Nei giorni scorsi sono tornato più volte sulla situazione della storica Villa del Seminario di Corsagna e sul progressivo degrado di un complesso che rappresenta un pezzo importante della memoria del paese.
Con questo articolo intendo concludere la mia ricostruzione. Ho cercato di andare oltre impressioni e ricordi personali, attraverso ricerche, documenti, fotografie e testimonianze. Ne è uscito inevitabilmente un racconto articolato, perché lunga è la storia di questo immobile e numerosi sono stati, nel corso dei decenni, i tentativi di utilizzarlo e mantenerlo vivo.
Quando un articolo assume anche il carattere della denuncia, ritengo infatti indispensabile partire dai fatti. E i fatti raccontano una storia lunga oltre sessant’anni, fatta di iniziative e progetti che avrebbero potuto offrire alla Villa una destinazione sociale e, probabilmente, un futuro diverso da quello che oggi abbiamo davanti agli occhi.
La scuola materna del 1965
Nel 1965 la parrocchia di Corsagna, guidata dall’allora parroco don Sergio Giorgi, chiese e ottenne la disponibilità della Villa per ospitarvi la scuola materna parrocchiale.
Per un intero anno la struttura, allora ancora integra e circondata dal suo grande spazio verde, accolse circa 22-25 bambini. Un’esperienza che molti Corsagnini possono ancora ricordare.
L’anno successivo, nel 1966, venne meno la disponibilità a proseguire la concessione gratuita. Don Sergio Giorgi dovette quindi trovare un’altra soluzione, ristrutturando e adattando alcuni locali vicini alla canonica per consentire alla scuola materna di continuare la propria attività.
Le ragioni di quella decisione non furono mai pienamente comprese in paese.
Nel 1970 la prima Sagra della torta di patata e del formaggio pecorino
Il comitato appositamente costituitosi organizzò nella Villa la prima Sagra della torta di patata. La struttura venne concessa e la manifestazione poté svolgersi regolarmente. Al termine, tuttavia, agli organizzatori fu comunicato che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta.
Negli anni successivi la Villa non fu più messa a disposizione per l’iniziativa.
Gli anni Ottanta e i soggiorni per le persone con disabilità
All’inizio degli anni Ottanta la Villa fu protagonista di un’esperienza di particolare valore umano e sociale.
La Misericordia di Corsagna vi organizzò soggiorni estivi di circa venti giorni destinati a persone con gravi disabilità, molte delle quali provenienti dalla RSA Don Alberto Gori di Marlia.
Per rendere possibile l’iniziativa si mobilitò il paese: volontari della Misericordia e numerosi paesani prestarono gratuitamente la propria opera per assistere gli ospiti e permettere loro di trascorrere un periodo di vacanza a Corsagna.
L’esperienza proseguì per quattro-cinque anni, fino a quando venne meno la disponibilità della Villa. La Misericordia fu quindi costretta a individuare soluzioni alternative, prima a San Pellegrino in Alpe e successivamente presso il Monastero della Madonna della Stella a Pieve Fosciana.
Anche in questo caso, le ragioni dell’interruzione non furono mai pienamente comprese dalla presidenza e dai volontari.
Il 1988: il testamento del canonico Dinucci e il progetto della Casa Famiglia
Nel 1988, prima di intraprendere il progetto che avrebbe portato alla realizzazione della Casa Famiglia, decidemmo di approfondire la situazione della Villa e le origini del lascito.
Insieme al geometra Andrea Giusti, di Corsagna, effettuammo un’indagine conoscitiva presso la Conservatoria di Lucca, consultando la documentazione relativa al testamento del canonico Dinucci.
Da quella ricerca emerse un elemento particolarmente importante e ancora oggi verificabile attraverso gli atti.
Nella documentazione consultata risultavano infatti delle postille relative alle condizioni e alle finalità del lascito. Da quanto allora verificammo, qualora il Seminario non avesse proseguito con attenzione e scrupolo nel rispetto delle motivazioni per le quali il bene era stato lasciato, il lascito sarebbe dovuto passare alle Suore Zitine di Lucca.
Non si tratta quindi di una voce tramandata in paese, ma di un elemento emerso da una ricerca documentale che può essere nuovamente verificato negli uffici competenti.
Nello stesso periodo la Misericordia propose di ottenere in comodato gratuito l’intero complesso, compreso il parco, impegnandosi a ristrutturarlo per realizzarvi una Casa Famiglia destinata alle persone anziane e fragili.
La proposta non venne accolta.
Fu invece prospettata alla Misericordia la possibilità di acquistare un immobile nel centro storico di Corsagna, proveniente dal lascito di Alma Gonnella.
