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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
villa collemandina

Astor Piazzolla, il genio del tango con radici garfagnine omaggiato a Palazzo Ducale

Un grande concerto ha reso omaggio ad Astor Piazzolla, il musicista e compositore argentino che ha rivoluzionato il tango, nella suggestiva cornice di Palazzo Ducale a Lucca, nella Sala Tobino. Musica e cultura si sono incontrate nella serata indimenticabile di ieri sera per un viaggio nella vita del grande artista.

L’evento, organizzato nell’ambito del progetto “Musei del Sorriso”, è stato promosso dal Sistema Museale della Provincia di Lucca, in collaborazione con la Fondazione Paolo Cresci, che ricorda la storia dell’emigrazione italiana, la provincia di Lucca e il sostegno della Cassa di Risparmio di Lucca.

Astor Pantaleón Piazzolla è nato a Mar del Plata, l’11 marzo 1921, e deceduto a Buenos Aires, il 4 luglio 1992. Era figlio di emigrati italiani: da parte paterna aveva origini pugliesi, mentre i nonni materni erano partiti da Massa Sassorosso, piccolo borgo nel comune di Villa Collemandina in Garfagnana. Una comunità povera di pastori e contadini che, come molti altri, scelse di partire per l’Argentina per cercare fortuna.

Grazie al progetto “ParcoAppennino nel Mondo” del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, gestito dall’Unione Comuni Garfagnana, questo legame è stato riportato alla luce. A Massa Sassorosso, oggi, si trova la targa di Largo Astor Piazzolla, inaugurata nel 2013 e un percorso espositivo con fotografie donate dalla Fundación Piazzolla di Buenos Aires, che raccontano il fenomeno dell’emigrazione e la vita del compositore.

A dare vita al ricordo di Piazzolla è stata la musica. Sul palco si sono esibiti cinque musicisti del conservatorio: Fabio Vitto, violino, Michele Cosso, contrabbasso, Francesco Silvestri, pianoforte, Giancarlo Palena, bandoneon, Rosella Cascasi, voce.

Il programma ha ripercorso alcune delle composizioni più celebri di Piazzolla, tra cui l’immancabile “Libertango”, inno di emancipazione artistica e manifesto del nuevo tango, il nuovo stile. Tra le canzoni ricordate e suonate ieri sera: Milonga del ángel, Jorge Adiós, Oblivion, Invierno Porteño, Che tango che, Vuelvo al sur, Chiquilín de Bachín, Adiós Nonino, Los Pájaros Perdidos.

A introdurre la serata sono stati Adriano Scarmozzino, direttore del festival e mente del “Museo del Sorriso” e Ave Marchi, presidente della Fondazione Cresci, che hanno ricordato come proprio l’emigrazione, spesso vissuta con nostalgia e sacrificio, sia diventata una opportunità di riscatto. Presente anche l’amministrazione locale, a sottolineare l’importanza di Massa Sassorosso come uno dei paesi garfagnini da cui partì il maggior numero di emigrati.

Piazzolla ha lottato per la sua musica sacrificando la famiglia e molto altro. Quando emigrò in Argentina e scoprì il suo innato talento per la musica dovette scontrarsi con i tradizionalisti, che vedevano nel tango solo una musica da ballare. Piazzolla ebbe il coraggio di trasformarlo, facendone una musica nuova.

Almeno 600 delle sue composizioni sono state registrate sotto la sua direzione e i brani musicali composti da lui sono oltre mille.

Il concerto si è svolto nell’ambito degli eventi dei Musei del Sorriso, progetto culturale che da quattro anni promuove iniziative gratuite per rendere i musei più moderni, inclusivi e accoglienti. Il Museo Paolo Cresci custodisce oggi documenti, diari, lettere e fotografie sulle migrazioni italiane, valorizzando le storie di chi lasciò la propria terra.

Tra queste storie, quella della famiglia Piazzolla rappresenta una storia unica: dall’Appennino alla Puglia, fino all’Argentina, l’emigrazione ha generato uno dei più grandi musicisti del XX secolo, oggi considerato patrimonio dell’umanità.

Piazzolla è dunque argentino, ma anche profondamente italiano e garfagnino. La sua musica è un mix di influenze e ritmi diversi tra nostalgia e innovazione.

Come ha ricordato il violinista Fabio Ditto nei ringraziamenti finali, il concerto non è stato solo un omaggio musicale, ma anche un modo per distinguere Piazzolla come un artista straordinario che affonda le radici nel nostro territorio.

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