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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
gallicano

Ciao Quinto, il mister che ci ha insegnato a calciare un pallone

La scomparsa di Quinto Cavani, 79 anni, avvenuta l’11 novembre all’ospedale San Luca, ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità di Gallicano. Amato allenatore dell’U.S. Gallicano e storico proprietario della Macelleria Cavani, Quinto è stato per tanti ragazzi molto più di un mister: una guida, un educatore, una presenza capace di trasmettere passione, disciplina e leggerezza.

Durante il corso di giornalismo del campus sportivo dell’istituto comprensivo di Gallicano, curato da La Gazzetta del Serchio, gli alunni che hanno avuto Quinto come allenatore hanno indossato tutti la felpa della loro società sportiva e sono usciti mezz’ora prima per prendere parte al funerale del loro amato istruttore.

Per l’occasione hanno deciso di dedicargli un ricordo speciale: un articolo collettivo, scritto con il cuore e con le parole di chi, grazie a lui, ha imparato ad amare il gioco del calcio.

Ieri si è celebrato il funerale di Quinto Cavani, il nostro primo allenatore all’U.S. Gallicano“. Proprio da qui iniziano le voci degli alunni, una dopo l’altra.

Giorgio ricorda Quinto come “un grande, colui che ci ha fatto capire la bellezza del mondo del calcio”. Un allenatore che ha regalato ai ragazzi la felicità e l’emozione di giocare, ecco cosa lo rendeva un allenatore speciale.

Samuele racconta che con Quinto parava i rigori mentre lui urlava “bomba!”. Dice: “Ci faceva fare la forca, ma a me no perché ero portiere”. Aggiunge che era generoso e che gli regalava sempre la mortadella.

Martino lo vedeva sia in macelleria che agli allenamenti. “Ero pronto trenta minuti prima solo per la passione che mi aveva trasmesso”, racconta con entusiasmo.

Brando ricorda che il suo obiettivo era farli migliorare nel palleggio: “Me lo chiedeva sempre”. Quinto non lo sgridava mai e gli preparava anche allenamenti personalizzati da portiere.

Tommaso racconta quando andava a trovarlo in macelleria con il padre: “Mi diceva cosa avevo fatto in partita e mi dava consigli per migliorare. Non me lo scorderò mai”.

Diego lo definisce “un allenatore importante per tutta l’U.s. Gallicano”. Ricorda il suo carattere competitivo e la sua capacità di correggere gli errori, senza dimenticare che, oltre ad allenare, era anche macellaio: un doppio ruolo che lo ha reso un punto di riferimento del paese.

Matteo dichiara che il suo allenamento preferito era quello “di attaccare un filo alla traversa con la palla che dovevamo colpire di testa”. Un ricordo semplice, ma vivissimo.

Riccardo dice che Quinto è stato l’allenatore con cui ha segnato il suo primo gol: “È stato un momento indimenticabile per me. È grazie a lui se ho imparato a giocare a calcio”.

Leonardo racconta che inizialmente non gli piaceva il modo severo con cui allenava. “Negli spogliatoi ci faceva saltare dicendo di acchiappare le mosche.” Poi aggiunge: “È e sarà sempre il mister più importante che ho avuto”.

Dario, emozionatissimo, lo ricorda come “colui che ha sempre creduto in me, pensava che sarei diventato un fenomeno, il 10 dell’Italia”. Promette che darà il massimo per onorarlo. “Ci faceva fare esercizi bellissimi, come i tiri… e ogni volta urlava “Bomba”!”. Conclude: “Addio mister Quinto, non ti dimenticheremo mai”.

Dalle parole dei ragazzi emerge un ritratto chiaro, più reale di qualsiasi elogio scritto dagli adulti: Quinto Cavani non è stato solo un allenatore o un macellaio storico di Gallicano; è stato un esempio, una guida, un uomo capace di lasciare un’impronta profonda nel cuore dei giovani che ha seguito e spronato.

In ogni ricordo c’è un gesto, un sorriso, un incitamento gridato a bordo campo. C’è la semplicità delle cose vere, quelle che restano per sempre. Oggi la comunità lo saluta, ma l’eredità di Quinto vive in questi ragazzi: nei loro gol, nei loro allenamenti, nella passione che lui ha acceso.

Articolo realizzato in collaborazione con i ragazzi del corso di giornalismo sportivo del Campus Sportivo Gallicano

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