Con notevoli sacrifici economici la Misericordia decise di acquistarlo. Negli anni successivi furono acquisiti anche altri immobili circostanti e da quella scelta nacque la Casa Famiglia che, attraverso successive trasformazioni, è diventata l’attuale RSA di Corsagna, con 18 posti.
Nel 2003 la gestione del gruppo giovanile
Un altro capitolo si aprì nel 2003, quando il gruppo giovanile della Misericordia e della Protezione Civile di Corsagna prese in gestione la struttura.
Per alcuni mesi la Villa tornò a essere frequentata e utilizzata per cene, feste e momenti di aggregazione, diventando nuovamente un luogo vissuto dai giovani e dalla comunità.
Anche questa esperienza ebbe però breve durata. Dopo alcuni mesi l’attività cessò, poiché da parte della proprietà furono espresse perplessità sull’idoneità della struttura a ospitare quel tipo di iniziative.
Si chiuse così un’altra possibilità di utilizzo della Villa.
Il progetto del 2011: “Dopo di noi” e agricoltura sociale
Nel 2011 la Misericordia di Corsagna, sotto la presidenza di Bartolomeo Dinucci, presentò un nuovo progetto per il recupero della Villa.
La proposta prevedeva di ottenere in comodato gratuito il complesso, il parco e i terreni con i vigneti per realizzare una struttura dedicata al “Dopo di noi”, affiancata da percorsi di agricoltura sociale e inserimento lavorativo.
Non si trattava soltanto di un’idea sulla carta. La Misericordia e il Centro Sportivo San Michele avevano già maturato esperienze in questi ambiti.
Nell’aprile 2011, proprio al Centro Sportivo, venne organizzato un convegno per presentare pubblicamente il progetto. Parteciparono funzionari e dirigenti regionali e rappresentanti della sanità, con l’obiettivo di verificarne concretamente la fattibilità e le possibilità di finanziamento.
Il progetto sembrava aver raggiunto una fase avanzata e si prospettava la possibilità di inserirlo nella programmazione regionale.
Quando parevano esserci le condizioni per partire, dall’amministrazione del Seminario arrivò il no.
Anche quell’opportunità svanì.
Con questa ricostruzione chiudo la mia indagine
Mettere in fila questi fatti consente di osservare la vicenda della Villa da una prospettiva diversa.
Dal 1965 al 2011, in momenti e con finalità differenti, il complesso è stato utilizzato o proposto come scuola materna, luogo per manifestazioni paesane, sede di soggiorni per persone con gravi disabilità, Casa Famiglia per anziani e persone fragili, spazio di aggregazione giovanile e, infine, struttura per il “Dopo di noi”, l’agricoltura sociale e l’inserimento lavorativo.
Dietro queste iniziative c’erano persone, volontari, professionisti e istituzioni. Eppure, una dopo l’altra, quelle possibilità si sono interrotte o non hanno trovato seguito.
Oggi abbiamo davanti agli occhi una Villa che continua a deteriorarsi. Alla luce di questa storia diventa quindi legittimo domandarsi: perché tante possibilità di utilizzo e recupero non sono state accolte? Quali scelte hanno portato la struttura nelle condizioni attuali? E a chi erano affidate, nei diversi periodi, le responsabilità della sua tutela?
Non intendo indicare colpevoli sulla base di supposizioni. Sono gli atti e i documenti a dover aiutare a ricostruire fino in fondo quanto è accaduto.
Con questo articolo considero conclusa la mia indagine sulla storia recente della Villa del Seminario. Ho cercato documenti, ricostruito date, recuperato fotografie e ripercorso vicende che, in diversi passaggi, ho vissuto personalmente attraverso il mio impegno nella Misericordia.
Quanto riportato è documentabile. Se esistono altri atti o testimonianze capaci di integrare, precisare o correggere questa ricostruzione, sono naturalmente disponibile a prenderli in considerazione e a darne conto con la stessa trasparenza.
Spero che questo lavoro possa servire a far riflettere sulle scelte compiute nel corso degli anni e a comprendere, attraverso i documenti, le eventuali responsabilità.
Una struttura di questo valore avrebbe potuto rappresentare una risorsa non soltanto per Corsagna, ma anche per il Seminario di Lucca, la Diocesi e l’intero territorio.
Non ho voluto cercare la polemica. Ho voluto ricostruire una storia.
Con questo articolo chiudo la mia indagine. Adesso sono i fatti a parlare.
E forse conoscere fino in fondo ciò che è accaduto può ancora servire a evitare che un patrimonio così importante per Corsagna venga definitivamente perduto.




