La Settimana Santa è un periodo importante per le comunità cattoliche di tutto il mondo e ogni luogo mantiene intatte le proprie tradizioni, simili, eppure diverse tra loro. Castiglione di Garfagnana non manca di partecipare con “il Crocione”, la tradizionale processione che si svolge il Giovedì Santo.
Ogni anno nella chiesa di San Michele viene celebrata la Messa in cena Domini (cena del Signore), un momento evocativo in cui la messa abituale e la rievocazione storica si mischiano: a prendervi parte infatti sono 12 ragazzi del paese che, indossando abiti d’epoca, interpretano gli apostoli e cenano intorno all’altare mentre il sacerdote officia la messa. Durante la cerimonia si svolge anche la lavanda dei piedi, il prete si fa interprete del gesto di Cristo e regala ai fedeli un momento molto suggestivo e intenso.
Come da copione, uno degli apostoli si è alzato per poi tornare seguito dai soldati romani, annunciati dal forte ritmo dei tamburi. Ed è proprio in quel momento che dalla sagrestia è apparso un misterioso uomo incappucciato, vestito di bianco, con i piedi scalzi avvolti da catene e il capo incoronato di spine: l’interprete di Gesù che è stato immediatamente abbracciato dall’apostolo Giuda e consegnato ai legionari. Fuori dalla chiesa l’uomo, la cui identità rimane sconosciuta, è stato caricato del peso della grande croce lignea e ha percorso le vie del paese, interpretando il calvario che ha preceduto la morte di Cristo. La processione ha proceduto lenta e ordinata, scandita dal fragore dei tamburi, dal fruscio delle catene, dalla luce delle candele e dalle parole del sacerdote, seguita da una folla di credenti e curiosi.
Il borgo di Castiglione si è di nuovo trasformato in un teatro a cielo aperto dando spazio ad una rappresentazione di rilevante significato spirituale e folkloristico attorno alla quale tutti sembrano fermarsi, partecipi dello stesso sentimento di stupore e appartenenza.
Un’evocativa tradizione che risale addirittura al ‘600 quando le processioni erano due: una di giovedì sera e una di venerdì mattina, fino all’inizio del ‘900 in cui ne rimase solo una. Cambiata attraverso i secoli nei dettagli, ma non nella sostanza, la cerimonia prevede sempre l’anonimato dell’interprete di Gesù e la riproduzione della sua sofferenza con il trasporto della pesante croce.
Castiglione, anche quest’anno, ha saputo raccontare perfettamente una storia di devozione, tradizione e mistero profondamente radicata nella comunità, in grado di raccontare la sua identità e le sue radici.
Servizio video di Elisa Togneri
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Castiglione si ferma per il “Crocione”: tra devozione, mistero e tradizione
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