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Redazione
ANNO XIVgiovedì 10 Settembre 2026
borgo a mozzano

Corpus Domini a Corsagna: quando il paese si vestiva di fiori, canti e fede

Tra le tradizioni più sentite e suggestive della Corsagna di un tempo c’era senza dubbio l’infiorata del Corpus Domini, una manifestazione di fede ma anche di straordinaria partecipazione popolare che coinvolgeva l’intero paese.

La preparazione iniziava diverse settimane prima della festa. Donne, uomini e ragazzi raccoglievano fiori nei campi, e nei giardini, selezionando con cura petali e foglie che sarebbero poi serviti per realizzare i grandi disegni lungo il percorso della processione.

Il cuore dell’organizzazione era rappresentato da Alessandro Lucchesi, falegname di professione ma dotato di una notevole preparazione nel disegno tecnico e ornamentale, acquisita durante gli studi compiuti a Lucca. Era lui il vero ideatore dell’infiorata. Con compasso, corde, gessetti e tanta pazienza progettava e tracciava sulla piazza e sulle strade del paese le figure che sarebbero poi state riempite con segatura colorata e petali di fiori.

Il lavoro entrava nel vivo già dal sabato mattina e proseguiva fino a tarda sera. Bisognava fare in modo che tutto fosse pronto per la domenica mattina, quando, dopo la Messa delle 10.30, prendeva il via la solenne processione del Corpus Domini.

Lungo il percorso il paese si trasformava. Le facciate delle case venivano adornate con lenzuola bianche, simbolo di purezza e di accoglienza verso il Santissimo Sacramento. Alle finestre comparivano tappeti rossi e drappi ricamati, custoditi gelosamente dalle famiglie e utilizzati soltanto nelle grandi occasioni.

Un elemento particolarmente suggestivo era rappresentato dal grande telo che veniva disteso in Piazza XX Settembre in occasione della processione del Corpus Domini. Non si trattava di un semplice addobbo, ma di una vera opera collettiva realizzata dalle donne del paese, che avevano cucito insieme numerose lenzuola di tela fino a formare una grande copertura.

Quando il Santissimo Sacramento giungeva in piazza sotto il baldacchino, questo grande telo assumeva un profondo significato simbolico. Era un gesto di rispetto, di onore e di devozione verso l’Eucaristia, quasi a voler creare una protezione speciale attorno al passaggio del Signore tra il suo popolo. Anche questo lavoro richiedeva tempo, impegno e collaborazione, testimoniando ancora una volta come l’intera comunità partecipasse attivamente alla preparazione della festa.

Quando la processione arrivava in Piazza XX Settembre, lo spettacolo era davvero emozionante. La piazza si trasformava in un grande quadro a cielo aperto. Ostie consacrate, calici, spighe di grano, grappoli d’uva, croci e altri simboli eucaristici prendevano forma grazie al lavoro di decine di volontari.

Quasi dispiaceva vedere quei capolavori calpestati dai fedeli. Eppure era proprio quello il loro significato più profondo: essere un omaggio al passaggio del Santissimo Sacramento.

La processione era aperta dai confratelli della Compagnia di San Rocco, seguiti dai fedeli in preghiera. Al centro sfilava il sacerdote con l’ostensorio contenente il Santissimo Sacramento, protetto da un elegante baldacchino portato a spalla da sei uomini scelti per questo importante servizio.

Il Corteo era accompagnato anche dal Corpo Musicale Giuseppe Verdi di Corsagna, che contribuiva a rendere ancora più solenne la celebrazione. I musicanti eseguivano marce religiose e brani tradizionalmente legati alle festività eucaristiche, creando un’atmosfera di grande raccoglimento e partecipazione.

Accanto alla banda era presente anche il coro parrocchiale, composto prevalentemente dalle donne del paese, che accompagnava la processione con alcuni dei più tradizionali canti eucaristici della liturgia cattolica. Tra questi non mancavano il Pange Lingua, il Tantum Ergo, T’adoriam Ostia Divina e altri inni dedicati al Santissimo Sacramento.

Non era soltanto la piazza a vestirsi a festa. Anche le altre vie del paese, in particolare la Via di Postabbio, venivano ornate con fiori e decorazioni, trasformando l’intero borgo in un luogo di accoglienza e devozione.

Ripensando oggi a quelle giornate, viene spontaneo ricordare non solo l’aspetto religioso della celebrazione, ma soprattutto il forte senso di comunità che la caratterizzava. Nessuno si tirava indietro. Ognuno contribuiva secondo le proprie possibilità: chi raccoglieva i fiori, chi preparava la segatura colorata, chi realizzava i disegni, chi addobbava le case, chi cantava nel coro o suonava nella banda.

Per un giorno intero Corsagna diventava un’opera d’arte collettiva, frutto della fede, dell’impegno e dell’orgoglio di un paese che sapeva unirsi attorno alle proprie tradizioni.

E forse è proprio questo il ricordo più bello che il Corpus Domini ci ha lasciato: la capacità di una comunità di lavorare insieme per creare qualcosa di unico, destinato a durare soltanto poche ore, ma a rimanere per sempre nella memoria di chi lo ha vissuto.

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