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Redazione
ANNO XIVgiovedì 7 Maggio 2026
calcio

Castelnuovo e la ‘cura’ Di Stefano: dal rischio play-out, alla salvezza anticipata. “Contento del lavoro”

Arrivato a stagione ampiamente in corso, perdipiù in un momento non facile per la squadra (più di tre mesi senza vittorie), sotto la sua guida i gialloblu hanno inanellato una serie di risultati utili consecutivi che, non solo hanno scacciato lo spettro dei “play-out”, ma hanno regalato ai tifosi una – sudata, ma meritata – salvezza sul campo conquistata, addirittura, con due turni di anticipo.

La società ha puntato tutto su di lui nella parte finale del campionato. Nome noto e di prestigio, volto esperto del calcio lucchese, mister Oliviero Di Stefano, il popolare “Lulù”, non ha tradito le aspettative dell’ambiente castelnuovese che lo ha visto crescere e consolidarsi come giocatore, prima, e come tecnico, poi.

Dopo aver vestito la maglia del Castelnuovo nell’anno sportivo ’97-’98 (19 presenze e due reti), ormai al termine della sua (gloriosa) carriera da calciatore, il passaggio alla guida tecnica (altrettanto fortunata) lo ha visto tornare nel capoluogo garfagnino, durante il campionato 2010/2011, subentrando a stagione inoltrata.

Il suo arrivo quest’anno, dopo l’esonero di Luigi “Gigi” Grassi, ha contribuito ad infondere nuovo entusiasmo – negli spogliatoi e fuori -, raddrizzando una stagione, fino a quel momento, quasi da retrocessione diretta: in sei partite, ha collezionato ben tre vittorie, assieme a tre pareggi, subendo solamente una rete.

Mister, cosa l’ha convinta a tornare sulla panchina del Castelnuovo?

“La società (forte), la città (sicuramente di spessore) e, infine, il fatto di avere degli amici qua. È stato semplice accettare”.

Come ha trovato il gruppo al suo arrivo?

“Sono subentrato con la squadra che si trovava in lotta per evitare i play-out e la disponibilità dei giocatori è stata sicuramente un fattore. Ho voluto inculcare una mentalità di sacrificio ed è proprio grazie a quest’unità di intenti che sono cambiate le sorti della stagione”.

Quali tasti ha toccato per risollevare la stagione?

“La prima cosa che ho detto ai ragazzi è stata di ritoccare la fase difensiva che, in quel momento, era tra le peggiori di tutto il campionato. Un lavoro che ha coinvolto non solo portieri e difensori, ma tutto il gruppo. Prima della propositività, serve solidità”.

Quest’anno il girone presentava ospiti di lusso. Ha vinto la favorita secondo lei?

“Ai nastri di partenza le favorite erano la Lucchese ed il Viareggio, ma i rossoneri hanno sicuramente vinto con merito perdendo solamente una partita a promozione acquisita”.

Mister, pensa che la rosa attuale – magari con qualche accorgimento ed un girone meno blasonato – potrebbe puntare ai play-off nella prossima stagione?

“Sinceramente, credo che possa ambire alla vittoria senza passare dagli spareggi promozione. È una piazza importante, con un ottimo campo ed una gloriosa storia alle spalle”.

Lei, da calciatore, ha vestito maglie gloriose – dal Palermo all’Empoli passando per la Lucchese, della quale è diventato una bandiera. Quali sono i suoi ricordi più belli?

“Innanzitutto, fare il calciatore è molto più semplice che fare l’allenatore. A Palermo ci furono quasi 10 mila persone al primo allenamento, mentre a Prato avevamo riportato entusiasmo lottando per vincere il campionato di serie C. A Lucca, invece, abbiamo fatto la storia assieme ai miei compagni. L’ultimo tassello che voglio citare è la vittoria della serie B, ad Empoli, con Luciano Spalletti. Una grande emozione”.

Mister, rimarrà alla guida del Castelnuovo il prossimo anno?

“È una domanda da un milione di dollari. Sono contento del lavoro svolto: ha permesso di salvarci a due giornate dalla fine e di concludere a 41 punti che, all’inizio, sembrava utopia. Qua sto bene, ma la società dovrà fare le opportune valutazioni. L’importante, quest’anno, era salvarsi. E lo abbiamo fatto. Il futuro, si vedrà”.

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