Difendere l’economia circolare e proteggere un sistema che trasforma gli scarti agricoli e forestali in energia pulita. È questo l’obiettivo della mozione presentata dal consigliere regionale del Partito Democratico, Mario Puppa, in merito alle recenti disposizioni del Governo nazionale contenute nel decreto-legge n. 21 del 20 febbraio 2026.
Al centro della questione c’è l’articolo 5 del provvedimento, che prevede una drastica revisione dei Prezzi minimi garantiti (PMG) per gli impianti a fonti rinnovabili. Secondo il nuovo meccanismo, l’ARERA potrebbe ridurre, fino ad azzerare, il numero di ore di funzionamento incentivato, mettendo a serio rischio la sostenibilità economica delle filiere del biogas e delle biomasse forestali a partire dal prossimo 31 marzo.
«Siamo di fronte a un paradosso normativo che rischia di colpire il settore primario – dichiara Mario Puppa – I Prezzi minimi garantiti non sono semplici sussidi, ma lo strumento che permette a impianti che hanno concluso il periodo di incentivazione con tariffa omnicomprensiva di continuare a operare in base ai costi effettivi di produzione. Smantellare questo sistema significa condannare alla chiusura decine di realtà che oggi garantiscono occupazione e presidio del territorio».
La Toscana, con i suoi 1,1 milioni di ettari di superficie boscata, rappresenta una delle realtà forestali più importanti d’Italia. Per Puppa, la questione non è solo energetica, ma di sicurezza territoriale e ambientale.
«La gestione attiva dei boschi e l’utilizzo dei residui forestali e agricoli – prosegue il consigliere – sono i pilastri di una vera economia circolare. Rimuovere il legname secco e gli scarti delle lavorazioni selvicolturali non serve solo a produrre energia, ma è fondamentale per la prevenzione degli incendi boschivi e per evitare l’ostruzione dei corsi d’acqua. Se rendiamo antieconomica questa filiera, abbandoniamo i nostri boschi e le nostre montagne al degrado».
Con la mozione presentata Puppa propone di impegnare la Giunta toscana ad attivarsi nei confronti del Governo e del Parlamento, attualmente impegnato nella conversione in legge del decreto.
«Chiediamo lo stralcio dell’articolo 5 o una sua profonda revisione. È necessario salvaguardare il riconoscimento dei PMG per biogas e biomasse, magari rimodulando le risorse oggi destinate ai bioliquidi, ma senza penalizzare chi investe sul territorio. Il Governo deve ascoltare le organizzazioni di categoria: la transizione energetica non si fa sulla pelle delle imprese agricole e delle comunità rurali. Non permetteremo – conclude Puppa – che una scelta burocratica calata dall’alto distrugga anni di investimenti in sostenibilità e tutela del paesaggio».