzionate”.  

Questa dinamica l’ho vista, l’ho subita e la porto alla luce perché viola diritti sociali fondamentali: il diritto all’abitare, alla dignità, alla possibilità concreta di costruire un progetto di vita.

Il parallelo con altre aree del welfare è evidente. Così come alcune normative — come quella sulla salute mentale — sono rimaste ferme a un’altra epoca, anche il mercato degli affitti continua a funzionare secondo logiche che producono esclusione e disuguaglianze. Da una parte un sistema socio‑assistenziale che non è stato aggiornato; dall’altra un mercato immobiliare che non tiene conto dei bisogni reali delle persone.

Per affrontare questa emergenza servono interventi strutturali:

1. Calmierazione dei canoni, proporzionati ai redditi e al valore reale degli immobili.  

2. Limitazione di caparre e garanzie, oggi spesso sproporzionate.  

3. Contratti trasparenti, che evitino clausole vessatorie.  

4. Politiche attive del lavoro, che rendano possibile vivere e lavorare negli stessi territori.  

5. Una riforma organica delle politiche sociali, che aggiorni normative ormai datate e le renda coerenti con i bisogni attuali.

L’accesso alla casa e al lavoro non può essere un privilegio. Senza un intervento pubblico serio, il rischio è quello di comunità che funzionano solo per chi può permetterselo, mentre una parte crescente della popolazione — spesso invisibile — viene esclusa proprio dai territori che contribuisce a sostenere”.

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