Ci sono destini scritti nella forza inarrestabile del pensiero, talmente potenti da andare oltre l’impossibile. Tutto questo e ancor di più in Talatou Clèmentine Pacmogda ospite, qualche sera fa, in Piazzetta San Giovanni, ospite della rassegna letteraria “Gallicano in copertina”.
La scrittrice e attivista, intervistata dal giornalista Andrea Cosimini, ha presentato per l’occasione una sintesi dei tre libri autobiografici finora pubblicati: “Basnewende”, “Wendyam”, “Nonglem”.
Clèmentine esemplifica così la sua vita di bambina in Burkina Faso: “Mi accorgevo se quella sera avrei mangiato dallo sguardo greve degli adulti, ai quali non potevo rivolgermi perché la fame rende le persone cattive”. Ma la sfida più grande di Clèmentine era imparare e andare a scuola. Proibitivo per questa bambina di una famiglia senza alcun mezzo economico.
A intervenire in questo percorso stoico, Dio: “È stato il mio psicologo, il mio amico e il mio confidente. La fede mi ha salvata, avevo bisogno di una speranza e Dio è stato il mio tutto”. Un destino già segnato, a cui la scrittrice attivista non ha voluto piegarsi. E così, attraverso un percorso fatto di emancipazione, lavoro e speranza, è riuscita a frequentare la scuola e arrivare al diploma.
Lei voleva andare oltre e frequentare l’università. Così, però, sua zia replicò al suo sogno: “Con il tuo titolo di studio sei già troppo intellettuale, andando oltre non troverai mai un marito”. Una priorità culturale che la piccola burkinabé non condivide affatto, tanto da passare oltre e laurearsi con il massimo dei voti.
E poi la svolta italiana: una commissione apposita si riunisce e decide per una borsa di studio alla Normale di Pisa. Con questa modalità fortunata la scrittrice approda in Italia e costruisce, passo dopo passo, la sua carriera come ricercatrice all’Università degli studi di Napoli “Federico II”: Si sposa con Dario, medico diabetologo originario di Barga, e dalla loro unione nasce una figlia bellissima: Eufrasia.
“Miracolo” è la parola più amata nel suo assunto comunicativo: “Io sono nata per vivere ed essere felice, la fede mi ha salvata”. Un’avventura che Clèmentine narra nei suoi libri. Un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso la potenza delle parole che fanno da filo conduttore nella sua narrazione: fame, speranza, beatitudine e riscatto.
Senza retorica, la giovane donna può essere definita “ambasciatrice di inclusione”, quella vera che non parte da presupposti ideologici ma che fa vibrare le corde dell’anima. Ascoltandola possiamo interiorizzare quanto la resilienza possa combattere mostri, barriere sociali e confini geografici.
Foto di Nicola Tognetti
gallicano
Clèmentine, un’ambasciatrice di inclusione: a Gallicano la sua storia in tre libri
zona
Garfagnana




