back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVdomenica 1 Novembre 2026
corsagna

Bartolo e la pomarola d’agosto: una tradizione che resiste al tempo

Ci sono visite fatte quasi per caso che finiscono per regalarti un pezzo di memoria. È quello che mi è successo oggi andando a trovare il mio carissimo amico Bartolo Papera. Come spesso accade, Bartolo è riuscito ancora una volta a sorprendermi.

L’ho trovato al lavoro, in una calda giornata d’agosto, alle prese con una di quelle occupazioni che un tempo appartenevano alla vita di tante famiglie della Valle del Serchio: la preparazione della pomarola per l’inverno. I pomodori sono quelli del suo terreno, coltivati e raccolti da lui. Prima la cottura nella grande pentola, poi la scolatura e infine il passaggio nella macchina che separa la polpa dalle bucce e dai semi. Un lavoro fatto con calma e attenzione, nel quale ogni gesto ha ancora il suo tempo e la sua importanza.

Guardando Bartolo all’opera mi sono tornate alla mente tante estati di una volta. Agosto non era soltanto il mese delle ferie e delle feste paesane. Per molte famiglie era anche il momento di preparare la dispensa per affrontare l’inverno. Gli orti offrivano pomodori in abbondanza e niente doveva andare sprecato. Arrivava così la giornata della pomarola, spesso un vero e proprio appuntamento familiare. C’era chi raccoglieva e sceglieva i pomodori, chi li lavava, chi seguiva la cottura, chi li passava e chi, alla fine, preparava bottiglie e barattoli da conservare nella dispensa. Era un lavoro lungo e qualche volta faticoso, ma fatto insieme. E proprio per questo diventava anche un’occasione per ritrovarsi e condividere.

Bartolo questa tradizione l’ha conservata. Mentre lo osservavo lavorare mi ha raccontato che a insegnargli quei gesti fu suo padre, Giuseppe Papera, un uomo attento e preciso, abituato a fare bene le cose. Giuseppe morì prematuramente, ma ciò che aveva trasmesso al figlio non è andato perduto. Vedere oggi Bartolo davanti alla grande pentola, mentre controlla i pomodori e segue personalmente ogni fase della lavorazione, significa dunque vedere continuare qualcosa che viene da lontano. Un sapere semplice, imparato in famiglia e custodito nel tempo.

Ma la cosa più bella è che questa piccola storia non si ferma a Bartolo. Accanto a lui, a dare una mano, c’è infatti suo figlio Giuseppe. E allora quel filo che arriva dal passato sembra proseguire naturalmente verso il futuro: dal nonno Giuseppe a Bartolo e da Bartolo al figlio Giuseppe. Tre generazioni idealmente unite dagli stessi gesti, dal lavoro e dal rispetto per ciò che la terra sa offrire. E dietro tutto questo c’è anche Carlotta, la moglie di Bartolo, con il suo sorriso affettuoso e quella soddisfazione che non ha bisogno di tante parole. È fiera del suo Bartolo, del suo modo di essere, della passione con cui continua a coltivare la terra e a mantenere vive le buone abitudini ricevute dalla famiglia.

È forse proprio qui che questa giornata assume un significato ancora più bello: non c’è soltanto la pomarola, c’è una famiglia. Oggi compriamo quasi tutto già pronto e certamente la vita è diventata più comoda. Qualcuno, fortunatamente, continua ancora a preparare la pomarola in casa, ma quella consuetudine estiva che coinvolgeva tante famiglie si è inevitabilmente ridotta. Per questo il lavoro di Bartolo non significa soltanto preparare una buona scorta per l’inverno. Significa custodire e tramandare una tradizione. Dentro quella grande pentola ci sono i pomodori cresciuti nella sua terra; nei gesti di Bartolo c’è l’insegnamento di suo padre; nell’aiuto del figlio Giuseppe c’è la speranza che quella tradizione possa continuare; nel sorriso di Carlotta c’è l’affetto e l’orgoglio di chi conosce il valore di tutto questo.

Alla fine della visita saluto Bartolo contento di aver trascorso con lui una mattinata che, quasi senza accorgermene, mi ha riportato indietro negli anni. Ma me ne vado ancora più contento perché, prima di lasciarmi andare, prende due grossi barattoli di vetro pieni della sua pomarola e me li mette in mano con la semplicità che lo contraddistingue. Poi aggiunge, sorridendo: «Questi sono per la tua signora Emanuela». E allora capisco che anche quel piccolo regalo fa parte della stessa storia. Dentro quei barattoli non c’è soltanto la pomarola preparata con i pomodori del suo orto. Ci sono il lavoro, la memoria di suo padre Giuseppe, l’aiuto del figlio, il sorriso di Carlotta e soprattutto quel modo semplice e sincero di volersi bene che nei nostri paesi non è mai passato di moda.

Torno a casa con due barattoli di pomarola e con qualcosa di ancora più prezioso: il piacere di aver ritrovato, per una mattina d’agosto, il sapore delle cose semplici di una volta.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Tradizione e identità